di
Marco Sabella

Previste nuove emissioni per 360 miliardi nel 2026: Btp Valore, Più e Italia al centro delle strategie del Tesoro. Tassi e rendimenti stabili, la possibile spinta dello spread

Partenza rombante per le emissioni del debito pubblico italiano nei primi giorni di gennaio del 2026. Nell’asta dell’8 gennaio scorso la domanda complessiva di titoli del debito italiano ha superato i 265 miliardi di euro per l’emissione sindacata del nuovo Btp a 7 anni e della riapertura del Btp Green 30 aprile 2046 a fronte di un’offerta di circa 20 miliardi.  Per quanto riguarda il nuovo Btp a 7 anni l’importo emesso è stato pari a 15 miliardi di euro mentre la  domanda ha toccato i 150 miliardi di euro. Mentre nel caso del Btp Green l’importo emesso è stato pari a 5 miliardi di euro a fronte di una domanda di oltre 115 miliardi di euro. 

Concorrenza globale

Non poteva aprirsi sotto auspici migliori, quindi, un anno che sarà caratterizzato da un boom di nuove emissioni, non tanto in Italia quanto Europa e nel mondo. Infatti i nuovi titoli che dovrà collocare il ministero del Tesoro nel 2026 ammontano a un totale di circa 350-365 miliardi di euro, ma i nuovi bond dovranno essere sottoscritti in un ambiente concorrenziale caratterizzato da una forte crescita delle emissioni di Francia e Germania in Europa e da un considerevole aumento delle emissioni globali, lanciate in primo luogo da tre grandi debitori come Stati Uniti, Cina e Giappone.



















































Sale il debito di Francia e Germania

Ma vediamo innanzitutto quale sarà lo scenario europeo. Secondo le stime di Generali Investments, sul mercato primario, ovvero sul mercato delle nuove emissioni, arriveranno in Europa nuovi bond per un ammontare di circa 1,400 miliardi di euro, almeno 100 miliardi in più rispetto al 2025. Questo valore è determinato da una montagna di titoli in scadenza e che dovranno essere rinnovati pari a circa 900 miliardi (contro gli 831 dell’anno precedente) con nuove emissioni nette per quasi 500 miliardi di euro. A fare la parte del leone in questa corsa al risparmio di privati e investitori istituzionali saranno soprattutto la Francia e la Germania. La prima afflitta da un deterioramento strutturale dei suoi  conti pubblici che ha spinto lo spread tra gli Oat francesi e i Bund a 10 anni a quota  71 punti (contro i 65 circa dello spread Btp -Bund), e la seconda affamata di risorse dopo che ha abolito il vincolo costituzionale a un limite dello 0,35% del deficit pubblico per la necessità di realizzare un corposo piano di investimenti pubblici (circa 1.000 miliardi in totale) sia per infrastrutture che per nuovi armamenti
In sintesi: considerando le emissioni in scadenza che dovranno essere rifinanziate, i nuovi bond – vale a dire il nuovo debito “netto” da raccogliere sul mercato dei titoli di Stato – sarà di 185 miliardi per Parigi e di 140 miliardi per Berlino.

Il disimpegno della Bce

A questi valori si aggiunga il fatto che la Bce non rinnoverà la sottoscrizione di titoli in scadenza per circa 400 miliardi, in base al programma di “quantitative tightening” – restrizione monetaria – dovuto alla fine dell’emergenza Covid. Questo implica che i risparmiatori privati dovranno sottoscrivere un totale di circa 900 miliardi di nuovi titoli a livello paneuropeo.

Debitori globali

Ma non sono soltanto le casse pubbliche europee ad aver fame di nuove risorse. Per parte loro grandi economie superindebitate come Stati Uniti, Giappone e, in parte, anche Cina, emetteranno nel 2026 nuovi titoli per un equivalente di 4.200 miliardi di dollari, 200 in più rispetto al 2025. Questo significa che la lotta per accaparrarsi i fondi dei risparmiatori si farà serrata a livello globale, con un possibile aumento dei rendimenti soprattutto per le scadenze più lunghe, dai 10 anni in su.

Il caso dell’Italia

In questo scenario di corsa all’accaparramento dei risparmi di famiglie e investitori istituzionali, i Paesi che fino a qualche anno erano stati i grandi malati dell’Europa, Italia e Spagna in primis, e che si erano guadagnati insieme a Irlanda, Portogallo e Grecia l’appellativo di «Pigs» (maiali) diventano un porto sicuro. La Spagna con il suo tasso di crescita record del Pil di circa il 3% e l’Italia con la sua politica di controllo delle finanze pubbliche che ha portato a una raffica di giudizi di innalzamento del rating sul rischio Paese contribuiranno in maniera moderata alla crescita globale del debito. Grazie ad un livello dello spread tornato sui livello del 2008, a quota 65 punti, i Btp sono molto ricercati dagli investitori italiani e internazionali non più e non soltanto per il loro rendimento, ma anche per la stabilità che offrono, insieme a ulteriori possibilità di guadagno in conto capitale se lo spread Btp Bund dovesse scendere ulteriormente portandosi verso i 50 punti base, come prevedono alcuni analisti.  Le nuove emissioni di Roma ammonteranno nel 2026 a circa 350 -365 miliardi di euro, ma secondo una stima dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, le emissioni nette (al netto appunto di quelle in scadenza) non supereranno i 100 miliardi di euro.

Le tipologie di Btp: l’attenzione alle famiglie

Obiettivo fondamentale del Tesoro è consolidare la durata media del debito e collocare i titoli di nuova emissione in portafogli stabili e non speculativi, come sono appunto quelli delle famiglie. Da qui l’intenzione fatta trapelare dai tecnici del Mef di  ridurre le emissioni di Btp con scadenze molto lunghe, i cosiddetti Matusalem, con durata fino a 50 anni, considerato l’alto costo del debito (in termine di cedole pagate ai sottoscrittori) per le emissioni durata dai 15 anni in su. Un’area i cui rendimenti (e quindi il costo per il Tesoro) potrebbero crescere ancora a causa della concorrenza delle numerose emissioni  realizzate da altri Paesi europei. Il Tesoro intende dunque concentrarsi sui titoli a scadenza decennale (previsti ameno 3 nuovi Btp a 10 anni nel 2026) e sulla scadenza dei 7 anni, che offre attualmente un rendimento di circa il 3,15% (contro il 3,50% del decennale). Molte emissioni dedicate alle famiglie, come i Btp Valore, i Btp Più, e i Btp Italia hanno durate comprese fra i 5 e gli 8 anni. Ne vedremo di nuovi anche nel corso del 2026, con cedole che, a meno di scossoni internazionali, rimarranno stabili sui livelli attuali o in lieve decrescita se lo spread scenderà ancora un po’.

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16 gennaio 2026