di
Gaia Piccardi
Sinner gioca lunedì 19 o martedì 20 gennaio contro il francese Gaston. Nelle prime partite proverà i colpi sperimentati nell’off season. L’ossessione di Alcaraza per l’unico Slam che gli manca
Hanno invitato il maestro down under e Roger Federer è volato a Melbourne con tutta la famiglia, genitori inclusi: sarà lui a inaugurare l’Australian Open 2026 (altra novità, oltre all’esibizione giocata su un punto che ha laureato campione il dilettante Jordan Smith) e a lanciare un altro slalom parallelo tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, la premiata ditta di predestinati, attesi come due messia in finale.
Ed è proprio Federer, 20 titoli Slam di cui l’ultimo proprio affacciato sul fiume Yarra nel 2018, a farci da cicerone nel tabellone sorteggiato ieri, che vedrà debuttare domenica la parte alta dominata dal n.1 Alcaraz (primo turno contro il giocatore locale Walton); Sinner romperà il ghiaccio con il Major che ha conquistato due volte consecutive lunedì 19 gennaio o martedì 20 gennaio, contro il francese Gaston: ne approfitterà per rodare i colpi affilati nell’off season e ritrovare il feeling con l’agonismo.
Già, perché saranno ancora i due giocatori che dal 2024 si spartiscono i grandi tornei a lasciare l’impronta sull’alba di una stagione in cui il primo che esce dai blocchi può puntare al Grande Slam (presente a Melbourne, a proposito, anche il venerando Rod Laver, nel ‘69 l’ultimo a riuscirci). «Quella tra Jannik e Carlos è la rivalità più bella — ha certificato Federer ieri —, la finale di Parigi è stata folle: il mondo si è fermato per vederla».
Poi è cominciato il gioco delle similitudini: a chi si sente più affine, lo svizzero? «La prima volta che mi sono chiesto cosa si prova ad affrontare Jannik è stato a Wimbledon, nel match con Dimitrov, che mi somiglia. Se penso a Carlos, beh trovo più cose in comune: il momento giusto per fare la smorzata, quando venire a rete, quale colpo giocare… Mi è più facile entrare nella testa di Alcaraz, insomma».
E richiesto di esprimersi su un potenziale terzo incomodo, Federer si è sbilanciato sul brasiliano Joao Fonseca, che potrebbe incrociare Sinner sabato prossimo al terzo turno: «Ciò che lo distingue da tutti gli altri è la potenza, su ogni colpo. E poi ha un’aura, mi piace. Spero per lui che non voglia fare il terzo che insegue ma che aspiri a essere il numero uno e a vincere uno Slam, magari già l’Australian Open».
Chiunque, oltre a Fonseca, per sognare a occhi aperti dovrà scalare la solidità di Jannik, che a Melbourne ha ritrovato coach Cahill («Per esperienza e capacità gestionale, Darren è il papà del team: dopo le Finals ci siamo fatti una bella chiacchierata: siamo d’accordo che rimanga almeno per un altro anno»), e l’estro — a tratti irresistibile — di Carlitos, che dovrà essere capace di accendersi anche in assenza di Juan Carlos Ferrero, silurato in corso d’opera.
Sinner vede un possibile quarto di finale con il mancino Shelton, come a Wimbledon, e una semifinale con l’eterno Djokovic o magari il fresco n.5 del ranking Musetti; Alcaraz ha nel suo spicchio De Minaur (oppure Bublik o Cobolli) e Zverev (in alternativa Auger-Aliassime o Medvedev, segnalato di nuovo in gran spolvero). Gli italiani in tabellone sono dieci: otto uomini grazie alla qualificazione di Francesco Maestrelli e due donne, con la n.7 Paolini attesa al varco dalla due volte regina Sabalenka nei quarti.
Con le insidie del caldo da schivare (prevista impennata delle temperature il primo weekend, ma in Australia in caso di clima torrido si sospendono gli incontri) e di un inizio stagione pieno di incognite per tutti, il tris consecutivo a Melbourne resta impresa per pochi. In 120 anni, ci sono riusciti solo in tre: Jack Crawford (‘31-’33), Roy Emerson (cinquina dal ‘63 al ‘67) e Novak Djokovic (due triplette a distanza di un decennio, per un totale di dieci Australian Open). Ma Sinner non ha mai temuto i confronti.
Quanto ad Alcaraz, se rompesse il tabù australiano centrerebbe a 22 anni il Grande Slam della carriera, cioè il poker di tutti i Major. «Come il golfista Rory McIlroy quando inseguiva il Masters — ha osservato Federer —. Sarebbe una conquista pazzesca. Spero che Carlos ce la faccia: per il tennis sarebbe un momento incredibilmente speciale». Cè un ragazzo di montagna, però, che è sbarcato sull’isola in mezzo all’Oceano con piani un po’ diversi.
16 gennaio 2026 ( modifica il 16 gennaio 2026 | 07:59)
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