di
Antonella Baccaro
«Garantire la continuità istituzionale». Nuova puntata di Report sulle spese dell’Authority
«Abbiamo fiducia come collegio nell’operato dell’autorità giudiziaria e quindi siamo certi di poter dimostrare la nostra estraneità agli addebiti mossi». È netto il Garante Pasquale Stanzione nell’intervista concessa ieri sera al Tg1. Gli atti assunti vengono definiti «corretti» e «sempre autorizzati». «Il nostro interesse — rimarca — è che emerga la verità». Quanto alle dimissioni, vengono escluse perché «vogliamo garantire la continuità istituzionale e soprattutto la privacy delle persone e i diritti fondamentali dei cittadini».
che dopo le dimissioni dall’Autorità, adesso si ritrova tra i grandi accusatori.Dichiarazioni che vanno lette tra le righe per cogliere la linea difensiva concordata con i legali. Ad esempio, quando il Garante rimarca che si tratta di atti non solo «corretti» ma anche «sempre autorizzati», sta richiamando la responsabilità degli organismi che danno via libera alle spese. Tra questi, quel segretario generale Angelo Fanizza che dopo le dimissioni dall’Autorità, adesso si ritrova tra i grandi accusatori.
E ancora, alla domanda se i legali del collegio intendano approfondire gli atti su cui si fondano le accuse, Stanzione ammette di ritenerlo «necessario perché emerga la verità». Un riferimento forse al modo in cui Report avrebbe ottenuto la documentazione. La tesi sarebbe che sia stata illecitamente acquisita e quindi inutilizzabile.
Quanto alla scelta del collegio di restare, potrà reggere, ma a due condizioni. La prima è che i giudici non attuino il «metodo Toti». L’ex governatore della Liguria, indagato per corruzione, messo ai domiciliari per il rischio di reiterazione del reato o inquinamento delle prove, dovette dimettersi. Anche nel caso del Garante, un provvedimento simile metterebbe i membri spalle al muro.
Seconda condizione: che non emergano nuove accuse. È in arrivo un’altra puntata di Report domani sera. Si dice che si approfondiranno le responsabilità del Secin, il revisore interno che avrebbe dovuto controllare le spese dell’Authority, improvvisamente lievitate. Ma gli occhi sono puntati anche sulla politica. Tra i quattro garanti, solo Guido Scorza deve fronteggiare la richiesta di dimissioni del partito che lo indicò: il M5S. Il presidente, come anche Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni, deve aver notato l’atteggiamento cauto del centrodestra, da cui non sono partire richieste di dimissioni, ma precisazioni circa il fatto che l’attuale collegio fu scelto dal governo Conte II.
Certo, Stanzione dovrà smontare alcune accuse, come quella di aver fatto acquisti presso una nota macelleria romana. Lui si difenderebbe dicendo che non di carne si trattava, ma di pasti acquistati durante la pandemia, quando si doveva restare a casa. Spiegazione buona fino al maggio 2023, la fine dell’ultimo lockdown, ma non per i due anni successivi.
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16 gennaio 2026
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