Jonas Vingegaard ha annunciato da pochi giorni la sua partecipazione al prossimo Giro d’Italia. Ma già prima dell’ufficializzazione erano corse voci sull’intesa tra il danese e RCS. Ma come funzionano questi passaggi? Che tipo di dialogo c’è tra campioni (e squadre) e gli organizzatori delle corse? L’abbiamo chiesto ad uno che di campioni e di Grandi Gri se ne intende, Giuseppe Martinelli.


Giuseppe, come prima cosa: cosa ne pensi della partecipazione di Vingegaard al Giro? Te l’aspettavi?
Credo sia una grande occasione per lui, può raggiungere già questa primavera la famosa Tripla Corona, un grandissimo traguardo per un corridore. Mi auguro che la Visma si presenti con una squadra forte per vincere il Giro, perché devi avere molti corridori di qualità, non basta il capitano. Devi tenere la corsa per giorni e giorni, anche perché credo ci sarà una bella concorrenza. A parte la scorsa Vuelta, negli ultimi tre anni Vingegaard è stato abituato a correre su Pogacar, non hanno quasi mai preso la gara in mano. Al Giro invece sarà il faro della corsa e non devono pensare sarà così facile.
Arriviamo al centro della questione. Come funzionano questi accordi tra corridori ed organizzatori?
Io ho avuto parecchi campioni, Pantani, Contador, Nibali e l’accordo che si fa, nella mia esperienza, non è sul rimborso economico. La prima cosa da capire assieme, se vuoi avere un corridore del livello di Vingegaard, è il percorso. Magari con una sola cronometro e in generale un tracciato non troppo difficile, dal momento che poi ci sarà anche il Tour.


Questo significa che il dialogo tra le due parti inizia ben prima dell’inverno…
Le squadre più importanti hanno una visuale già da prima dei ritiri. Il fatto che Vingegaard abbia dato l’annuncio il 13 gennaio è una data diciamo formale. Tra la Visma e il Giro, secondo me, i contatti sono iniziati ben prima. Anche perché partire con il numero 1, dopo la loro vittoria l’anno scorso, è di per sé qualcosa di importante.
Quindi questi accordi non sono anche di natura economica?
Io non sono mai stato manager, ma in tanti anni e con tanti campioni non mi è mai successo. Per me è difficile che paghino davvero un corridore o una squadra. C’è il rimborso spese, che però è uguale per tutti.


Però Lefevere l’anno scorso ha parlato chiaramente di un “premio presenza” per la partecipazione di Evenepoel al Giro del 2023….
Ho sentito anch’io quella faccenda. Non dico che non gli credo, dico che a me non è mai successa una cosa del genere. Non so se siano i tempi ad essere cambiati o cosa. Io non riesco neanche a concepire il fatto che un’organizzazione paghi un corridore per partecipare e non lo troverei nemmeno corretto.
Perché non corretto?
Perché la partecipazione di un grande campione dà lustro all’evento, è vero, ma è vero anche il contrario. Serve eccome alla carriera di corridore, come per esempio gioverà a Vingegaard, nel caso dovesse vincere il Giro, per arrivare alla cosiddetta Tripla Corona. Per me alla Visma non guardano a queste cose, ad accordi per 50 o 100 mila euro che siano, pensano all’aspetto sportivo.


Quindi non ti è mai successa una cosa simile?
No, mai. Quando con Vincenzo (Nibali, ndr) abbiamo deciso di non andare al Giro ma al Tour, l’abbiamo fatto senza pensare al ritorno economico, ma ragionando su cosa fosse meglio per lui e per la squadra. Detto questo mi ricordo anche che quando Armstrong venne al Giro si sentiva dire che l’avessero pagato. Anche qui non mi sento di escluderlo in generale, posso solo dire che a me non è mai successo.
Quindi gli accordi tra campioni e organizzazione riguardano soltanto il percorso o ci sono altri aspetti?
E’ certamente l’aspetto più importante. Come è stato con Pogacar nel 2024, quando il percorso non era troppo duro, soprattutto nella terza settimana. In questo modo ha potuto spendere il giusto e risparmiare delle energie per il Tour. Per questo dico che conviene quasi più a Vingegaard venire al Giro che viceversa, perché dopo due secondi posti al Tour una vittoria di quel tipo sarebbe molto importante.


Anche ai vostri tempi c’era questo dialogo sul tracciato? E quando iniziava?
Se ne parlava già in autunno alla fine della stagione, ci dicevano a grandi linee com’era il percorso, ma niente di più. Anche ai tempi di Pantani, quando il direttore era Castellano, magari gli si chiedeva di non mettere tre cronometro. Ma sono cose che sono sempre successe, perché i campioni, quando ci sono, vanno anche un po’ messi a loro agio.
Dunque un’idea del programma c’è già anche prima dei ritiri invernali, giusto?
Secondo me ora ci pensano prima, anche da un anno all’altro. Forse Vingegaard ha deciso di fare il Giro già la stagione scorsa dopo il Tour. Significa che le squadre non guardano solo il percorso, ma tutto l’insieme, comprese le volontà del corridore. Com’è giusto che sia, specie nel caso di campioni di questo calibro.