di
Marco Galluzzo, nostro inviato a Tokyo
La premier parla a Tokyo in un punto stampa che ha affrontato questioni di politica estera, ma anche interna
Giorgia Meloni la ritiene al momento solo un’eventualità, da discutere in ambito Nato, ma non esclude – nel contesto di una missione dell’Alleanza atlantica – di una nostra presenza militare in Groenlandia.
«Sul tema ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio, che però sta nell’ambito del dialogo all’interno dell’Alleanza Atlantica. Cioè la Groenlandia va considerato territorio di responsabilità della Nato, la questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all’interno dell’Alleanza, quello è l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza».
Nel corso di un punto stampa all’ambasciata italiana a Tokyo, prima di incontrare imprenditori, banchieri e Ceo delle maggiori aziende del Paese, e prima di partire per Seoul, la presidente del Consiglio affronta il tema più caldo dell’attualità internazionale. Le viene chiesto come mai Trump continui a sparare delle bordate, visto che un trattato con la Danimarca gli consente già oggi di ampliare le basi americane in Groenlandia: «Conosciamo i metodi assertivi del presidente americano. Credo sia un modo per segnalare con maggiore forza una problematica reale. Negli ultimi anni forse c’è stata una sottovalutazione di un’area che oggi è particolarmente importante. Ritengo molto difficile un intervento militare di terra. La questione è politica e politicamente verrà risolta, con un impegno maggiore di tutti. L’Artico è strategico non solo per gli Stati Uniti, ma anche per noi e per l’Europa».
Meloni interviene anche sulla crisi in Iran, e risponde in questo modo alla domanda sul rischio di un intervento americano. «Penso che noi dobbiamo lavorare per una de-escalation ed è quello che l’Italia continua a fare, ne ho parlato tra l’altro anche con il Sultano dell’Oman, che come sapete ha avuto un ruolo con noi molto importante nelle negoziazioni».
Un pensiero va anche ai manifestanti, e alle migliaia di morti causati dal regime di Teheran. «Chiaramente voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano e delle persone che legittimamente manifestano per i propri diritti, per un futuro migliore, non credo – spiega – che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita, e quindi ovviamente condanniamo la repressione, condanniamo le uccisioni da parte del regime iraniano, chiediamo all’Iran di garantire l’incolumità dei cittadini che vogliono manifestare, ma stiamo lavorando per una de-escalation e per cercare di tornare su negoziazioni che possano risolvere soprattutto quello che riguarda il tema del dossier nucleare».
Quindi un passaggio sul senso della visita a Tokyo, e sul confronto avuto con il governo giapponese, un confronto che serve a «intensificare le relazioni perché è per noi una Nazione che nonostante la distanza geografica è molto affine, sia sui valori di riferimento sia anche sulle sfide che affronta. Con una cooperazione ad ampio spettro, anche su alcuni domini che sono la geopolitica del futuro, penso allo spazio, penso all’esplorazione dei fondali marini».
Infine una nota di colore: «Ho usato le bacchette a tavola, il primo ministro Takaichi, mi ha anche fatto i complimenti per come le ho usate, dice che ero brava a farlo», risponde Meloni a chi le chiede in modo scherzoso se ha inaugurato una nuova K-pop diplomacy, con riferimento ai rapporti con Giappone e Corea del Sud. Meloni non è impreparata: «Di k-pop sono esperta, grazie a mia figlia, penso che noi dobbiamo sempre e solo essere noi stessi, portatori della nostra identità, capaci di essere aperti, capaci anche di tirare fuori un po’ un lato se vogliamo umano, creativo, che la nostra nazione da sempre è in grado di rappresentare, e penso che questo alla fine stia facendo la differenza nella nostra capacità di costruire relazioni solide e strategiche» con tanti Stati.
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17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 05:19)
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