Irregolarità importanti, vie di fuga in caso di emergenza compromesse, solo una scala a chioccola. E troppi ‘richiami’ negli anni che non sono serviti a niente. I locali di Milano iniziano a pagare lo scotto di quanto accaduto a Crans Montana e che ha riguardato da vicino anche la nostra città e l’Italia intera. Dopo il tragico incendio nel locale svizzero, il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il prefetto Claudio Sgaraglia hanno deciso di rafforzare i controlli sui luoghi della movida affinché sia tutto davvero in sicurezza. 

Chiuso un locale in via Lecco

Il primo a cadere in questo ‘domino’ è stato il Coa Milano, un discobar di via Lecco che nei giorni scorsi è stato chiuso dalla polizia locale che sono intervenuti per quello che è stato l’ennesimo intervento, ma decisivo. Già a settembre 2024, infatti, erano scattati i controlli prima dei ghisa a seguito di un esposto e poi dei carabinieri. Nel discobar erano stati trovati un centinaio di giovani a ballare con la via di fuga in caso di emergenza che era una scala a chiocciola. 

Le precedenti verifiche

Dopo le verifiche dell’Annonaria erano giunti i provvedimenti della procura e un’ingiunzione del Comune di Milano, ma al Coa non era cambiato nulla e i ragazzi continuavano a ballare in quel seminterrato dal quale sarebbe stato complesso mettersi in salvo in casi estremi. Nel verbale degli agenti della polizia locale, riporta Ansa, si legge che il titolare avrebbe mostrato “una perdurante indifferenza alle attività repressive”. 

Intanto, proprio ieri sulla pagina del locale che non ha ancora fatto alcun annuncio è apparso un post. Un evento programmato al Coa per venerdì è stato spostato in un’altra location “A causa della maggiore affluenza prevista”.