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Redazione Economia
A trasferirsi imprenditori, manager, sportivi e grandi investitori stranieri. Super ricchi che hanno beneficiato del regime agevolato per i neo-residenti, introdotto nel 2017 e aggiornato negli anni successivi
Milano calamita per paperoni. Il numero di residenti milionari e miliardari è in decisa crescita tanto che il capoluogo lombardo spicca come “capitale dell’oro” europea. Secondo il World’s Wealthiest Cities Report 2025 di Henley & Partners, Milano ha circa 115 mila milionari residenti e circa 17 miliardari, collocandosi 11ᵃ al mondo e 3ᵃ in Europa per numero assoluto di milionari (calcoli al netto delle proprietà immobiliari, sola liquidità). Una concentrazione che supera metropoli storicamente simbolo della ricchezza come Los Angeles o Parigi: un residente ogni 12 è milionaro, per questo Milano è la prima città al mondo per tasso di milionari. Con circa 10 trasferimenti al giorno nel 2025, perché i 3.600 trasferimenti dello scorso anno in Italia si sono stabiliti per la quasi totalità a Milano. Dal 2014 il numero di milionari è cresciuto del 24% e solo nel 2025 Henley & Partners stima 3.600 nuovi trasferimenti di milionari, in pratica circa 10 al giorno.
Perché si sceglie Milano
Il fenomeno è alimentato da più fattori: qualità della vita, centralità nei servizi finanziari e professionali, mercato immobiliare di fascia alta e un sistema fiscale che, pur non essendo a bassa imposizione per tutti, risulta estremamente competitivo per chi dispone di grandi patrimoni mobiliari e redditi internazionali. Ma chi sono i Paperoni di Milano? Si tratta di imprenditori, manager, sportivi e grandi investitori stranieri. Super ricchi che hanno beneficiato del regime agevolato per i neo-residenti, introdotto nel 2017 e aggiornato negli anni successivi.

Il fattore fisco
Per il 2026 chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dopo almeno 9 anni all’estero può optare per una imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all’estero. La legge di bilancio ha elevato da 200 mila a 300 mila euro l’importo dell’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero da chi si trasferisce in Italia e a 50.000 euro l’importo dell’imposta dovuta da ciascuno dei familiari cui sono stati estesi gli effetti dell’opzione. La novità si applica alle persone fisiche che spostano la residenza fiscale nel territorio dello Stato a partire dal 1° gennaio 2026, data di entrata in vigore della disposizione. Di fatto permane una tassa piatta che sostituisce Irpef, addizionali e imposte patrimoniali sui beni esteri, consentendo una pianificazione fiscale estremamente favorevole per chi ha redditi finanziari, dividendi, trust o partecipazioni fuori dall’Italia. I redditi prodotti in Italia, invece, restano tassati secondo le regole ordinarie.
Il regime agevolato
A questo si aggiunge un altro elemento chiave: i neo-residenti che aderiscono al regime non pagano IVIE e IVAFE, cioè le imposte sugli immobili e sulle attività finanziarie detenute all’estero. È uno dei motivi principali per cui i grandi patrimoni internazionali scelgono Milano come base europea. L’arrivo continuo di milionari ha spinto verso l’alto il mercato immobiliare di pregio. In diverse zone centrali e semicentrali il prezzo medio supera i 6.000 euro al metro quadro, con punte molto più elevate nei quartieri simbolo della nuova élite cittadina. L’immobile, oltre a essere uno status symbol, diventa anche uno strumento di diversificazione patrimoniale in un contesto fiscale percepito come stabile.
Cosa cambia per i super stipendiati
Diverso il discorso per manager e professionisti ad alto reddito. Il vecchio regime degli impatriati è stato profondamente ridimensionato: nel 2026 prevede agevolazioni più brevi e limitate, con requisiti stringenti su reddito, specializzazione e permanenza. Questo ha ridotto l’appeal per i “super stipendiati”, ma non ha intaccato l’interesse dei grandi patrimoni puri, che puntano soprattutto su rendite e capitali. Nel 2026 il modello, nonostante la stretta sulla flat tax, resta intatto: chi porta grandi capitali trova certezze, semplicità e un costo fiscale prevedibile, chi vive di reddito da lavoro, molto meno.
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16 gennaio 2026 ( modifica il 16 gennaio 2026 | 12:12)
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