“Forse il peggio è passato”. Enrico Valletta, primario della Pediatria dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì aggiorna sull’andamento dell’influenza che non ha risparmiato bambini ed adolescenti. “Dopo alcune settimane di diffusione epidemica piuttosto intensa prima delle feste di Natale, durante le vacanze si è avvertito una progressiva diminuzione nella numerosità dei contagi, almeno dal punto di vista degli accessi al Pronto soccorso e della necessità di ricoveri”, premette Valletta. 

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Qual è la situazione attuale?
“Le prime due settimane di gennaio sono state ancora abbastanza tranquille con una tendenza, comunque ad una ripresa della circolazione nella fascia d’età 0-4 anni con circa 60 casi ogni 1000 bambini. Da questo punto di vista la provincia di Forlì-Cesena sembra godere ancora, per il momento, di un certo benefico influsso natalizio”.

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Tuttavia…
“Ttemo che la ripresa della vita in comunità in qualche misura si farà sentire. Anche i sistemi di sorveglianza devono tornare a funzionare a pieno ritmo dopo le festività e potranno darci, a breve, un quadro più preciso della situazione. Certamente, non possiamo ancora chiamarci fuori del tutto, ma se l’andamento sarà analogo agli anni 2022-2024, forse il peggio è passato”.

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Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la situazione è migliore, simile o più impegnativa?
“E’ un po’ diversa. La stagione influenzale è stata quest’anno piuttosto anticipata rispetto all’inverno 2024-2025. Per alcuni versi più simile alle stagioni 2022-2023 e 2023-2024. Per cui sì, possiamo dire che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso la situazione è stata più impegnativa. Almeno fino a prima di Natale”.

Avete registrato un aumento degli accessi in Pronto soccorso?
“Non ho numeri precisi, ma proprio perché è stata una stagione piuttosto anticipata, gli accessi in Pronto soccorso per sindromi influenzali e respiratorie più in generale sono stati senz’altro più numerosi. I bambini che arrivavano in ospedale con febbre e infezione delle vie aeree erano quasi invariabilmente positivi per il virus dell’influenza”. 

Ci sono stati casi che hanno richiesto il ricovero? Con quali complicanze più frequenti?
“Sì, ne abbiamo avuti diversi, prevalentemente per complicanze respiratorie, bronchioliti e broncopolmoniti, meno frequentemente con manifestazioni intestinali. Alcuni neonati o bambini molto piccoli sono stati trattenuti per la febbre che disturbava l’alimentazione e l’idratazione. In un solo caso abbiamo dovuto ricorrere alla terapia intensiva”.

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Le polmoniti virali sono presenti anche in età pediatrica?
“Sono senz’altro molto presenti e non sempre è facile distinguerle da quelle batteriche. Talora le polmoniti batteriche si sovrappongono alle infezioni virali. Ogni caso richiede una valutazione a sé e l’eventuale uso degli antibiotici – risorsa preziosa da non sprecare – deve essere ben ponderato”.

Quali sono le fasce d’età maggiormente interessate?
“La diffusione è stata particolarmente elevata nei bambini di età inferiore a 5 anni. Sono quelli che meno frequentemente ricevono il vaccino antinfluenzale e che hanno un sistema immunitario meno “allenato” dalle precedenti stagioni influenzali. In questa fascia d’età, l’influenza gira pressoché indisturbata. In misura piuttosto elevata, il virus è circolato anche nella popolazione in età scolastica tra 5 e 14 anni, per motivi facilmente intuibili”.

I bambini con fragilità o patologie pregresse risultano più a rischio di forme severe?
“Non c’è dubbio e per loro la vaccinazione è altamente raccomandata, anzi, direi doverosa. Su di loro l’attenzione, già dall’autunno, è massima: genitori, pediatri e servizi vaccinali sanno quanto sia importante che quessti bambini e ragazzi siano protetti e che evitino, per quanto possibile, di ammalarsi. Per loro, l’influenza può rappresentare un problema non da poco”.

Che tipo di influenza state osservando dal punto di vista clinico?
“Come dicevo, febbre anzitutto anche per diversi giorni, poi sintomi prevalentemente respiratori, raffreddore, tosse, ma anche vomito e inappetenza che nei più piccoli può risultare particolarmente impegnativa per la difficoltà ad idratarsi. In questi casi, bere è quasi più importante che mangiare”.

Ci sono sintomi che preoccupano di più i genitori, ma che rientrano nella normalità della malattia?
“La febbre alta, superiore ai 39°C, senz’altro e poi la poca voglia di mangiare e bere, la tendenza ad essere meno attivi, più spossati. Fino ad un certo punto sono manifestazioni dell’influenza che possiamo attenderci e che non devono preoccuparci, ma se sono prolungate e soprattutto nei piccoli al di sotto dei 6-12 mesi, possono meritare attenzione e una valutazione pediatrica”.

La vaccinazione antinfluenzale nei bambini ha avuto un ruolo nel ridurre le forme più gravi?
“Certamente, chi è stato vaccinato ha corso meno rischi. Per il resto, bisogna dire che i bambini sono storicamente la fascia di popolazione meno vaccinata per l’influenza. Siamo probabilmente attorno al 10%, un bambino su 10. Diciamo così: se più bambini fossero vaccinati per l’influenza all’inizio della stagione, con tutta probabilità qualche complicanza in meno la vedremmo”.

Quando è opportuno rivolgersi al pediatra e quando invece è necessario il ricovero?
“Il parere del proprio pediatra è sempre utile per decidere cosa è meglio fare. Come ho già detto, nei più piccoli, la febbre prolungata, la scarsa risposta ai comuni antipiretici, la difficoltà di respiro, la scarsa voglia di bere e mangiare, il vomito sono segnali importanti. Nei più grandicelli, l’influenza decorre generalmente in maniera fastidiosa ma benigna. In Pronto soccorso, la decisione sul ricovero è, naturalmente, individuale e deve tenere conto delle condizioni generali del bambino, delle possibili complicanze, ma anche di considerazioni di opportunità e di prudenza”.

Cosa vi aspettate nelle prossime settimane?
“Forse il peggio è passato, ma certamente avremo ancora a che fare con l’influenza per qualche settimana, magari in forma meno virulenta. Teniamo d’occhio i bollettini regionali e aziendali (https://www.auslromagna.it/argomenti/influenza-stagionale/andamento-stagionale-dei-virus-respiratori-ausl-romagna), perchè sono i migliori strumenti che abbiamo per fare una ragionevole previsione sul futuro”.