di
Carlotta Lombardo
Abanoub Youssef aveva la doppia nazionalità, egiziana e italiana. Studente al tecnico Einaudi-Chiodo di La Spezia, sarebbe diventato un artigiano elettricista. «Usciva da scuola e andava a lavorare. Aveva un alto senso della famiglia»
«Un bravo ragazzo». «Un giovane tranquillo e uno studente irreprensibile» che aveva cercato e trovato, nell’Istituto tecnico Einaudi-Chiodo della Spezia, una possibilità di futuro. Abanoub Youssef, che tutti chiamavano «Abu», sarebbe diventato un artigiano elettricista se la sua vita non fosse stata spezzata dalla devastante coltellata infertagli da Zouhair Atif, 18 anni, marocchino come lui, che venerdì, intorno alle 11 del mattino, l’ha colpito al torace lacerandogli il fegato con un lungo coltello da cucina all’interno della scuola dove i due studiavano. Portato d’urgenza in sala operatoria, il suo cuore ha cessato di battere all’ospedale Sant’Andrea, dove era stato ricoverato in condizioni disperate.
Abanoub Yossef aveva appena 19 anni e la doppia nazionalità, egiziana e italiana. Era nato a Fayyum vicino a Il Cairo ma viveva alla Spezia da quando aveva 5 anni, assieme alla sua famiglia. Il padre è un capocantiere per un’azienda spezzina molto apprezzato. E Youssef, che gli amici e i compagni di scuola chiamavano con il soprannome di «Abu», «aveva scelto il professionale per apprendere un mestiere e poter contribuire al bilancio familiare», raccontano i parenti. Finita la scuola, il suo futuro sarebbe stato da artigiano elettricista. Una certezza di occupazione, e quindi di futuro, soprattutto nell’operoso polo spezzino.
Di «Abu» si sa che era irreprensibile a scuola, perfettamente integrato: buoni voti, timido ma solare, voglia di andare avanti e di crescere: pochi social ma una vita da 19enne con un alto senso della famiglia. Nel tempo libero infatti lavorava come cameriere in una pizzeria del centro per aiutare padre, madre e le sue sorelle. Insomma un «bravo ragazzo» lo raccontano e descrivono tutti quelli che lo hanno conosciuto, dagli insegnanti ai vicini di casa.
Non era compagno di classe di Zouhair Atif, quello che poi sarebbe diventato il suo assassino, ma erano compagni di scuola e sapeva chi era anche perché conosceva fin da piccola la ragazza che frequentava Atif. «Abu era un ragazzo tranquillo. Molto timido. In casa, se gli facevi una domanda, rispondeva con un filo di voce. Usciva da scuola e andava a lavorare. Se fossero tutti com’era lui non succederebbe mai nulla di brutto. Questo è un dolore troppo forte», racconta tra le lacrime uno zio di Abu.
Per ricordarlo e rendergli omaggio, la scorsa notte, decine di studenti dell’istituto Einaudi Chiodo hanno sfilato in un corteo silenzioso che ha percorso le vie del centro storico della Spezia. I ragazzi e le ragazze della scuola superiore si sono dati appuntamento in piazza Garibaldi, non
lontano dal plesso dove è avvenuto il ferimento mortale, per poi attraversare la città in una processione spontanea animata dal cordoglio per la notizia della morte del compagno, arrivata poche ore prima. Tanti comuni cittadini si sono uniti a loro lungo il tragitto.
Zouhair Atif, 19 anni, il suo assassino, adesso è nel carcere di San Andreino alla Spezia: per lui si configura l’accusa gravissima di omicidio. L’immagine che lo ritrae con la t-shirt bianca, orgoglioso del suo pizzetto e lo sguardo fiero, ha lasciato il posto alla foto drammatica in cui ha in mano il coltello insanguinato con il quale ha ucciso «Abu». Il bravo ragazzo morto per una foto con una ragazza sui social.
17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 18:47)
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