Ieri sera, alle 21.15, è andata in onda su La7 la puntata di Una giornata particolare, il programma condotto da Aldo Cazzullo, sul disastro del Vajont.  La trasmissione, in cui comparivano anche Mauro Corona e Gino Paoli, ha dichiaratamente tentato di contestualizzare il disastro più grande della storia dell’Italia repubblicana nel contesto dell’epoca: il boom economico, la fiducia incondizionata nel progresso, l’Italia della “dolce vita”.

 

Il programma, piuttosto atteso, ha totalizzato un numero medio di 1 milione e 362mila spettatori (la puntata più vista da quando va in onda il programma), arrivando al 7,7% di share. A dare ancora maggior riscontro dell’interesse suscitato dalla trasmissione, però, è il vivace dibattito nato sui social. In questo caso ponderato e spesso costituito da interessanti argomentazioni.

 

Nel gruppo Facebook Vajont, che conta oltre 31mila iscritti, gli utenti sono soliti scambiarsi notizia di pubblicazioni, documenti d’archivio e iniziative che riguardano il terribile disastro del 9 ottobre 1963. Così è stato anche per la puntata di ieri di Una giornata particolare, in vista della quale alcuni post hanno informato il gruppo che sarebbe andata in onda. Al termine della trasmissione, sulla stessa pagina, si è però acceso un insolito e interessante dibattito attorno alla qualità dell’operazione televisiva. Qualcuno ha voluto addirittura attribuirgli un voto, dando il “La” alla discussione.

 

Voto alla trasmissione di Cazzullo: 4

Nessun argomento tecnico affrontato, poche delucidazioni su avvicendamenti decisionali, nessun riferimento alla logica temporale e alle tragiche giornate precedenti, alle accuse e ai processi, dei suicidi e dei pentimenti.

Si è parlato di Napoli, di Mike Buongiorno, della Fiat, di Kennedy, di Puskas, la Campagnola dei Vigili del Fuoco, … 65% di cose inutili”

 

Qualcuno, tra i commenti condanna i toni offensivi usati dall’utente, altri invece fanno un po’ di sconto nella votazione: “Alzo giusto il voto a 5: ha raccontato la solita storia dei ‘buoni e dei cattivi’ senza alcun approfondimento né sulle dinamiche dei fatti e nemmeno sulle questioni idrogeologiche, divagando invece su altro. Peccato.”

 

Genericamente, alla trasmissione si condanna uno sfortunato tentativo di contestualizzazione storica e una scarsa aderenza ai dati. Qualcuno mostra però ampio apprezzamento per il lavoro di Cazzullo e colleghi. “Alla fine mi sono quasi commosso, magari un po’ dispersiva, ma ho capito il collegamento storico che hanno voluto fare. Apprezzatissimo il fatto di aver intervistato alcuni sopravvissuti e giornalisti… per me è un 9“.

 

Ciascuno di questi commenti parrebbero arrivare per la maggior parte da persone fortemente vicine emotivamente ai fatti del 1963, basti a dimostrarlo la loro presenza e partecipazione nel gruppo social. Una donna, per esempio, dichiara che è stato mostrato in trasmissione un articolo del padre, giornalista del Gazzettino dell’epoca. Gli utenti del gruppo, in generale, paiono ben informati sui fatti dell’ottobre 1963 nonché sui vari tentativi di trasposizione storica e divulgativa.

 

A ritornare di frequente, come termine di paragone, è il celebre monologo di Marco Paolini, Il racconto del Vajont, altrimenti detto Vajont 9 ottobre ’63 – Orazione civile, del 1993. L’opera, si direbbe, è ormai diventata di riferimento per quel che riguarda le ricostruzioni di questo episodio storico.

 

Come Paolini nessuno, voto generoso”.

 

Non pare, tuttavia, che l’intenzione di Cazzullo volesse essere la stessa di Paolini. Il format proposto da Una giornata particolare offre un taglio che predilige l’approccio divulgativo e interessato a restituire l’atmosfera del periodo, piuttosto che le considerazioni di carattere più tecnico. Del resto, non va dimenticato che una trasmissione in chiaro in prima serata si rivolge ad un pubblico ampio, diffuso su tutta la Penisola e non sempre a conoscenza delle questioni trattate.

 

Nonostante l’entità del disastro, al di fuori del Nord-est e tra il pubblico più giovane è tutt’altro che scontata la consapevolezza dei fatti del Vajont (forse è questo il motivo per cui l’ascolto della trasmissione tra i giovani tra 20 e i 24 anni è cresciuto del 92%). L’intenzione di Cazzullo voleva forse essere allora quella di avvicinare la più larga fetta di pubblico possibile al tema, senza l’aspettativa di essere esaustivo, ma volendo offrire uno “spaccato” sul contesto storico in cui un simile evento ha potuto prendere forma.

 

È quello che si legge in altri commenti: “Ma essere contenti che se ne parla? Io mi sono sempre documentata, sono andata a visitare il posto, ma penso che ieri sera, molti che seguono la trasmissione, non sapevano neanche cosa era successo… per cui, ben venga“.

 

Qualcun altro ha apprezzato la trasmissione e la capacità di coinvolgimento emotivo: “Sommando tutto quello che so è che ho visto fino ad oggi sul Vajont, direi che la puntata mi ha arricchito, non sono del nord, ma ho sempre voluto capire cosa successe quella sera e il perché. Stasera anche i miei figli hanno guardato stupefatti da quanto successo. Stasera ho giurato di visitare quei luoghi prima di morire, è stata una tragedia immane”.

 

Forse, in fin dei conti, la puntata avrà deluso qualche aspettativa, magari c’era chi si immaginava un intervento diverso, ma è altrettanto vero che, se nulla ha aggiunto a chi già conosceva la storia, di certo non ha fatto danni. Per il resto, ci piace immaginare che, tra quel milione di spettatori, qualcuno che fino a ieri non sapeva nulla di Erto, del Monte Toc o di Tina Merlin, e ora ne sa un po’ di più.