Intervista all’ex campione tedesco che fa le carte al primo Slam che scatta stanotte a Melbourne: «Alcaraz ce la può fare: è il più talentuoso di tutti, anche di Sinner. Viene da una stagione strepitosa ma a Melbourne vedo Jannik partire con il vantaggio di aver già vinto due volte: sa come si fa»

Boris Becker, 58 anni, 6 titoli Slam e una figlia milanese (Zoe Vittoria, due mesi) con Lilian, la donna speciale che gli ha salvato la vita (parole sue): ci aiuta a fare le carte dell’Australian Open che comincia nella notte italiana?
«Buongiorno (in italiano, ndr), volentieri».
Sinner e Alcaraz, i predestinati attesi in finale per il quarto Slam di fila, saranno diversi rispetto a come li avevamo lasciati alle Finals?
«Credo di sì, perché quei due si rendono migliori a vicenda. Guardi Sinner: ha perso a New York, ha migliorato il servizio e si è preso le Finals. Ora tocca ad Alcaraz rispondere. Mi ha sorpreso molto l’addio a coach Ferrero, non ci volevo credere. Non mi aspetto effetti collaterali sulla sua mentalità subito, in Australia, ma magari più avanti nella stagione. Prevedo che in primavera si doterà di un super coach da affiancare a Lopez: il mio sogno, come di molti, è che sia Rafa Nadal. Sinner è più stabile: Cahill resta, non ha cambiato niente. La pressione è tutta su Carlos: deve dimostrare di poter vincere senza il suo pigmalione».
Non si rischia la noia, a furia di Sinner-Alcaraz?
«Gli opposti si attraggono, come Federer e Nadal; poi è arrivato Djokovic e nessuno si è annoiato per 15 anni. Ma gli altri cosa hanno in testa? Zverev, Musetti, Medvedev, gli americani: cosa sono disposti a sacrificare per trascendere il loro livello e salire a quello di Jannik e Carlos? Grazie a loro, e alla polarizzazione del tifo, il tennis dopo i Big Three è rimasto appassionante».
Ma lei, Boris, come lo affronterebbe Jannik in una finale Slam?
«Lo sfiderei sull’erba. Ero potente, terrei gli scambi corti, non gli darei ritmo, lo martellerei di back e smorzate, verrei spesso a rete. Così, forse, potrei batterlo. Sul veloce, invece, vince lui».
Anche Sinner divorziò da Piatti. Cosa rischia Alcaraz senza Ferrero?
«Raramente ho visto una tale simbiosi: con Ferrero sembrava un film cominciato quando Carlos aveva 15 anni. Sei slam a 22 anni, pazzesco. Ho sentito di questioni di potere e soldi, non voglio speculare. Di certo mi spiace vedere finire una storia così bella. Ferrero era allo stesso tempo coach e super coach di Alcaraz. L’asticella si alza».
Samuel Lopez ha un profilo troppo basso?
«La moda del super coach è nata quando Edberg ha cominciato a lavorare con Federer. Io lo sono stato di Djokovic. Significa trasferire al giocatore la propria conoscenza del tennis. Non devi aver vinto tanti Slam per essere un buon allenatore: Lopez lo dimostra. Cahill pure: ha allenato molti numeri uno senza aver mai conquistato un Major. La ricetta perfetta non esiste. Esiste il beneficio di avere accanto qualcuno che in quelle situazioni c’è già passato».
Djokovic, ecco: cosa possiamo aspettarci da un fuoriclasse quasi 39enne?
«Sono rimasto sorpreso dal suo livello nel 2025: in fondo, si è arreso solo a Sinner e Alcaraz, non c’è da vergognarsi. Gioca meno, necessita più recupero ma a Melbourne me lo aspetto nella forma migliore. Ha vinto 10 volte: se c’è qualcuno che sa come espugnare l’Australia, è il Djoker. Secondo me ha un asso nella manica e lo tirerà fuori per fare un’altra semifinale con Sinner. L’età è solo un numero. Siamo ancora molto amici: avrà sempre il mio tifo».
Ma chi è il vero favorito?
«Alcaraz ce la può fare: è il più talentuoso di tutti, anche di Sinner. Viene da una stagione strepitosa ma a Melbourne vedo Jannik partire con il vantaggio di aver già vinto due volte: sa come si fa. Però Carlos ha tutte le armi per spodestarlo».
Anche lei, come Alcaraz, non ha vinto uno slam, Parigi. C’era più pressione?
«Molta di più. Ho provato a cambiare coach, stile di gioco, avvicinamento al Roland Garros: niente da fare. Ma Alcaraz sa giocare tutti i colpi, è arrivato in Australia motivatissimo, non ha punti deboli».
Parliamo di dettagli, ma chi ha più margini di miglioramento tra Alcaraz e Sinner?
«Carlos è un artista: nel giorno perfetto, è imbattibile. Con Jannik sai sempre cosa trovi: non ti regala mai il match, è costante, non ha alti e bassi. Alcaraz ha giorni cattivi, in cui ti apre la porta. Jannik lo devi battere, Carlos ogni tanto si lascia battere. Sinner sarà stabilmente solido per tutta la carriera, Carlos deve ancora diventarlo».
Manca un terzo incomodo.
«Io vorrei vedere splendere cinque giocatori, non due né tre. Vorrei una maggiore alternanza al vertice: farebbe bene al tennis. La Germania impazzirebbe per Zverev campione Slam, Musetti è bellissimo da vedere, Bublik è imprevedibile: non mi stupirei di trovarlo molto avanti a Melbourne, se non si batte da solo. I giovanissimi? A me piacciono Fonseca, Tien e Mensik. E spero che Rune torni ad alto livello. Fils è molto forte fisicamente ma fragile. E ho visto Medvedev vincere Brisbane: ha un coach nuovo, potrebbe tornare a essere pericoloso».



















































17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 07:06)