di
Andrea Nicastro

L’Unifil ha contato oltre 10mila infrazioni del cessate il fuoco da parte dell’Idf in un anno. L’ipotesi che Israele voglia creare un ambiente inadatto e insicuro per impedire il ritorno degli sfollati nel sud del Paese

DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME – Una bomba israeliana è caduta vicino ai soldati della forza di pace internazionale (Unifil). Succede a meno di tre mesi dall’ultimo episodio di questo genere, in una fase che dovrebbe essere di tregua sul fronte libanese. «Giovedì un drone israeliano ha sganciato una granata a circa 30 metri da una pattuglia di peacekeeper nei pressi di Adeisse», nel sud del Libano, recita un comunicato delle Nazioni Unite.

Nessuno è rimasto ferito, ma «tali attività delle forze armate israeliane sul territorio libanese» oltre a violare gli impegni dello Stato ebraico nei confronti della missione di pace, «mettono a rischio i civili locali e costituiscono una violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza».



















































La tregua fortemente voluta dagli Stati Uniti nel novembre del 2024 prevede la cessazione delle ostilità nei confronti della milizia filo-iraniana di Hezbollah, il ritiro dal Libano occupato e il contemporaneo ripiegamento di Hezbollah più lontano dal confine israeliano di circa 50 chilometri, a nord del fiume Litani. L’offensiva di Israele era durata un anno e aveva fatto circa 3800 morti inclusi civili e il leader del Partito di Dio Hassan Nasrallah. Da allora, però, non sono state risolte molte questioni. Su tutte, il totale disarmo di Hezbollah, il ritiro di Israele dal Libano e la cessazione dei bombardamenti.

L’esercito regolare libanese ha annunciato poche settimane fa di avere il pieno controllo del sud del fiume Litani, ma Israele ha contestato questa affermazione e ha continuato le sue «operazioni di sicurezza». L’Unifil ha contato oltre 10mila infrazioni del cessate il fuoco da parte Idf.

Di fatto, dal giorno della tregua, Israele non ha mai rispettato la sovranità aerea libanese e ha continuato a controllare il territorio con i suoi droni. In particolare, ha sorvegliato costantemente dal cielo il sud del Litani, ma anche la capitale Beirut e altre città libanesi lontane dalla frontiera. In pieno giorno è facile sentire i motori dei droni di sorveglianza mentre i bambini vano a scuola o la gente va a fare la spesa. Individuato un bersaglio (deposito d’armi, miliziano di Hezbollah o chiunque altro a totale discrezione delle forze armate israeliane) interviene un altro drone armato e colpisce.

Giovedì, racconta il comunicato di Unifil, la pattuglia di caschi blu era «stata avvertita dalla popolazione locale di un potenziale pericolo in un’abitazione. Con un sopralluogo è stato scoperto un ordigno esplosivo collegato a un cavo detonante. Le forze di pace hanno istituito un cordone di sicurezza e si sono preparate a controllare un’altra casa. Poco dopo, un drone che sorvolava la zona ha sganciato una granata a circa 30 metri dai peacekeeper».

L’interpretazione di parte libanese è che Tel Aviv voglia creare un ambiente inadatto al ritorno della popolazione a sud del Litani. Vorrebbe che la fascia da cui si è ritirato Hezbollah resti disabitata per costituire una zona di cuscinetto più facile da controllare. Tutto quanto esisteva fino a 3/5 chilometri dalla linea di confine è stato già demolito dai bulldozer israeliani. Fattorie, villaggi, magazzini. Per Israele è una necessità legata alla sicurezza. 

Durante la guerra oltre 100mila israeliani erano sfollati per allontanarsi dal confine e ancora qualche decina di migliaia resta scettica sulla sicurezza di abitare nei pressi del confine con il Libano. Con la necessità di garantire la sicurezza, Israele giustifica l’idea della zona cuscinetto interna al Libano.
Le continue incursioni aeree israeliane nel Paese dei cedri scoraggiano il ritorno a casa degli 800mila libanesi sfollati dal sud durante la guerra. Unifil svolge anche funzioni di sminamento per permettere proprio quel ritorno. Un’attività che è, evidentemente, in netto contrasto con gli obbiettivi israeliani.

In ottobre, un drone con la stella di David aveva sorvolato «in modo aggressivo» una pattuglia Unifil. Questa aveva reagito abbattendolo. In settembre forse per un guasto, un drone si era schiantato nel quartier generale della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) a Naqoura. Durante i lunghi mesi di guerra, invece, decine di caschi blu erano rimasti feriti da ordigni israeliani esplosi vicino o addirittura dentro le loro basi. Famoso il caso di un carro armato che aveva sfondato il portone di una base.

«Ricordiamo all’Idf il suo obbligo di garantire la sicurezza delle forze di pace e di cessare le attività che le mettono in pericolo- scrive ancora Unifil -. Qualsiasi azione che metta a rischio i peacekeeper costituisce una grave violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza e compromette la stabilità che tutti noi stiamo cercando di raggiungere».

16 gennaio 2026 ( modifica il 16 gennaio 2026 | 16:01)