Il conduttore israeliano, enfant prodige della televisione italiana vincitore della quinta edizione del Grande Fratello, si racconta. Dagli esordi ai progetti per il futuro. «Nel 2018 avrei fatto un figlio con Bianca, credevo fosse la persona giusta».
Jonathan Kashanian, classe 1981, personaggio televisivo israeliano naturalizzato italiano. Il 15 gennaio ha compiuto 45 anni e ha festeggiato con un grande party milanese. Auguri.
«Vivo sempre l’ansia del festeggiare, non mi rilasso, mi agito. Ma se i milanesi rimangono di giovedì sera fino all’1 di notte per tagliare la torta… vuol dire che la festa è riuscita. Con me c’erano gli amici che chiamo famiglia. Posso dire la verità fino in fondo? Ho sempre odiato i compleanni, per me che sono il dittatore di me stesso sono tutti un po’ complicati, mi portano a fare il bilancio».
Facciamo il bilancio dei 45 anni.
«Sono un po’ insidiosi, non puoi non pensare che la prossima cifra tonda saranno i 50. Ma io mi sento sempre un eterno trentenne. Ventenne no perché a quell’età sei meno consapevole: non sono ossessionato, mangio quello che voglio. Non ho la tartaruga».
C’è un traguardo che non ha tagliato?
«Quello della vita privata. Sento il peso di non aver creato la mia famiglia.
Se mi chiede qual è la favola, vorrei innamorarmi di una persona e crescere nostro figlio insieme. Non rivendico la mia libertà di single, ma nel 2018 forse, in un momento di follia, avrei creato una famiglia e fatto dei figli con Bianca Atzei. In quel momento sentivo che era la persona giusta per me».
E cosa è successo?
«Probabilmente non la pensavamo allo stesso modo. Da single oggi è possibile adottare, ma non è semplice: i paletti sono tanti e ho paura di avere poca esperienza per affrontare tutto. Essere genitore è un sogno ma anche un grandissimo gesto di altruismo: su queste cose non puoi scherzare».
Lei è diventato famoso vincendo la quinta edizione del Grande Fratello. Aveva avuto sospetti che ci fossero selezioni truccate?
«All’epoca avevo 22 anni e mi stavo affacciando al mondo della televisione, feci il provino in un centro commerciale a Schio in Veneto, proprio nell’ultimo giorno di selezioni. Feci un’ottima impressione, mi chiamarono subito i capi progetto, entrai in un modo estremamente naturale, pulito. Ho provato sulla mia pelle la trasparenza delle selezioni. Niente di irregolare o di sporco, come si lascia intendere in questi giorni».
Che idea si è fatto della tempesta mediatica che vede coinvolti Alfonso Signorini e Fabrizio Corona?
«Alfonso Signorini non è un amico, è un conoscente, non ho alcun interesse a difenderlo, ma penso che sia un capro espiatorio e che ci sia gente che vuole avere altri ritorni. Non accetto che venga fatto passare per carnefice: oggi Fabrizio Corona è ai primi posti in classifica con la sua serie, mentre Signorini ha un’immagine compromessa. Ma vogliamo veramente credere che non esistano le persone che usano la propria avvenenza per fare carriera? Nei direct message di Instagram arriva ogni tipo di cosa. Fatemi conoscere questi innocenti costretti a entrare contro la loro volontà nelle camere di albergo».
Lei è soddisfatto del percorso della sua carriera?
«Ci sono stati dei treni persi e molte occasioni prese e concluse con successo. La tivù generalista non è più quella di una volta, quando sono arrivato io erano finiti i tempi d’oro ma non era iniziato il grigio di oggi. Non esistono più le prime serate con i budget di una volta, come gli show di Chiambretti in cui io facevo il pianista. Oggi i miei nipoti la televisione non la guardano più: è una cosa da persone adulte. Siamo stati bravi a rinfrescare format come Sanremo, che è diventato un contenitore per i giovani».
Lo condurrebbe?
«Certo che sì. Ma ho già avuto il mio Sanremo, che è il Festival di San Marino: l’ho preso dal nulla e ho premiato un cantante che si chiamava Achille Lauro».
Si è sentito messo da parte in qualche occasione?
«Mi è spiaciuto quando Simona Ventura preferì Filippo Magnini a me come inviato all’Isola dei Famosi. So che quella occasione avrebbe potuto cambiare la mia vita professionale. Ma è andata così e non porto rancori. Ho potuto poi affiancare Caterina Balivo e Bianca Guaccero in programmi di infotainment molto seguiti».
Cosa pensa della grande ascesa di Stefano De Martino?
«Che se la merita: ha un volto giusto per le famiglie, è fresco, brillante, ha studiato. Io che ho sempre detto largo ai giovani sono contento. Avrei voluto che avessero fatto largo anche a me da giovane».
Oggi lei ha anche un profilo impegnato. Spesso prende posizioni su temi sociali e politici.
«Per un ebreo israeliano come me questi sono stati difficili. Sono iraniano di origine, il mio sogno nel cassetto è visitare con i miei genitori l’Iran libero. Oggi questa rivolzuione mi dà una speranza. a casa mia parlano persiano, ascoltano musica persiana, se da israeliano potessi la calpestare la terra di un Paese finalmente libero sarebbe il regalo di compleanno più grande» .
Si tolga un sassolino dalle scarpe.
«Avevo espresso il desiderio di andare alle Iene a fare un monologo su questo. Davide Parenti ne parlò con me personalmente, ma poi non se ne fece nulla. Credo che sono stato l’unico a cui non è stata data la possibilità di potersi esprimere su un tema che avevo così a cuore».
16 gennaio 2026 ( modifica il 16 gennaio 2026 | 17:26)
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