Le Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, il nuovo documento ufficiale sulle scelte alimentari promosso dall’amministrazione Trump e dal segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr., hanno innescato un ampio dibattito internazionale. Presentate come risposta al fallimento delle precedenti linee guida nel contrastare l’aumento di obesità, diabete e malattie croniche, le nuove indicazioni puntano a una revisione radicale del modello alimentare tradizionale.

hhs foodLe nuove linee guida con la piramide rovesciata

L’elemento più visibile del nuovo approccio è l’immagine simbolo: una piramide alimentare “rovesciata” che mette in primo piano proteine, latticini interi e grassi, relegando i cereali integrali verso l’alto, nella fascia tradizionalmente riservata agli alimenti da consumare con moderazione. Secondo il documento ufficiale, lo slogan “mangia cibo vero” sintetizza l’obiettivo di privilegiare alimenti integrali e nutrienti, riducendo drasticamente quelli ultraprocessati.

Le critiche: “Messaggi confusi, troppo proteine”

Per l’associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi (AIGO) non si tratta di una vera rivoluzione, ma di un “rimescolamento non sempre chiaro di principi già noti” che rischia di generare confusione. Il dottor Maurizio Vinti, presidente di AIGO Sicilia, sottolinea come il documento spesso dica una cosa e ne comunichi un’altra. Secondo Vinti, la rappresentazione grafica è particolarmente problematica: collocare i cereali integrali all’apice della piramide, dove di norma si trovano gli alimenti da limitare, crea un evidente disallineamento tra testo e immagine.

Inoltre, le quantità proteiche suggerite (1,2-1,6 grammi per chilo di peso) superano quelle raccomandate per una popolazione sedentaria e l’enfasi su latticini interi e grassi animali risulta culturalmente difficile da trasferire in contesti come quello italiano. Più positivo, invece, il messaggio di contrasto a zuccheri, farine raffinate e cibi ultraprocessati. Per AIGO, il documento “non va demonizzato, ma nemmeno celebrato come una rivoluzione”: la salute pubblica richiede messaggi chiari e scientificamente solidi, non slogan.

Cibi ultraprocessati e malattie croniche: la scienza lancia l’allarme su un nuovo rischio

Anche la società italiana di nutrizione umana (SINU) esprime forte preoccupazione per la nuova impostazione in particolare per l’aumento marcato della quota proteica e la rivalutazione dei grassi saturi di origine animale non sono supportati da evidenze sufficienti sugli effetti a lungo termine. La SINU avverte che incrementare l’apporto proteico senza distinguere tra fonti animali e vegetali può avere conseguenze indesiderate sulla salute, soprattutto in popolazioni che già consumano carne quotidianamente. Le evidenze disponibili indicano infatti che proteine vegetali e pesce sono associate a esiti di salute più favorevoli rispetto alle diete ricche di carne rossa.

  Carne rossa (specie lavorata) Proteine vegetali Pesce Grassi prevalenti Saturi Insaturi (Salubri) Omega-3 (Protettivi) Fibre Assente Molto elevata Assente Rischio CVD Aumentato Ridotto Ridotto Rischio Oncologico Correlato (Colon-retto) Protettivo Neutro o Protettivo

Criticata anche la definizione dei grassi animali come “salutari”: l’aumento del colesterolo HDL non compensa l’incremento del carico aterogeno (cioè la capacità di favorire l’aterosclerosi) legato ai grassi saturi, che restano da limitare secondo le principali linee guida internazionali. La SINU segnala inoltre contraddizioni interne al modello: cereali integrali relegati in cima alla piramide nonostante siano raccomandati quotidianamente, legumi poco rappresentati, frutta e verdura presenti solo marginalmente pur essendo cardini della prevenzione. 

Il confronto con la dieta mediterranea

In netto contrasto con il modello statunitense, la dieta mediterranea rappresenta un approccio alimentare consolidato e scientificamente validato. 

Le piramidi alimentariLe piramidi alimentari a confronto

Basata su frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e grassi vegetali salutari come l’olio extravergine di oliva, non si limita alla scelta degli alimenti, ma integra tradizione, biodiversità, convivialità e sostenibilità. 

