Gianluca Galassi è alla prima uscita “pubblica” dopo l’annuncio dell’operazione per un tumore. Per farlo il centrale della Gas Sales Bluenergy ha scelto un momento di festa, l’arrivo della Fiamma Olimpica in piazza Cavalli a Piacenza, salendo sul palco per ricevere gli applausi dei tanti piacentini presenti.
Partiamo dalle tue condizioni: come stai?
«Bene, anche se non ancora benissimo. Sicuramente meglio della scorsa settimana, è un percorso lungo e bisogna avere pazienza».
Dopo l’intervento quali sono le tappe preannunciate dai dottori?
«Esami, analisi e adesso un colloquio con gli specialisti per capire come proseguiremo questo percorso e cosa bisognerà fare».
Nelle scorse settimane hai detto: sono riuscito a giocare quasi dimenticandomi di quello che stavo vivendo.
«Adesso non ce la farei, con la cicatrice e i punti. Prima era più una questione mentale, la pallavolo mi ha aiutato a non pensarci, ho fortemente voluto restare con la squadra fino a quando ne ho avuto la possibilità. Anche adesso ogni tanto vado a trovare i miei compagni al palazzetto, è ovvio che lo sport mi manchi».
Tutto il mondo del volley ti è stato vicino, in queste situazioni non esistono compagni e avversari.
«Assolutamente, ci sono solamente tanti amici. Ho sentito un affetto meraviglioso e bellissimo, non solo dalla pallavolo; quando è uscito il video in cui annunciavo il problema sono stati due giorni impegnativi. Ma ho risposto a tutti e ho sentito tantissime persone, purtroppo anche chi è stato o è attualmente nella mia situazione. A tutti loro mando il mio più grande augurio di una pronta guarigione. Le storie di chi è guarito ed è tornato a fare quello che ama mi danno forza anche adesso per pensare di tornare in campo il prima possibile».
Hai ricevuto tantissimi complimenti per il messaggio che hai avuto il coraggio di pubblicare, invitando le persone a fare controlli medici per scoprire eventuali problemi nelle fasi iniziali quando sono più facili da curare.
«Ci tenevo tanto. Ne ho parlato subito con la società perché volevo che la gente lo sentisse da me e non attraverso un comunicato. E’ stata, è, e sarà una cosa delicata e credo fosse il modo migliore di renderlo noto. Abbiamo colto la palla al balzo perché con la gravidanza di mia moglie mi sono reso conto di quanto le donne facciano molti più controlli rispetto a noi uomini. Sensibilizzare su questo tumore che colpisce ragazzi in momenti in cui ci sentiamo invincibili, principalmente fra i 20 e i 40 anni, credo sia importante. Prevenzione e screening sono fondamentali, così come ascoltare il proprio corpo senza nasconderci».