di
Marianna Peluso

La soprano festeggerà gli 80 anni con un pranzo tra amici: «Tra una portata e l’altra scapperà sicuramente qualche acuto. Rimpianti? Non essere diventata madre, ma non ne faccio una tragedia»

«In ottant’anni, l’unico maschio da cui mi sono mai lasciata comandare è Ciuffi, il mio maltesino di 7 anni». Domenica 18 gennaio Katia Ricciarelli taglia il traguardo dell’80esimo compleanno con la stessa tempra con cui affrontava i loggioni più difficili. Per la soprano nata a Rovigo e da tempo residente a Verona, «festa» è sinonimo di un pranzo tra amici, dove «tra una portata e l’altra scapperà sicuramente qualche acuto». Per il primo anno, non arriverà la telefonata di auguri di Pippo Baudo, ma tra i messaggi che le intaseranno il telefono, non nasconde di aspettarne uno in particolare, che arriva da lontano.

Katia Ricciarelli, chi l’accompagnerà a soffiare su queste ottanta candeline?
«Vado da Renato Castioni, mio amico fraterno, titolare del Ristorante Ciccarelli a Verona. Sarà un pranzo in mio onore con gli amici di sempre: ci saranno il sindaco di Bardolino, un assessore, i miei allievi. E viene anche il vescovo emerito di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Sarà un festeggiamento tra gli amici e le persone che fanno parte della mia vita, senza fronzoli. E sicuramente canteremo anche».



















































Il 18 gennaio è anche il suo anniversario di matrimonio con Pippo Baudo. «È logico associare il mio compleanno al matrimonio con Pippo. Sono stati 18 anni di matrimonio, mica pochi… Sposarci quel giorno è stato come farci un regalo a vicenda. Lui è stato un personaggio importantissimo, di quelli di cui si sente la mancanza, perché non c’è nessuno come lui. Ma se mi chiede degli auguri… beh, negli ultimi anni a volte arrivavano e a volte no. Anche se nell’ultimo periodo parlavamo poco, quando è morto ho sentito che mi mancava qualcuno. Resterà sempre una parte fondamentale della mia vita».

C’è qualcuno da cui spera di ricevere gli auguri?
«Sì, mi piacerebbe molto se mi arrivasse un augurio da José Carreras. Vorrebbe dire che quei tredici anni passati insieme non sono stati buttati. Io continuo a parlare di lui spesso, mi diverte e mi fa piacere: nonostante gli alti e bassi e qualche sberla, sento che ci vogliamo ancora bene, un affetto che permane. Ricevere un suo messaggio sarebbe importante: significherebbe che quel tempo insieme non è stato buttato e che l’affetto profondo che sento io è ancora ricambiato».

Che amore è stato, quello con José Carreras?
«Eravamo degli “ambulanti”: cantavamo insieme, giravamo il mondo, non avevamo nemmeno una casa fissa di coppia. Quando mi ha incontrato, lui era sposato da sei mesi, ma evidentemente lui e la moglie non erano fatti l’uno per l’altra. Io avrei voluto che la lasciasse e che sposasse me, perché non volevo più fare l’eterna fidanzata».

Baudo, Carreras, un piccolo flirt con Sordi… i suoi grandi amori sono stati quasi tutti artisti.
«È capitato, del resto, frequentando quel mondo era inevitabile. Io non ho frequentato tante persone di altri ambienti. Se vivi h24 nello spettacolo, è chiaro che trovi l’amore lì in mezzo. Oggi però il mio unico amore è Ciuffi, un maltesino di sette anni. È l’unico maschio da cui mi sono mai lasciata comandare: mi condiziona la vita, decide tutto lui. Ha un carattere pazzesco, un po’ come tutti gli uomini che ho incontrato».

Se non avesse fatto la cantante?
«Impossibile, avrei potuto fare solo la cantante. Perché ho sempre voluto fare la cantante, sentivo che la voce c’era e sono nata per questo lavoro, non c’è niente da fare. Certo, per arrivarci ho fatto di tutto: ho lavorato in una fabbrica di giradischi e ho fatto la commessa alla Upim per potermi pagare gli studi al Conservatorio di Venezia, perché la mia famiglia era poverissima e di soldi non ce n’erano. Ma sono sempre stata convinta che questa fosse la mia strada, sono stata volonterosa e ci sono riuscita».

Ha dei rimpianti?
«Mi sono sposata tardi e non ho avuto figli. Facendo una carriera come la mia, qualcosa bisognava pur sacrificare, ma io non ne faccio tragedie. Ai giovani dico sempre che se non si vuole fino in fondo, non si riesce ad affrontare questa vita, perché è un mestiere di rinunce, anche nel privato».

E in ambito lavorativo?
«Ho fatto di tutto. Recentemente ho rifiutato solo un programma e mi è dispiaciuto: mi aveva cercata Milly Carlucci per Ballando con le stelle, ma ho detto di no. Il motivo è semplice: se decido di fare una cosa, devo poterla fare bene, altrimenti preferisco lasciar perdere. Io ho sempre avuto qualche problema a stare troppo tempo in piedi e il ballo richiede un impegno fisico che non avrei potuto garantire seriamente. Non sono il tipo che va lì tanto per esserci o per fare una brutta figura: se non puoi dare il massimo sulla pista, è meglio restare a casa».

Cosa si regala per questi ottant’anni?
«Vorrei solo continuare così, con la mia Accademia internazionale di canto lirico a Bardolino. Voglio insegnare ai giovani quello che ho capito io, perché abbiamo bisogno di nuove generazioni nel mio lavoro. Insegno loro tutto quello che so, ma sono anche molto onesta: se vedo che non c’è la “materia prima”, dico la verità. È inutile far spendere soldi ai genitori se non ci sono le qualità».


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17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 10:37)