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Paolo Tomaselli, inviato a Udine

I nerazzurri trovano tre punti preziosissimi in trasferta grazie alla rete dell’argentino nel primo tempo

Pio-Lautaro o Lautaro-Pio. Il risultato non cambia: 1-0 per l’Inter, come a Bergamo o mercoledì scorso con il Lecce, stavolta con l’argentino in gol (per l’undicesima volta in campionato) su sponda del giovane azzurro. La banda di Chivu non rallenta il ritmo in testa alla classifica e si toglie lo sfizio di battere l’Udinese, l’unica squadra dal quinto posto in giù che le aveva tolto punti preziosi all’andata, vincendo a San Siro. I nerazzurri, sul campo dove un mese fa era caduto il Napoli, segnano alla mezzora del primo tempo e poi non chiudono la partita, come spesso capita. Ma grossi rischi non ne corrono, nemmeno nell’assalto finale dei friulani: la mossa adesso tocca agli inseguitori.

Le scelte di Chivu fanno intendere che la partita con l’Arsenal è importante, ma quella con l’Udinese non lo è meno. Riposano Bastoni e Thuram, ma per il resto gioca la formazione migliore possibile, dentro a un ciclo, iniziato col Napoli, di 4 gare in 9 giorni, con la sfida di Champions martedì sera come gran finale. L’Udinese, priva di Zaniolo, ha studiato la resistenza del Lecce a San Siro, basata su un 5-4-1 senza palla molto compatto, ma con due differenze fondamentali: la squadra di Runjaic lascia troppo spazio in regia a Zielinski, aspettando di intercettare i passaggi invece di prevenirli, e soprattutto si trova la coppia Esposito-Lautaro in campo fin dall’inizio.



















































Dopo due occasioni di Lautaro e Dimarco è proprio il capitano nerazzurro a sbloccare la partita prima della mezzora: Zielinski con un lancio verticale pesca Esposito al limite, l’azzurro fa il solito grande lavoro di protezione del pallone, scaricandolo per Lautaro. Poi è il Toro a fare tutto da solo: con una sterzata verso il centro semina Kristensen e Karlstrom e prende la mira con l’esterno destro, un colpo da biliardo sul quale Okoye non può arrivare.
Il vero rischio di Lautaro è nell’esultanza, perché scivola prima di scavalcare un cartellone pubblicitario, ma rimane in piedi. Okoye invece evita il raddoppio poco dopo su Dimarco, ma l’Inter rallenta comunque il suo ritmo, rischiando il minimo sindacale: parata di Sommer su tiro centrale di Piotrowski, che esce prima dell’intervallo per un problema al ginocchio che sembra serio.

Nella ripresa l’Udinese pensa prima di tutto a limitare i danni, in attesa di un colpo offensivo di cui però non c’è traccia. Mhkitaryan impegna Okoye con un angolo di tiro molto ristretto, mentre Dimarco segna ma Esposito, che gli aveva confezionato un altro pallone coi fiocchi, era in fuorigioco e il gol viene annullato. L’Inter è padrona assoluta del gioco, al di là di un tacco di Bisseck in attacco che innesca un contropiede sul quale Carlos Augusto viene ammonito per un intervento nettamente sul pallone. La squadra di Chivu ha come unico difetto quello di non chiudere la partita e i cambi dell’Udinese, con l’inserimento di una seconda punta come Gueye (e poi il 3-4-3 negli ultimi minuti con Bayo), costringono il tecnico nerazzurro ad aggiungere un marcatore come Acerbi, con Akanji che si sposta a sinistra al posto di Augusto e poi va a fare il mediano, per l’ingresso anche di De Vrij. L’Inter non corre grossi rischi in area, se non quello di spendere troppe energie in vista dell’Arsenal. Ma per continuare la maratona scudetto, ne vale la pena.

17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 16:59)