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Vsevolod Kozhemyako è uno degli uomini più ricchi dell’Ucraina. È un miliardario che ha fatto fortuna con l’agricoltura e maratoneta per diletto, ma quando la Russia ha lanciato l’invasione su larga scala non ha esitato a indossare un’uniforme per difendere la sua città natale, Kharkiv. Il battaglione di fanteria leggera da lui fondato a marzo 2022, la 13a Brigata Khartia, è nata da un gruppo di volontari civili finanziato dalla sua fortuna e dal sostegno di altri ricchi donatori. Questa settimana, Khartia ha issato la bandiera ucraina su Kupyansk, respingendo le truppe di Vladimir Putin e dando una spinta morale tanto necessaria a un Paese alle prese con la carenza di uomini per difendere le sue città e di energia per riscaldarle.


APPROFONDIMENTI

Brigata modello

«Sì, sono un uomo d’affari. E ora sono il comandante di un’unità militare in Ucraina», racconta in una lunga conversazione con The Telegraph. Fin dall’inizio voleva che la brigata fosse un modello per un «nuovo esercito ucraino», che compensasse la superiorità numerica e di armamento della Russia sfruttando tecnologie innovative ed emulando gli standard e l’approccio della Nato nei confronti della guerra. Inizialmente l’unità operava come parte della difesa territoriale della regione di Kharkiv, quindi si è trasformata in una formazione d’assalto d’élite della Guardia nazionale ucraina. Gli analisti militari stimano che la forza della brigata sia composta da un numero di combattenti compreso tra 1.500 e 5.000 uomini. È specializzata in contrattacchi rapidi, guerriglia urbana e operazioni con droni. «Non appena il conflitto sarà terminato, torneremo alle nostre vite da civili», aveva affermato Kozhemyako quasi quattro anni fa.

La bandiera su Kupyansk

Questa settimana, le unità della Khartia hanno issato la bandiera ucraina su Kupyansk, città sottoposta da mesi a una dura pressione da parte degli attacchi russi. Fino a poco tempo fa era considerata quasi perduta, ma le forze ucraine affermano di averla quasi completamente liberata dalle truppe nemiche. Secondo gli approfondimenti dell’intelligence, il rapporto tra le vittime dei combattimenti per Kupyansk era di 1 a 27: per ogni soldato ucraino, 27 soldati russi. Il colonnello Igor Obolensky ha definito questo esito un esempio di un nuovo approccio alla guerra: «L’operazione di Kupyansk dimostra che grazie alla pianificazione, a comandanti e personale preparati e a un addestramento di alta qualità delle unità – tutto ciò che chiamiamo metodo Khartia – è possibile fermare e distruggere con successo il nemico».

Le tattiche

Nell’operazione, la «brigata dei miliardari» – come è soprannominata Khartia – ha collaborato con unità meno esperte per formare una difesa a più livelli. Le unità d’élite sono entrate in azione per gli attacchi decisivi, avanzando attraverso le foreste e sferrando interventi a sorpresa in città. Gli obiettivi principali erano gli snodi ferroviari, gli accessi ai fiumi e gli stretti passaggi cittadini, che sono diventate zone cruciali per la sconfitta delle truppe russe. Le operazioni si basavano su ricognizione, mobilità e coordinamento con artiglieria e droni.

Pressione politica

Il successo a Kupyansk è diventato particolarmente importante nel contesto della pressione politica su Kiev. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato questa settimana di ritenere che sia Volodymyr Zelensky il principale ostacolo a un accordo di pace, non Vladimir Putin. Queste parole hanno alzato la posta in gioco per l’Ucraina, costringendo Kiev a ottenere risultati concreti sul campo di battaglia. Come sottolinea l’esperto militare Gamish de Bretton-Gordon: «I recenti successi dell’Ucraina a Kupyansk sono cruciali per dimostrare che il Paese non si arrende. È l’Ucraina che sta aprendo la strada, non la Russia». Nonostante ciò Kiev si trova ad affrontare una grave carenza di personale ed è costretta a spostare unità come la Khartia nelle zone più calde del fronte. E ciò rende ogni vittoria ancora più importante.


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