di
Candida Morvillo
Federico Lucia smentisce la notizia che lo vedrebbe in campo per sostenere il «Sì» al voto del 22-23 marzo: «Racconto di fantasia». Il rapper da tempo sospettato di un avvicinamento al centrodestra
«Una porcheria totalmente infondata». Fedez non la mette sul garbo: la mette sul lessico definitivo, quello che su Instagram vale più di una smentita a mezzo stampa. Il rapper liquida così l’ipotesi giornalistica che possa essere ingaggiato dal governo Meloni come testimonial per il «Sì» sul referendum per la giustizia. «Eccomi qui a dover rendere conto dell’ennesimo racconto di fantasia travestito da giornalismo», scrive stamattina in una serie di storie social, rispondendo all’indiscrezione rimbalzata nelle ultime ore: cioè che il comitato promotore del «Sì» al referendum sulla separazione delle carriere stia valutando il suo nome perché cerca un volto pop per la campagna in vista delle consultazioni del 22 e 23 marzo prossimi.
«Ci tengo a raccontare quanto accaduto perché la dice lunga sulle genesi di certe notizie che potete leggere sui maggiori quotidiani italiani e sullo stato di salute dell’informazione del nostro Paese», continua Federico Lucia, questo il suo nome all’anagrafe. Il racconto è semplice, quasi un verbale: «Ieri, mi stavo serenamente godendo il weekend quando vengo raggiunto da insistenti telefonate da parte di un numero che non avevo in rubrica. Chiedo per messaggio chi fosse. Mi dice di essere un giornalista e di voler sapere la mia posizione in merito al referendum sulla giustizia. Gli faccio notare che chiamare con così tanta insistenza non è cosa a me gradita e che se mai volessi esprimermi sul tema lo farei attraverso i miei canali. Fine della conversazione. Per tutta risposta, questa mattina trovo un articolo sul quotidiano a firma di questo giornalista che insinua che io sarei stato ingaggiato dal governo Meloni come testimonial per il “Sì”. Ripreso immediatamente… Ovviamente senza nessuna prova giornalistica, ma con un mio virgolettato che lascia quasi intendere che abbia qualcosa da nascondere. Follia pura. L’unico fatto certo è che al mio podcast fino a oggi ho avuto solo ospiti che si stanno spendendo per il “No” (Gherardo Colombo e Nicola Gratteri)…. Comunque domani c’è Gratteri a @pulp.podcast che spiega le ragioni del suo “No” al referendum».
APPROFONDISCI CON IL PODCAST
Le presunte indiscrezioni uscite questa mattina nascono da un articolo ripreso da più testate online che racconta il lavoro dietro le quinte del comitato per il «Sì»: l’obiettivo sarebbe rendere pop una consultazione percepita come tecnica, coinvolgendo influencer e personaggi dello spettacolo. Sul fronte del «No», infatti, si segnala già una lista di attori, scrittori e professori: servirebbero quindi nomi per smuovere le masse, soprattutto attraverso i social. In questo quadro, spunta il nome di Fedez, da tempo sospettato di un avvicinamento al centrodestra. Nello stesso racconto compare il virgolettato citato dallo stesso rapper nelle storie («non dirò nulla per interposta persona»), frase che, nella ricostruzione giornalistica, non sembra lasciare intendere una smentita, anzi, semmai, l’annuncio di una prossima presa di posizione sui suoi social. A cascata, la notizia viene ripresa ovunque. La foto in barca di Fedez con il presidente del Senato Ignazio La Russa, l’estate scorsa, è ancora nella memoria collettiva. Fine agosto 2025, Costa Smeralda: il rapper era su uno yacht al largo di Cala di Volpe con Ignazio La Russa e la ministra Daniela Santanchè. Immagini da gossip, letture da politica. Fedez, per disinnescarle, ci mette il suo lessico: «Quando vedete questa simpatica testa di c… (il sottoscritto) in compagnia di politici, sappiate che sono sempre in missione per conto del podcast Pulp». Traduzione: non è un pranzo di corrente, è un’intervista potenziale. Che poi La Russa, con la flemma che lo contraddistingue ci mette del suo: «Non l’ho invitato io… ma conoscerlo fa un’impressione diversa, molto migliore di quello che pensavo». Tutti a chiedersi se in realtà era colpo di fulmine e se era reciproco. Non ne venne fuori un podcast, comunque. Vero è che, da anni, da più parti, Fedez è tirato per la giacchetta. Nel 2020, in piena pandemia, il premier Giuseppe Conte lo chiama, con l’allora consorte Chiara Ferragni, per aiutarlo a sensibilizzare i ragazzi sull’uso della mascherina. È il primo riconoscimento istituzionale del suo potere di persuasione. Lo stesso anno, lui e Ferragni ricevono l’Ambrogino d’oro dal sindaco di Milano Beppe Sala per il loro impegno benefico in pandemia. Nel 2021, quel potere di persuasione diventa clava in diretta nazionale: al Concertone del Primo Maggio, il rapper porta sul palco un discorso pro Ddl Zan. La polemica con la Rai e la reazione della Lega trasformano un monologo in un caso politico, con tanto di interrogazioni, discussioni e «censura sì, censura no». È la fase in cui Fedez viene letto come paladino di una certa sinistra di piazza e social: diritti civili, linguaggio frontale, bersagli chiari.
Con Giorgia Meloni, dapprincipio, lo scontro è esplicito: nel 2022, la punzecchia ricordando «quando nelle trincee del Msi parlava di Mussolini “che ha fatto anche cose buone”». Nel 2023, a Sanremo, la politica torna nel suo freestyle: colpisce il viceministro Galeazzo Bignami e la ministra Eugenia Roccella, e di nuovo scoppia la discussione su confini, Rai, opportunità. E a dicembre, dopo le parole di Meloni ad Atreju contro gli influencer, Fedez risponde ribaltando il mantra: «Diffidate dalle persone che lavorano sul web? … Siamo noi che dovremmo diffidare dei politici». Fin qui, la traiettoria sembrerebbe lineare: “contro” la destra. Ma negli ultimi due anni il personaggio cambia postura, o almeno cambia la percezione. Non è che diventi di destra, ma diventa imprevedibile per chi l’aveva voluto icona della sinistra. Nel 2024, in radio alla Zanzara, dice che «comunicativamente Roberto Vannacci è dieci spanne sopra Elly Schlein». Subito dopo, con Vannacci sì: arriva davvero un podcast. Nel 2025, poi, con Giuseppe Cruciani, Fedez sale sul palco del congresso dei giovani di Forza Italia. Dice: «Oggi non voterei nessuno», ma col senno di poi va notato che è proprio sulla giustizia che si esprime (sulle intercettazioni su cui si può costruire una falsa narrazione e mistificare la realtà e sulla violazione del segreto istruttorio che «di fatto non viene perseguita»). Di nuovo adesso, la domanda è: il suo avvicinamento a destra è un equivoco o una tentazione? L’unica certezza è che Fedez polarizza. E nella campagna referendaria, questo sarebbe utile su un fronte o sull’altro.
La newsletter Diario Politico
Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di politica iscriviti alla newsletter “Diario Politico”. E’ dedicata agli abbonati al Corriere della Sera e arriva due volte alla settimana alle 12. Basta cliccare qui.
18 gennaio 2026 ( modifica il 18 gennaio 2026 | 15:34)
© RIPRODUZIONE RISERVATA