Secondo la SINU, il rischio è che la piramide americana, se diffusa senza un’adeguata spiegazione, possa orientare la popolazione verso modelli non salutari, creando confusione e indebolendo i messaggi di prevenzione, mentre il modello mediterraneo continua a offrire un riferimento chiaro ed efficace per una dieta equilibrata e sostenibile.

Christopher Gardner: “Va contro decenni di evidenze”Christopher GardnerChristopher Gardner

Tra le voci più critiche spicca quella di Christopher Gardner, nutrizionista della Stanford University ed ex membro del comitato scientifico delle precedenti linee guida americane. Gardner si dice fortemente deluso dalla nuova piramide, che colloca carne rossa e fonti di grassi saturi in posizione di rilievo, in aperto contrasto con decenni di ricerche.

Secondo l’esperto, la mancanza di distinzione tra proteine animali e vegetali e la scarsa attenzione alla qualità dei grassi rappresentano un grave limite, soprattutto in un contesto in cui le abitudini alimentari già favoriscono carne e prodotti ultraprocessati. Il rischio, avverte, è quello di inviare messaggi fuorvianti alla popolazione.

Franco Berrino: “Hanno sbagliato la cosa principale”

Alla discussione si aggiunge la valutazione critica dell’epidemiologo Franco Berrino, già direttore del dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’istituto tumori di Milano.

Franco Berrino

Pur riconoscendo alcuni aspetti positivi – come l’attacco agli alimenti ultraprocessati e il richiamo ai “cibi veri” -, Berrino evidenzia profonde contraddizioni comunicative

La critica principale riguarda l’enfasi sulle proteine: raccomandare 1,2-1,6 grammi per chilo di peso corporeo equivale, secondo Berrino, a quasi raddoppiare il fabbisogno reale. I dati epidemiologici dello studio EPIC mostrano infatti che un elevato consumo proteico è associato a un maggiore aumento di peso. Ulteriori perplessità riguardano il consumo frequente di latticini interi e il messaggio ambiguo sui grassi animali, privo di indicazioni pratiche sulle porzioni.

Berrino critica anche l’approccio al consumo di alcol. Invitare semplicemente a “limitarlo”, senza una posizione netta, rischia di annacquare il messaggio. Le evidenze più recenti e le indicazioni dell’OMS indicano chiaramente che non esiste un livello di consumo privo di rischio, soprattutto in relazione al cancro.

Bryan Johnson e le correzioni “per la longevità”

Nel dibattito interviene anche Bryan Johnson, imprenditore tecnologico e figura di riferimento del movimento della longevità. Secondo Johnson, il nuovo schema rappresenta un miglioramento rispetto alla dieta americana media, perché sposta l’attenzione da zuccheri e amidi ultraprocessati verso proteine e grassi di maggiore qualità.

Tuttavia, propone alcune modifiche per renderlo più efficace:

  • ridurre il ruolo di latte e latticini negli adulti, perché certi componenti del latte possono attivare vie metaboliche associate al rischio di malattie croniche; valorizzare le leguminose come fonte chiave di proteine e fibra; 
  • preferire carni non processate e di alta qualità, piuttosto che porle al vertice della piramide; 
  • collocare i grassi salutari (come olio extravergine di oliva, noci e pesci grassi) tra gli alimenti principali per il loro ruolo protettivo sul metabolismo.

In definitiva il nuovo approccio statunitense rappresenta senza dubbio un tentativo di aggiornare le raccomandazioni nutrizionali in risposta alle sfide legate a obesità, diabete e malattie croniche. Tuttavia, la nuova piramide “rovesciata” e l’enfasi su proteine e grassi animali hanno suscitato critiche da parte di nutrizionisti e società scientifiche, che evidenziano potenziali incoerenze e il rischio di confondere il pubblico.

Dove le malattie uccidono di più: quattro mappe e le possibili spiegazioni 

Pur riconoscendo i meriti del messaggio contro zuccheri raffinati e alimenti ultraprocessati, esperti come Christopher Gardner e Franco Berrino ricordano l’importanza di basare le raccomandazioni su evidenze consolidate e di fornire indicazioni pratiche chiare. In questo contesto, il modello della dieta mediterranea continua a rappresentare un riferimento affidabile e scientificamente supportato per una alimentazione equilibrata, sostenibile e salutare.

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