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Redazione Economia
La scelta in un decreto per recepire i rilievi della magistratura contabile. La nomina del manager già amministratore delegato della società pubblica committente. Critiche dall’opposizione per il rischio di conflitto di interesse
Il Ponte sullo Stretto rientra nel decreto infrastrutture saltato all’ultimo minuto nella seduta del Consiglio dei ministri di lunedì anche per i contrasti tra Lega e Fdi sul Supercommissario. E alla fine il nome che viene partorito è quello di Pietro Ciucci, già amministratore delegato della società Stretto di Messina spa, committente dell’opera. Il decreto rientra in un intervento normativo che recepisce le richieste della Corte dei conti dopo la bocciatura in autunno della delibera per la realizzazione dell’opera.
L’acquisizione di pareri
L’iter per rimettere in pista l’opera deragliata dopo le bocciature della Corte dei conti è dunque iniziato: il Ministero dei Trasporti sta lavorando a una norma di ottemperanza per completare l’iter approvativo in coerenza con le integrazioni richieste dalla Corte dei conti. Il testo disciplina l’acquisizione di alcuni pareri, tra cui quelli di Nars e Art, e regola la riadozione del Piano economico e finanziario, che viene adeguato alle variazioni della legge di bilancio, approvato dal Cipess ed integrato nell’atto aggiuntivo alla convenzione di concessione.
Le interlocuzioni con la Ue
Un primo passo fino alla riadozione degli atti, con la presentazione di una nuova delibera la cui attuazione viene affidata a Ciucci come figura di coordinamento. In contemporanea, fa sapere il ministero, stanno proseguendo le interlocuzioni con la Commissione europea sia sui profili ambientali che sugli appalti. Sul punto era intervenuto proprio lo stesso Ciucci, che aveva parlato di «chiarimenti procedurali per la riattivazione dei procedimenti riguardanti la delibera Cipess e il decreto interministeriale relativo al III atto aggiuntivo alla convenzione, al fine di conformarsi alle motivazioni della Corte dei conti».
La nomina di Salvini
«Il commissario è uno ed è Ciucci. Stretto di Messina è pubblica, una società totalmente pubblica, al 100% pubblica. L’ho nominato io per accelerare e rispondere alle richieste della Corte dei Conti e per fare coordinamento
con tutti gli organi coinvolti», spiega il ministro Matteo Salvini, a margine del sopralluogo tecnico presso il cantiere di risanamento e riqualificazione degli edifici Aler a Milano, rispondendo a una domanda sul possibile conflitto d’interesse.
Il rischio conflitto di interesse
«Quello che è l’amministratore di una società pubblica e diventa anche commissario pubblico per fare il Ponte sullo Stretto di Messina che è un’opera pubblica, pagata interamente dal denaro pubblico e gestita dal pubblico, quindi i privati proprio non c’entrano nulla col ponte con lo Stretto e con niente», spiega Salvini. Ma le opposizioni vanno all’attacco: «Una inaccettabile buffonata». Di fatto, un «commissariamento della democrazia». Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra alzano un muro sulla nomina di Ciucci. Una scelta, tuona Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, «grave e inaccettabile» perché – sottolinea – «concentra poteri, riduce i controlli e alimenta un evidente conflitto di ruoli». Secondo il rossoverde le osservazioni dalla Corte dei conti «derivano proprio dalle forzature tecnico-procedurali compiute dalla Società Stretto di Messina. È quindi singolare, e politicamente inquietante, che l’amministratore delegato della società venga ora indicato come il soggetto chiamato a risolvere il problema: è come mettere l’arbitro in panchina con una delle squadre».
Cinque Stelle e Avs all’attacco
«Questo non è sviluppo: è commissariamento della democrazia», attacca quindi l’esponente di Avs dopo aver ribadito che il governo «usa il Ponte come propaganda, mentre restano sul tavolo nodi decisivi: trasparenza degli atti, costi reali, valutazioni ambientali e sismiche, utilità dell’opera e priorità infrastrutturali vere per Sicilia e Calabria». Un ragionamento condiviso da Agostino Santillo del M5s che, nel criticare la nomina punta il dito sulla scelta di Palazzo Chigi: «Meloni ha capito che sul Ponte Salvini ha combinato un casino, tanto da sfilargli il dossier per tentare di salvare il salvabile. Anche se, in realtà – aggiunge – da salvare non c’è nulla e la premier lo sa».
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16 gennaio 2026 ( modifica il 16 gennaio 2026 | 15:24)
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