di
Annamaria Schiano
Le ultime pedalate fra lacrime e tifo collettivo per l’ingegnera di 35 anni che ha superato la sua sfida: «Ogni giorno era così intenso che mi sembrava una settimana»
Gli occhi che sprizzano felicità. Il sorriso a tutto viso. La tanta commozione. È l’emozione di Monica Consolini dinnanzi all’abbraccio della sua comunità che l’ha accolta nel suo rientro con una grande festa. Lo sprint finale delle ultime pedalate sulla salitina del Centro parrocchiale di Lazise l’ha fatto con le lacrime agli occhi l’ingegnera ambientale di 35 anni che ha girato il mondo in solitaria in bicicletta, percorrendo oltre 31mila chilometri in due anni esatti. Anzi, in due anni e tre giorni, essendo partita il 13 gennaio 2024 dallo stesso centro parrocchiale per farvi ritorno il 17 gennaio 2026.
Il primo anno l’ha trascorso macinando chilometri lungo il continente asiatico, mentre il secondo anno l’ha vissuto pedalando lungo la costa pacifica dell’America del Nord e poi in quella del Sud, per fare ritorno in Europa nell’ottobre scorso. E tra giovedì e venerdì l’ultimo centinaio di chilometri da Bergamo a Peschiera del Garda, dove ha trascorso l’ultima notte «fuori casa» per essere ieri mattina a Pacengo, pronta a pedalare assieme ad un gruppo di amici ciclisti l’ultima manciata di chilometri, (scortata dai vigili anch’essi in bicicletta) per arrivare a Lazise alle 10,30. Il suo arrivo è stato accolto trionfalmente. In prima linea il gruppo di clown- dottori dell’associazione «Viviamo in positivo», di cui Monica è membro nel portare un sorriso negli ospedali ai piccoli pazienti ricoverati.
Con Protezione civile e Fidas (è parte anche della federazione dei donatori di sangue), ad applaudire l’impresa straordinaria di questa giovane donna che da sola ha sfidato le insidie di tutto il mondo, non fermandosi di fronte a nulla, neanche alle due malattie che l’hanno colpita durante il viaggio – la polmonite in Mongolia nell’agosto 2024 e la rottura di un polso e la perdita di un dente incisivo per una caduta mentre pedalava in Perù sei mesi dopo, nel febbraio 2025 – c’era anche l’amministrazione comunale, con il sindaco Damiano Bergamini che l’ha accolta con un mazzo di fiori.
Ma ancora prima, a stringerla forte tra le braccia è stata la madre Graziella Lonardi, che non stava più nella pelle per l’arrivo della figlia, per la quale qualche apprensione l’ha avuta, eccome. Sebbene Monica dica: «Non ho dubitato un minuto sul voler terminare il viaggio che volevo compiere. Mai pensato di fermarmi e tornare indietro. Anzi ho avuto paura che fossero le malattie che mi hanno colpita a costringermi a tornare, ma la determinazione, la curiosità e la voglia di esplorare il mondo sono state il motore che mi ha fatto andare avanti, nonostante alcune difficoltà e la fatica fisica che, inutile negarla, c’è stata».
Tra le «difficoltà» la pioggia che l’ha accompagnata per oltre tre mesi. Fino all’ultimo giorno prima dell’arrivo. Ed è arrivata infangata ma la felicità ce l’aveva stampata in faccia. «Ogni giorno è stato così intenso che sembrava una settimana. Sono stata via due anni ma li sento come dieci. Ed ora non ho ancora realizzato di aver concluso questo viaggio». «Era il suo sogno – sottolinea la mamma – Sono molto orgogliosa dell’impresa che ha compiuto. Il suo coraggio l’ha protetta. Ora me la coccolerò a casa».
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18 gennaio 2026 ( modifica il 18 gennaio 2026 | 17:36)
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