di
Giuseppe Sarcina

Il presidente Usa: tariffe del 10% da febbraio (e del 25% da giugno) agli otto Paesi che hanno mandato soldati. L’Ue: si rischia una spirale pericolosa. Macron: inaccettabile

COPENAGHEN Donald Trump rilancia alla sua maniera. A partire dal primo febbraio, annuncia sulla sua piattaforma «Truth», saranno applicati dazi pari al 10% su tutte le merci esportate negli Stati Uniti da otto Paesi: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Finlandia. Motivo? Hanno «messo in pericolo» i piani per la sicurezza americana, «viaggiando per scopi sconosciuti in Groenlandia». Il «viaggio» in questione è l’esercitazione militare, chiaramente simbolica, organizzata dal governo danese, cui hanno aderito finora otto membri della Nato.



















































Il messaggio di Trump, probabilmente, stabilisce il nuovo record di astio nei confronti degli alleati. Inviando qualche decina di soldati in Groenlandia, i principali leader europei pensavano di poter convincere il presidente americano ad allentare le tensioni e a ragionare insieme sulla sicurezza dell’Artico. Invece si vedono recapitare l’ennesimo ultimatum. Entro la fine di gennaio devono togliersi di mezzo, altrimenti verranno colpiti con tariffe del 10%. Se insistono, il carico salirà al 25% a partire dal primo giugno del 2026. Si deve presumere, anche se il testo non lo chiarisce, che questi prelievi siano aggiuntivi rispetto a quelli fissati al termine dell’estenuante negoziato del 2025. Per i sei Stati della Ue e per la Norvegia, dunque, si sommano al 15% in vigore oggi; per il Regno Unito al 10%. Ma ci sarà tempo per mettere in ordine le percentuali. Ora ciò che conta è il messaggio politico trumpiano: «Abbiamo sovvenzionato la Danimarca, tutti i Paesi dell’Unione europea e altri ancora per molti anni, non applicando loro dazi doganali o altre forme di remunerazione. Ora, dopo secoli, è giunto il momento che la Danimarca restituisca il favore: è in gioco la pace mondiale! La Cina e la Russia vogliono la Groenlandia e la Danimarca non può fare nulla per impedirlo: ha soltanto due slitte trainate dai cani, una aggiunta di recente. Solo gli Stati Uniti d’America, sotto la guida del presidente Donald J. Trump, possono partecipare a questo gioco, e con grande successo! Nessuno toccherà questo territorio sacro, soprattutto perché è in gioco la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e del mondo intero».

Trump si dice pronto alla trattativa purché il punto di arrivo sia scontato: l’immensa distesa di ghiaccio popolata da soli 53 mila abitanti deve passare agli Stati Uniti. Per quale motivo? Il leader Usa lo spiega, forse per la prima volta in modo così netto,chiamando in causa il progetto del «Golden Globe», lo scudo spaziale che dovrebbe proteggere tutta la superficie degli Stati Uniti e anche del Canada. «Stiamo spendendo centinaia di miliardi di dollari su questo programma di sicurezza, il “Dome”, ed è un’operazione brillante, ma è un sistema altamente complesso che può funzionare al massimo del suo potenziale e della sua efficienza, considerati gli angoli, i limiti, i confini, solo se questa Terra (la Groenlandia, ndr) è compresa».

Ma tutto ciò, nella visione di Trump, non riguarda gli alleati europei, non riguarda neanche la Nato e nemmeno il Regno Unito, il partner più vicino. Ecco il passaggio più importante, anche perché nel post di Trump sono evidenti le impronte digitali degli alti gradi militari. Vedremo come stanno le cose se e quando Washington deciderà di passare dagli spintoni al dialogo con gli alleati storici.

Intanto vanno registrate le reazioni degli europei. Secca quella del presidente francese Emmanuel Macron che ha scritto su «X»: «Le minacce tariffarie sono inaccettabili e sono fuori contesto. Gli europei risponderanno in modo unito e coordinato se dovessero essere confermate. La Francia è legata alla sovranità e all’indipendenza delle nazioni, in Europa come altrove… È anche per questo motivo che abbiamo deciso di partecipare all’esercitazione decisa dalla Danimarca in Groenlandia». Più o meno sugli stessi toni gli altri commenti. Il premier britannico Keir Starmer: «Applicare dazi agli alleati per perseguire la sicurezza collettiva degli alleati della Nato è completamente sbagliato. Naturalmente, ci occuperemo direttamente di questo aspetto con l’Amministrazione statunitense». Il premier svedese Ulf Kristersson dichiara: «Non ci lasceremo intimidire. La Svezia sta discutendo con altri Paesi dell’Ue, la Norvegia e il Regno Unito per trovare una risposta comune».

Anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, annuncia di essere al lavoro per ottenere una posizione condivisa nella Ue. Il ministro degli esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, prova a spiegare: «Le parole di Trump sono inaspettate, il senso della nostra iniziativa è proprio quello di migliorare la sicurezza nell’Artico».

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17 gennaio 2026