di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Bruxelles prepara una cornice europea sugli affitti brevi: niente bando, ma misure proporzionate nelle zone sotto stress abitativo. Dal 2026 dati condivisi e distinzione tra host
Non sarà una crociata contro Airbnb, né una resa agli albergatori. La parola d’ordine che arriva da Bruxelles è molto più prosaica: proporzionalità. Tradotto: niente divieti generalizzati sugli affitti brevi, ma la possibilità per le città (e per gli Stati) di mettere paletti mirati dove il turismo sta diventando un acceleratore della crisi abitativa.
È questo il segnale politico che fa da cornice all’intervento europeo. L’Europa non vuole spegnere il turismo, ma nemmeno accettare che, in alcune città, la rendita di breve periodo diventi una leva strutturale di esclusione abitativa. La stretta che si profila non sarà un interruttore acceso o spento, ma un regolatore fine, calibrato territorio per territorio. Ed è proprio questa flessibilità, più che l’idea di un divieto, a segnare il cambio di passo di Bruxelles.
La proposta del Piano casa
Il tema entra così ufficialmente nel perimetro della nuova strategia europea sulla casa, che promette di trasformarsi, entro la fine del 2026, in un atto legislativo vero e proprio. Un percorso che la Commissione ha già avviato con il Piano casa europeo e che, nelle intenzioni, dovrebbe offrire agli Stati membri una cornice più chiara per intervenire su uno dei nodi più controversi degli ultimi anni: l’impatto delle locazioni turistiche sulla disponibilità di alloggi per residenti.
Il punto politico è stato messo nero su bianco dal commissario europeo con delega all’Energia e alla casa, Dan Jørgensen, nel corso di un’audizione al Parlamento europeo. «Non possiamo restare fermi mentre i residenti vengono espulsi dal mercato della casa nei luoghi in cui sono nati o vorrebbero vivere», ha spiegato. Da qui l’impegno a presentare una proposta di legge che — sottolineano da Bruxelles — non avrà lo scopo di bandire o vietare gli affitti di breve durata, ma di limitarne gli effetti distorsivi.
Aree sotto stress e strumenti locali
Il fulcro della futura normativa sarà l’individuazione delle cosiddette aree sotto stress abitativo. Non una regola uguale per tutti, dunque, ma un approccio differenziato che consenta di intervenire soprattutto nei quartieri dove la pressione turistica incide in modo più pesante sull’offerta di case. Secondo le stime della Commissione, in alcune zone particolarmente attrattive le locazioni brevi possono arrivare a rappresentare fino a un quinto dello stock abitativo complessivo. Un livello che rende evidente perché l’attenzione si concentri, in prima battuta, sui centri storici delle grandi città europee.
In questo quadro, la futura iniziativa europea punta a rafforzare il ruolo delle amministrazioni locali. Saranno i Comuni, sulla base di criteri condivisi e con maggiori certezze giuridiche, a poter attivare misure per contenere l’impatto negativo degli affitti brevi, preservandone al tempo stesso i benefici economici.
Tra gli strumenti che potrebbero rientrare nel perimetro delle misure locali — senza che vi sia alcuna imposizione automatica da parte dell’Unione — viene citata anche l’ipotesi di un tetto massimo alle notti affittabili nell’arco dell’anno. Si tratta di soluzioni già sperimentate in alcune città europee, che la Commissione richiama come esempi di intervento proporzionato, rimettendone però l’eventuale adozione alle autorità territoriali nelle zone caratterizzate da maggiore pressione abitativa.
Niente obblighi ma richiami a esperienze già in essere
Nel dibattito che accompagna la preparazione della normativa vengono richiamate anche esperienze locali che puntano a modulare l’uso degli immobili nel corso dell’anno, favorendo nei mesi non turistici l’affitto a studenti o residenti. Bruxelles, tuttavia, evita di indicare schemi vincolanti o obblighi di questo tipo: l’obiettivo dichiarato resta quello di offrire un quadro giuridico più solido, che consenta ai Comuni di sperimentare strumenti differenziati nelle aree sotto stress, senza ricorrere a divieti generalizzati.
Un altro tassello centrale riguarderà la distinzione più netta tra host professionali e chi affitta in modo non professionale per integrare il reddito. Una linea che Bruxelles considera necessaria anche per riequilibrare la concorrenza con il settore ricettivo tradizionale e rafforzare le tutele dei consumatori, soprattutto sul fronte della sicurezza e della responsabilità degli operatori.
Alla regolazione degli affitti brevi si affiancheranno poi misure più ampie previste dal Piano casa europeo, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di abitazioni a prezzi accessibili nelle aree più sotto pressione. Oltre ai vincoli sulle locazioni turistiche, le amministrazioni locali potranno contare su strumenti urbanistici dedicati, come procedure semplificate per i permessi di costruire o per le varianti, nella logica di un intervento che agisce sia sulla domanda sia sull’offerta.
A completare il quadro contribuirà anche il regolamento europeo già approvato nel 2024, che entrerà in vigore nel 2026 e che punta a rafforzare la trasparenza del settore. Sono previste regole comuni sull’identificazione degli immobili e sulla condivisione dei dati da parte delle piattaforme online, con l’obiettivo di consentire alle autorità nazionali e locali un monitoraggio più accurato del fenomeno, anche sotto il profilo fiscale.
17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 08:50)
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