di
Alfio Sciacca

La famiglia: per noi era un ragazzo tranquillo

DAL NOSTRO INVIATO
LA SPEZIA – Il padre del 18enne che ha ucciso Abanoub vive con la moglie e quattro figli in un basso di 35 metri ad Arcola, a 12 chilometri da La Spezia. Appena due stanze umide, con la luce che entra solo quando si apre la porta d’ingresso che si affaccia su una piazzola. In una stanza dorme lui con la moglie e due figli piccoli, nell’altra c’è la cucina e accanto un letto a castello per il figlio che ora è in carcere e un altro fratello. Un quinto figlio è rimasto in Marocco. 

I genitori, originari di un paesino a 80 chilometri da Marrakech, aprono la porta della loro casa e si offrono, miti e disarmati, di fronte alla tragedia che ha travolto anche loro



















































Signor Zouhair Atif,  ha visto cosa ha fatto suo figlio? Non vi eravate mai accorti di nulla? 
«Io lavoro dalla mattina alla sera. Faccio il giardiniere, ma conosco mio figlio. Non riesco ancora capire cosa è successo. È qui dal 2015, non mi ha mai dato problemi» 

Come ha saputo? 
«Mi hanno chiamato da scuola e mi hanno detto: vieni che ha accoltellato un ragazzo. Ho preso la moto, sono andato». 

Pare che sia stato per una ragazza, la sua fidanzata. Le risulta? 
«Ripeto, non so che dire. Mio figlio è un bravo ragazzo e un gran lavoratore. Veramente questa cosa non mi pare una cosa che può fare uno con il suo carattere». 

Comunque ha ucciso un ragazzo, un coetaneo. Cosa si sente di dire alla famiglia? 
«Io sono padre e penso ad un altro padre che ha perso suo figlio. Voglio chiedere scusa a lui, alle sorelle del ragazzo, a tutta la sua famiglia. Proprio perché padre capisco il loro dolore. Mi dispiace tantissimo per quello che è successo». 

Ma è possibile che voi non vi siete mai accorti che andava in giro armato di coltello? 
«Mai e poi mai abbiamo saputo che facesse cose di questo tipo. Ripeto, per noi era un ragazzo tranquillo. Ogni mattina si alzava, prendeva l’autobus, andava a scuola. Poi il sabato e la domenica ma anche durante l’estate, prendeva nuovamente il pullman, per andare a Lerici dove faceva il cameriere. A volte faceva anche un pezzo di strada a piedi. Lo faceva per portare i soldi a casa e una parte poi li dava alla sua mamma». 

Eppure è andato a scuola con un coltello che dicono si sia portato da casa. 
«Anche la polizia è venuta qui per cercare coltelli. Non hanno trovato nulla».

In casa non avete mai visto girare coltelli di quel tipo? 
«Noi in casa abbiamo solo questo per tagliare il pane (e tira fuori dal cassetto della cucina un lungo coltello con la lama seghettata) e poi altri più piccoli per mangiare. Non ci sono altri coltelli in giro. Se lui lo ha portato a scuola sicuramente non lo ha preso qui in casa. Forse l’ha comprato da qualche altra parte». 

Dicono che avesse una passione per i coltelli e già aveva minacciato un altro ragazzo. 
«Non lo so se lo ha fatto con un altro ragazzo, ma giuro che io non l’ho mai visto con un coltello in mano in casa. Me ne sarei sicuramente accorto. Questa è una casa piccola. Dove poteva andarlo a nascondere. Qui in casa non ne ha mai avuti. Questo è sicuro». 

Chi è suo figlio? 
«Un ragazzo buono che si impegnava tanto nello studio e nel lavoro. Non beve, non fuma. Faceva il professionale perché voleva poi fare il tecnico nautico. Quando tornava a casa portava sempre un dolce o un regalo ai fratellini» 

Sapevate che era fidanzato. Conoscete la ragazza? 
«Sì, sapevamo che si era fidanzato con una ragazzina di origini indiane della stessa scuola». Cominciava a essere una cosa seria», aggiunge con un filo di voce la moglie. «Il 5 gennaio , quando è nata la mia ultima bambina, l’ho conosciuta. È venuta in ospedale. Mi ha portato dei dolci. È stata carina. Mio figlio ha avuto altre fidanzate, ma quella volta era diverso. Lui cominciava ad avere intenzioni serie con la ragazza».

18 gennaio 2026 ( modifica il 18 gennaio 2026 | 07:27)