La politica estera è una brutta bestia. La si può sottovalutare quando si sta all’opposizione, ma se si è al governo ha le sue regole ferree. Ne sa qualcosa la Lega che se fosse coerente con molte posizioni pubbliche dei suoi esponenti dovrebbe votare contro sugli aiuti militari, per quanto verniciati come difensivi, all’Ucraina.
Ma non ci sono, per fortuna, solo le alleanze e i legami internazionali del Paese, ci sono anche i valori di libertà, i diritti umanitari.
E dunque stupisce, e in un certo senso addolora, che una delle poche risoluzioni bipartisan della nostra politica, in difesa della coraggiosa lotta degli iraniani contro un regime sanguinario come quello di Teheran, non abbia avuto il consenso del movimento Cinquestelle.
Lasciamo però da parte le considerazioni sull’amalgama politico che dovrebbe tenere insieme il cosiddetto campo largo, peraltro diviso su tante altre questioni non secondarie.
Ma se Conte fosse ancora a palazzo Chigi – a volte abbiamo la sensazione che sia stata una persona diversa, forse un sosia – siamo convinti che non avrebbe preso la stessa posizione, non avrebbe fatto mancare una condanna, per quanto formale, della repressione degli ayatollah, non avrebbe avuto sospetti sugli Stati Uniti.
Un presidente del Consiglio sente su di sé il peso di ogni scelta, che riguarda l’immagine e la dignità dell’intero Paese, ne valuta le conseguenze. Un leader dell’opposizione è ovviamente più libero, ma ha anche un problema di coerenza con la propria storia personale, al di là di quella assai tormentata del partito che guida.
Ma che cosa è più importante oggi davanti al martirio della popolazione iraniana? Che possano liberarsi dalle catene della dittatura o che non vi siano dubbi sull’antimperialismo del movimento Cinquestelle, del quale quando erano al governo non ci siamo accorti?
15 gennaio 2026, 11:48 – modifica il 15 gennaio 2026 | 12:32
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