di
Massimiliano Nerozzi, inviato a Cagliari

I bianconeri cadono in Sardegna e ora si trovano a -10 dall’Inter capolista

È la vendetta del corto muso (e la vittoria del Cagliari), che stoppa la corsa della Juve proprio nella giornata in cui avevano vinto tutte quelle davanti, mettendo pure a rischio il quarto posto, insidiato dalla Roma, in campo domenica a Torino. E, va da sé, pare l’addio ai sogni di ancor più grande gloria. Tutto, in una di quelle serate dove si possono tranquillamente usare le statistiche per i numeri da giocare al Lotto: ai bianconeri non sono infatti bastati il 78 per cento di possesso palla, 21 tiri totali (a 3) e 18 angoli (a 1). Tradotti, nel finale, in attimi di assedio.

Destino cinico e (un po’) baro, insomma, anche sul calendario: Madama non perdeva dal 7 dicembre (a Napoli), lo stesso giorno dell’ultima vittoria casalinga dei rossoblù sardi, sempre di grande peso, contro la Roma. La Juve ha tanto comandato e poco costruito, in termini di nitide palle gol: per dire, quando Mazzitelli, con un colpo di padel dal limite dell’area (su punizione di Gaetano) ha infilato lo scioccante 1-0 — scioccante per come stava andando la sfida — Madama aveva messo sottochiave il pallone da un pezzo ed era fin lì stata l’unica a rendersi pericolosa. E pure quando la Juve è stata costretta ad attaccare di forza ancor prima che di testa, ha trovato sui propri tiri (di Cambiaso e Yildiz) un gigantesco Caprile. E se non erano i suoi guantoni, c’era il palo, sul flipper a meno di dieci minuti dal gong, o la testa di Mina, in un finale on fire, pure nel cercare bisticci. 



















































Non è una sconfitta tragica, perché Luciano Spalletti ha avuto indietro dai suoi impegno e dedizione, ma certo lascia il segno, sulla classifica. Alla Juve, dicevamo, non è bastato confiscare il pallone per indirizzare la partita: la quantità di possessi, non sempre trasformati in opportunità di gioco, nel primo tempo produceva infatti un solo tiro nello specchio — paratona a mano aperta di Caprile su sassata di Miretti — e un misero 0,24 di expected goal (sarà 1,34 alla fine). Andava male anche alla tombola degli episodi vista la gran chiamata della sala Var che cancella il rigore concesso ai bianconeri dopo un quarto d’ora: Mazzitelli riesce a toccare il pallone prima del tiro di Miretti, ergo, il fallo che prima pareva dell’uno è invece dell’altro.

Lucianone aveva iniziato con il solito telaio, cambiando giusto un pezzo (Koop per Thuram) e tentando di prendersi ritmo e destino: pressava alto il Cagliari, più volte costretto al lancio lungo, o direttamente al rinvio del portiere, ma senza riuscire a ripulire la giocata negli ultimi venti metri. Non bastava la supremazia a centrocampo, garantita pure dai movimenti di Miretti, che un po’ incontro e un po’ nello spazio. La Juve ha avuto poco dalle retrovie, se non nel primo tempo di Kalulu, l’unico a partecipare con una certa continuità alla tessitura offensiva: per il resto, nessuna conduzione di Kelly e Bremer, uno degli aspetti per i quali Spalletti aveva stuzzicato il difensore brasiliano, alla vigilia. Sotto 1-0, Madama s’è giocata i suoi uomini da one on one, Zhegrova, Openda, Conceicao, ma senza spremerci granché. Prima ancora che una partita, questa trasferta era un esercizio mentale, sulla soglia della Champions e del Napoli: pur dominando, è andato male. A calcio, capita.

17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 23:21)