San Giovanni in Persiceto (Bologna), 17 gennaio 2026 – I misteri dell’esplosione a Tunguska. Se ne parla oggi nella sala consiliare del municipio grazie all’ultimo libro dell’astrofisico Romano Serra. L’appuntamento è per le 10 e il libro si intitola ‘Sette volte a Tunguska. Le mie spedizioni sul sito della catastrofe (1991 – 2018)’ (In riga edizioni, 2025). L’incontro, coordinato da Flavio Fusi Pecci dell’Inaf di Bologna, vedrà la partecipazione dell’autore e di Thomas Mazzi e Lucio Taddia, che hanno curato la grafica, corretto le bozze e tradotto delle parti di testo dal russo.
“Personalmente – spiega Serra, cofondatore dell’Osservatorio comunale di San Giovanni in Persiceto – mi sono recato sette volte in Siberia tra il 1991 e il 2018, nell’area dove il 30 giugno 1908 esplose un corpo cosmico di dimensioni stimate tra i 30 e i 50 metri. Il meteorite si disintegrò a un’altitudine di circa otto chilometri, abbattendo milioni di alberi su una superficie di circa 2000 chilometri quadrati. L’energia sprigionata fu 1000 volte superiore a quella della bomba atomica di Hiroshima”.
“L’evento – continua l’astrofisico – avvenne nei pressi del fiume Tunguska Pietrosa, nella Siberia centrale. Quello che definiamo ‘evento Tunguska’ è ormai l’esempio classico di catastrofe cosmica in epoca storica, studiato a fondo da scienziati italiani. La mia prima spedizione, nel 1991, fu organizzata dall’Università di Bologna grazie agli studi di Giuseppe Longo, Menotti Galli e Stefano Cecchini. Analizzammo le resine delle conifere del 1908, ipotizzando correttamente che vi fossero intrappolate particelle del corpo cosmico. A oggi, gli unici reperti disponibili sono proprio quelli inglobati nella resina degli alberi sopravvissuti”.
“Dalle analisi degli anelli di accrescimento e delle rocce – aggiunge l’esperto – siamo giunti alla conclusione che nel 1908 la Terra fu colpita da una cometa. Non fu avvistata in anticipo perché proveniva dalla direzione del Sole. Le prime spedizioni scientifiche avvennero solo vent’anni dopo, rendendo difficile ricostruire l’accaduto. Se l’impatto fosse avvenuto quattro ore più tardi, a causa della rotazione terrestre, il corpo cosmico avrebbe colpito San Pietroburgo. L’assenza di un cratere ha alimentato in passato ipotesi ‘esotiche’ come astronavi aliene o buchi neri, oggi categoricamente smentite. L’area dell’impatto è in realtà un paleovulcano del Giurassico, il che rende le ricerche geologiche molto complesse: è come cercare di fare misurazioni acustiche raffinate in una discoteca”. Per chi volesse approfondire l’argomento, il Museo del Cielo e della Terra di Persiceto ospita una vasta collezione di campioni originali di Tunguska.