domenica 18 gennaio 2026 – Celebrities

È sempre la stessa storia, un corpo appare e non vediamo che lui. Un attore attraversa lo schermo è fa cose che pensiamo di non aver mai visto prima. Gesti, sguardi, movimenti, che sembrano completamente nuovi perché quell’attore ci fa credere che sia la prima volta che li vediamo. È quello che è accaduto un giorno con l’irruzione di Timothée Chalamet, che piange in primo piano e incrina l’armatura maschile, per poi ricostruirsi in una e mille storie.

Chalamet è apparso sullo schermo in un giorno d’estate (Chiamami col tuo nome) e lo abbiamo visto fare cose nuove in ogni scena, quando saliva le scale, quando infilava le mani in tasca o le dita in una pesca, quando fumava, ballava, quando baciava Oliver (Armie Hammer), quintessenza della coolness americana. In tutti quei momenti incarnava il giovane del suo secolo, vibrante, leggero, fluttuante sopra ai generi e le identità. La figura è snella, lo sguardo è altrove, perso in lontananza, velato da un’incertezza giocosa, l’evanescenza di una generazione.

Chalamet è affascinante da guardare per quello che rivela sul corpo, in particolare sul corpo maschile di questo secolo. Una maniera altra di dare vita e forma agli eroi contemporanei, in cui i generi si fondono e i confini vengono ridisegnati.

Con lui sia apre un nuovo continente, Chalamet rivela un turbamento nel genere, ma anche nell’eroismo, nella conquista, nella virilità e nel modo in cui ci comportiamo nel mondo. L’epoca del testosterone e del dominio sembra definitivamente finita.