di Fabrizio Roncone

Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, «carta coperta» di chi non vorrebbe Schlein per l’eventuale dopo-Meloni, dimentica tattica, diplomazia, buon senso e libera gli istinti troppo presto. Danneggiandosi

Il professore (non inteso come Romano Prodi, of course) è ormai dentro una certa ansia, un’impazienza evidente e sgradevole, ma forse più dannosa che sgradevole, comunque politicamente cattiva come la pece nera e scatenata – sembra di intuire – dalla più tradizionale ambizione e da una comprensibile presunzione (visto e considerato il livello medio delle leadership che ballano nel centrosinistra). Così, proprio non si domina, non si trattiene. 

Il professore sogna di andare a Palazzo Chigi, s’immagina il candidato premier della coalizione, l’avversario benedetto per battere Giorgia Meloni e, forse mal consigliato, lui che pure è tutto accorto e perfettino, all’apparenza di stampo anglosassone, sta clamorosamente liberando gli istinti e quindi s’agita evitando ogni ragionevole precauzione: si scopre e s’offre, partecipa a cene carbonare e spedisce piccanti whatsapp, insomma parla e straparla, rilascia anche interviste perfide in cui manda frecciate (soprattutto a Elly Schlein), affoga ogni prudenza, ogni diplomazia, finendo per svelare il piano che molti capi dem, più un cospicuo numero di moderati sinistroidi, immaginavano – e probabilmente ancora immaginano – per lui: perché è appunto lui, il sindaco di Napoli, il professor Gaetano Manfredi, la loro «carta coperta».



















































Primarie o non primarie, il giorno che Elly e Giuseppe Conte si ritrovassero seduti per cercare un accordo senza raggiungerlo (possibile e probabile), nei progetti potrebbe essere proprio il docente napoletano, l’uomo capace di mettere d’accordo tutto lo scombiccherato campo largo. Con i suoi 62 anni e un passato da ex rettore dell’università Federico II e da ex ministro della Ricerca (toh: il premier era Conte), con il ruolo di presidente dell’Anci e la fama da gran stratega capace di far eleggere un personaggino come Roberto Fico alla guida della Campania, invece di agitarsi e sparare qualche inutile tric trac, Manfredi dovrebbe procedere muro muro, tomo tomo, in attesa del suo momento.

Certo: viviamo un’epoca in cui la politica sollecita accelerazioni e baruffe, mischie, rabbia e virilismo dominante. Proprio per questo, Manfredi dovrebbe invece affidarsi all’unica mossa spiazzante: e muovere – silenzioso – in direzione opposta. Non sarebbe solo buon senso. Ma una roba – ormai dimenticata – chiamata tattica.

17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 13:21)