di
Guido De Franceschi

Breve antologia delle «uscite» poco istituzionali inanellate in pochi giorni, a voce o su Truth, dal presidente americano

Il presidente americano Donald Trump, specie in questo suo secondo mandato, si fa un punto d’onore di utilizzare ogni volta che può un linguaggio poco istituzionale: sparate, battutacce, parole sprezzanti, volgarità, deformazioni caricaturali degli avversari, provocazioni che un tempo avrebbero portato a rotture diplomatiche. Negli ultimi sette giorni si è mostrato particolarmente in forma e (sul suo social Truth oppure a voce) ha inanellato una formidabile sequenza di uscite fuori dalle righe, molte delle quali miravano a reprimere il dissenso. Ve ne proponiamo un florilegio.

17 gen 2026

11 gennaio. Rubio prossimo presidente di Cuba

Domenica scorsa, rispondendo a un messaggio di qualche giorno prima postato da tale Cliff_Smith_1, che aveva scritto «Marco Rubio sarà il presidente di Cuba» (aggiungendo poi l’emoji della faccina che ride), Trump aveva replicato: «Mi sembra una buona idea!». Nel pieno della crisi con il Venezuela, e come corollario delle minacce da lui rivolte al regime cubano, per diluire le accuse secondo cui gli Stati Uniti non vogliono aiutare le popolazioni soggette a leadership autoritarie ma semplicemente riappropriarsi del loro «cortile di casa» mettendo le mani sugli altri Stati del continente americano, Trump ha deciso quindi di avallare scherzosamente la proposta di insediare al più presto il suo segretario di Stato americano come presidente dell’isola caraibica.



















































Una settimana da Trump

11 gennaio. La guerra dei sette anni con Powell

L’apertura di un’indagine penale (senza precedenti) contro il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, a cui si contesta l’esorbitante spesa per la ristrutturazione della sede della Banca centrale americana a Washington, è il culmine di uno scontro tra lui e il presidente americano che dura dal 2018. Scelto da Trump nel suo primo mandato, Powell si è da subito dimostrato restio a obbedire ai diktat del presidente, incorrendo nelle sue ire. In occasione dell’apertura dell’indagine, Trump in un’intervista alla Cbs ha commentato dicendo che Powell è «incompetente o disonesto». Ma il meglio, in questo caso, lo si trova in archivio: nel corso degli anni Trump ha definito Powell con ogni genere di insulti: «mulo testardo», «stupido», «pazzo», «ridicolo», «Mr. Troppo Tardi», «grande perdente». E, già pochi mesi dopo averlo nominato presidente della Fed,  lo aveva descritto così: «Ecco un tipo di cui in precedenza nessuno aveva sentito mai parlare e che, ora che l’ho reso quello che è, vuole dimostrare quanto sia un duro».

Una settimana da Trump

13 febbraio. Il dito medio all’operaio

Durante una sua visita a uno stabilimento della Ford in Michigan, mentre percorreva una passerella sopraelevata sopra una catena di montaggio, Trump è stato contestato da un operaio che, riferendosi al caso Epstein, gli ha gridato: «Protettore di pedofili!». Trump gli ha risposto facendogli il dito medio accompagnato da un «vaffa» verbale. In seguito, la Casa Bianca ha commentato ufficialmente l’accaduto con questa nota: «Un pazzo in preda a una crisi di rabbia, urlando selvaggiamente, stava proferendo degli insulti e il presidente gli ha dato una risposta appropriata e non fraintendibile».

Una settimana da Trump

13 febbraio. Lo sfottò al premier groenlandese

Informato del fatto che il capo del governo groenlandese Jens-Frederik Nielsen, posto di fronte all’ipotesi di annessione (o di acquisto) dell’isola artica da parte degli Stati Uniti, aveva affermato che lui preferirebbe senza dubbio rimanere nel Regno di Danimarca che finire nelle mani di Washington, Trump ha commentato con minaccioso disprezzo: «Non sono d’accordo con lui. Non so chi sia. Non so nulla di lui. Ma per lui questo si rivelerà un grosso problema».

Una settimana da Trump

14 febbraio. Le battute sulle slitte trainate dai cani

Riciclando una sua stessa battuta, pronunciata qualche giorno prima sull’aereo presidenziale («Lo sapete che cosa ha fatto di recente la Danimarca per aumentare la sicurezza della Groenlandia? Ha aggiunto una slitta trainata da cani. È vero. Pensano che sia una grande mossa»), lo scorso mercoledì Trump ha scritto su Truth: «Alleanza atlantica: dite alla Danimarca di levarsi da lì SUBITO! Due slitte trainate da cani non sono abbastanza! Solo gli Stati Uniti possono difendere (la Groenlandia, ndr)!!!». 

Una settimana da Trump

15 febbraio. L’attacco alle autorità del Minnesota

Otto giorni dopo la morte dell’attivista Renee Good, uccisa a Minneapolis da un agente dell’anti-immigrazione, Trump, in un post su Truth, scrive delle massime autorità del Minnesota come se si trattasse di un gruppo di sovversivi che alimentano le violenze: «Se i politici corrotti del Minnesota non obbediscono alla legge e non impediscono agli agitatori di professione e agli insurrezionalisti di attaccare i Patrioti dell’Ice, che stanno soltanto cercando di fare il loro lavoro, farò ricorso all’INSURRECTION ACT, come molti altri presidenti hanno già fatto prima di me e metterò rapidamente fine alla farsa che sta andando in scena in quello che un tempo era un grande Stato». Il giorno dopo il dipartimento di Stato ha aperto un’indagine sul governatore del Minnesota Tim Walz e sul sindaco di Minneapolis Jacob Frey (entrambi democratici).

Una settimana da Trump

16 febbraio. L’irrituale ringraziamento all’Iran

Dopo aver accarezzato (e manifestato) per giorni l’ipotesi di intervenire militarmente in Iran per sostenere le proteste contro il regime e interrompere la brutale repressione da parte degli apparati di polizia della Repubblica islamica, ieri Trump ha postato su Truth un messaggio irrituale persino per lui. Non si è limitato a esprimere sollievo, non ha sottolineato, come in altre occasioni, di essere stato lui – e solo lui – il deus ex machina che ha magicamente salvato innumerevoli vite, ma ha espresso addirittura un deferente ringraziamento agli ayatollah: «Rispetto grandemente il fatto che tutte le previste impiccagioni che avrebbero dovuto avere luogo ieri (erano più di 800) siano state cancellate dalle autorità iraniane. Grazie!».

17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 16:23)