di
Simone Canettieri
L’Italia sostiene una risposta «responsabile, basata su deterrenza e cooperazione». Il ministro della Difesa: «Abbiamo chiesto che fosse la Nato a coordinare»
ROMA – In chiaro c’è la battuta rivelatrice del ministro della Difesa Guido Crosetto tra i busti del Senato: «Cosa fanno cento, duecento o trecento soldati di qualunque nazionalità in Groenlandia? Sembra l’inizio di una barzelletta. Non è una gara a chi manda i militari in giro per il mondo, il nostro è un atteggiamento razionale. Abbiamo chiesto che fosse la Nato a coordinare. Bisogna unire e non spaccare».
Dietro le quinte c’è anche la riunione di un’ora e mezza, tra i marmi bianchi della Farnesina, del ministro degli Esteri Antonio Tajani con gli ambasciatori italiani in Danimarca, alla Nato e a Bruxelles. Da ovunque la si guardi la posizione non cambia: Roma non parteciperà all’operazione militare «Arctic Endurance» proposta dalla Danimarca e sposata da alcuni Paesi europei, come risposta alle mire americane di Donald Trump. Il tutto è un cortocircuito stile Kramer contro Kramer , ovvero Nato europea contro Nato americana.
Niente militari, dunque. È la decisione del governo presa, condivisa e ribadita anche con la premier Giorgia Meloni, che si trova in Giappone.
Certo, la mossa di Trump resta per la Farnesina «una minaccia» e c’è la consapevolezza che «gli Usa andranno avanti». Come d’altronde hanno fatto subito sapere, commentando l’invio di truppe europee. Tuttavia per l’Italia c’è solo «la strada politica» da seguire. In un non semplice esercizio di equilibrismo e realismo che tenga tutto insieme: Europa, Nato e America, il principale e ineludibile partner dell’Alleanza atlantica.
Crosetto e Tajani (con la ministra dell’Università Anna Maria Bernini) oggi – venerdì 16 gennaio – a Villa Madama presenteranno il documento strategico sull’impegno italiano nell’Artico. È atteso anche il videomessaggio di Meloni che ribadirà «l’importanza strategica» di questi territori.
Il Corriere ha visionato le 52 pagine del documento e ha letto soprattutto l’integrazione scritta in fretta e in furia negli ultimi giorni, in scia con la cronaca battente. Ecco la premessa: «L’Italia, pur non essendo uno Stato artico, riconosce che la stabilità della regione ha implicazioni dirette per la sicurezza europea e per l’Alleanza atlantica. Per questo motivo, l’Italia intende contribuire alla sicurezza e alla difesa della regione artica nel quadro dei propri impegni multilaterali (Nato e Ue) e in modo coerente con una visione a 360 gradi della sicurezza euro-atlantica».
Nel merito il documento ricalca la posizione che Meloni ha sottoscritto insieme a sei partner europei lo scorso 6 gennaio, poco prima che iniziasse la riunione sull’Ucraina dei Volenterosi a Parigi. Ovvero la «protezione della sovranità» della Groenlandia e quindi della Danimarca. Tuttavia la consapevolezza delle manovre russe e cinesi, che tanto allarmano Trump, c’è.
Ecco perché Roma propone come contributo «expertise su cyber-resilienza e protezione delle infrastrutture critiche; ma soprattutto cooperazione su sistemi satellitari per la sorveglianza marittima, il monitoraggio ambientale e il controllo delle rotte artiche».
E in generale la «condivisione di best practices Nato-Ue contro interferenze ibride». Da una parte dunque si riconosce la sovranità del territorio autonomo del Regno di Danimarca, dall’altra c’è la risposta alla presenza russa e cinese in quei territori. In sostanza, si legge ancora nel dossier, la «strategia delineata mette a sistema obiettivi di sicurezza nel medio-lungo periodo per tutelare l’Artico come bene pubblico internazionale, contribuendo al rafforzamento della deterrenza e difesa nel quadro euro-atlantico». La difesa della Groenlandia insomma passa oggi «soprattutto dalla protezione delle sue risorse strategiche, delle infrastrutture e delle decisioni sovrane da interferenze esterne». Ecco perché «l’Italia sostiene una risposta euro-atlantica ferma ma responsabile, basata su deterrenza, cooperazione e sviluppo sostenibile». Si pattina sui ghiacci artici? In un certo senso sì. Basti pensare all’agenda di Meloni. Da una parte è attesa a giorni, appena sarà convocato a Davos, dal Consiglio di Pace per Gaza voluto da Trump. E dall’altra è pronta a ospitare a Roma, il 23 gennaio, il vertice intergovernativo Italia-Germania con il cancelliere Merz, pronto a inviare soldati in Groenlandia.
16 gennaio 2026 ( modifica il 16 gennaio 2026 | 08:41)
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