di
Giuseppe Sarcina

La Danimarca invita gli Usa all’esercitazione europea in Groenlandia. Missione bipartisan dei parlamentari Usa

Il governo della Danimarca tiene il punto sulla Groenlandia ma, nello stesso tempo, cerca di attenuare le tensioni con Donald Trump. Da Washington, invece, il presidente americano non solo insiste,(«la Groenlandia ci serve per la nostra sicurezza»), ma minaccia di imporre dazi nei confronti dei Paesi che «non accetteranno i piani americani» sulla grande Isola dell’Artico. 

Il problema è che questi «piani» non sono affatto chiari. Un giro di telefonate tra fonti della Nato e dell’Unione europea non risolve i dubbi. Prevale la convinzione che Trump non darà il via libera a un’operazione militare nell’Isola. Nessuno, però, si spinge a prevedere che cosa deciderà, alla fine.



















































I danesi, d’intesa con il premier della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, si muovono su due piani. Da una parte hanno stabilito di inviare un segnale a Washington, annunciando che rafforzeranno la difesa dell’isola e invitando diversi partner europei a partecipare a una spedizione composta da un centinaio di soldati, o poco più. Ieri è atterrato sulla pista di Nuuk, capitale della Groenlandia, un aereo civile con, tra gli altri, 15 francesi e 13 tedeschi, insieme con unità dell’esercito danese. Al progetto contribuiranno anche Regno Unito, Francia, Olanda, Finlandia, Norvegia, Canada, Svezia, Polonia, Belgio e i tre Baltici.

L’esecutivo danese ha iniziato a sondare gli Stati partecipanti a un’esercitazione Nato dello scorso anno in Groenlandia. E ora si prepara a replicare qualcosa del genere, sia pure su scala molto ridotta e senza le insegne della Nato. L’invito a partecipare, va detto, è stato esteso agli americani. In sostanza, è un’iniziativa puramente simbolica, ma che secondo questo gruppo di partner dovrebbe mandare un messaggio chiaro a Trump: la Groenlandia è sotto lo scudo della Nato, vuoi davvero attaccare i tuoi alleati? Vuoi davvero sfasciare il Patto Atlantico? Messa così, poco importa se siano cento o diecimila i militari schierati. 

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Diversi Paesi, tra i quali l’Italia, non sono d’accordo: queste manovre rischiano di essere velleitarie. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri ha sentito il segretario di Stato, Marco Rubio, osserva: «Il problema della sicurezza della Groenlandia ci interessa, ma non si risolve mandando 10 o 15 soldati».

In ogni caso, il governo danese sta moltiplicando anche gli sforzi diplomatici. A Copenaghen considerano un sostanziale fallimento il vertice di mercoledì 14 gennaio, alla Casa Bianca, tra il vicepresidente JD Vance, Rubio e i due ministri degli Esteri di Danimarca, Lars Lokke Rasmussen, e Groenlandia, Vivian Motzfeldt. Certo, qualcuno ha temuto che potesse finire anche peggio: Vance avrebbe potuto riservare ai due ospiti lo stesso trattamento iper aggressivo subito da Volodymyr Zelensky lo scorso anno nello Studio Ovale. 

Ora la Danimarca conta sulla «commissione bilaterale di lavoro», come concordato nel summit con Vance, e sul sostegno del Congresso Usa. Ieri una delegazione parlamentare bipartisan è stata accolta nella capitale danese da Frederiksen e Nielsen. La missione del Congresso era guidata dal senatore democratico Chris Coon, amico storico di Joe Biden e il rappresentante più autorevole dell’opposizione per quanto riguarda la politica estera della Casa Bianca. 

Tra gli altri, c’erano i senatori repubblicani, ma non trumpiani, Thom Tillis, della North Carolina, e Lisa Murkowski, dell’Alaska, l’unico territorio Usa che si affaccia sull’Artico. Coons ha riassunto così il senso della visita: «Siamo tutti d’accordo che dovranno essere gli abitanti della Groenlandia a decidere sul loro futuro. Nella discussione a Washington c’è molta retorica, ma non c’è molta realtà. Non ci sono minacce concrete da parte di Cina e Russia».

I fronti, però, non sono così compatti. Murkowski fa notare che «il 75% degli americani è contrario a un’occupazione dell’isola». Ma alla Camera e al Senato sono numerosi i sostenitori di qualsiasi decisione debba prendere Trump. Sul versante europeo, si rincorrono voci di malumori da parte della Danimarca nei confronti degli alleati più defilati, come l’Italia.

16 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 08:28)