SIETE DI QUELLI CHE si prendono cura degli altri sopravvissuti, o di quelli che li vedono come nemici da abbattere? Empatici o sadici? Lo chiede Ralph Fiennes, protagonista del survival horror 28 anni dopo Il tempio delle ossa di Nia DaCosta (al fianco dell’attore in questa video intervista).
L’horror apocalittico è adesso nei cinema (con Eagle Pictures), terzo capitolo della saga iniziata con il capolavoro 28 giorni dopo di Danny Boyle (2002, con Cillian Murphy che si svegliava in una Londra desertificata da un misterioso virus), continuata con 28 settimane dopo (2007) e 28 anni dopo (2025), di cui questo 28 anni dopo Il tempio delle ossa è il secondo e finale capitolo. Finale? No…
Deliri d’onnipotenza, fanatismo religioso portato fino alla violenza cieca, citazioni dell‘iconografia cristologica e demoniaca filtrate da momenti di humour nerissimo. Ma anche un sogno di speranza. Non ha paura di eccedere, anzi, osa e provoca Nia DaCosta, cineasta emergente che passa con disinvoltura dai progetti autoriali ai blockbuster. Con 28 anni dopo: Il tempio delle ossa (con un magistrale Ralph Fiennes, Jack O’Connell, Alfie Williams, Erin Kellyman e Chi Lewis-Parry) siamo di nuovo in una Gran Bretagna invasa da un virus della rabbia, che trasforma gli esseri umani in infetti, ovvero feroci zombie cannibali. «Mi è piaciuto molto quanto fossero diverse le due sceneggiature, perché mi ha fatto sentire come se potessi davvero dare il mio contributo al secondo film», spiega la regista
Andate al cinema e poi provate a rispondere a Fiennes: perché sopravvissuti siamo anche noi…