A frenare l’entusiasmo per il fast-food di Musk le proteste contro il proprietario, le lamentele del vicinato per il rumore e le critiche sul cibo non all’altezza delle aspettative. E anche lo chef se ne è andato

Il Tesla Diner, il fast-food retro-futuristico aperto a luglio da Elon Musk a Los Angeles, sembrerebbe avere già stancato la clientela di Hollywood. Dalle centinaia di persone in fila si è passati ai tavoli pressoché deserti, dalle attese per caricare le auto elettriche al parcheggio mezzo vuoto, tutto in meno di sei mesi. Dopo un’inaugurazione in grande stile, seguita con attenzione dai media, a frenare l’entusiasmo sarebbero state le proteste anti-Musk, le lamentele per il rumore e le recensioni culinarie (non entusiaste) di critici e clienti.

Un ristorante mai visto

Dal sito ufficiale di Tesla, il locale viene descritto come «allo stesso tempo una stazione Supercharger, un classico diner americano e un’esperienza drive-in». Posizionato a Los Angeles, nel tratto conclusivo della celebre Route 66, il fast-food è nato con l’intento di offrire servizi ai guidatori mentre stanno ricaricando il proprio mezzo elettrico. Il design è particolare, segno della commistione tra il concetto di ristorante americano anni ‘50 e un’estetica futuristica che richiama lo Spazio, tanto immaginato da Musk. Vetrate, luci a led e pareti cromate: a un primo sguardo sembra di trovarsi in un’astronave. All’interno dei suoi due piani, la cucina è attiva per 24 ore al giorno, dal lunedì alla domenica. Al piano superiore, la terrazza «Skypad» permette una vista panoramica sulla città o su maxischermi grandi 20 metri. 



















































Da un punto di vista numerico, con le sue 80 colonnine Supercharger V4 il diner è dotato della più grande stazione di ricarica del mondo. Le tettoie di pannelli solari, installate nella zona ovest, procedono nella direzione della sostenibilità: si stima che possano evitare l’emissione circa 12 milioni di chilogrammi di CO2 all’anno.

Cosa offre il menu

Oltre al rifornimento di elettricità, gli avventori possono trovare un menu composto da alcuni classici del fast-food e piatti maggiormente ispirati dalle tendenze social. I prodotti più acquistati risultano essere lo smashburger (11,50 euro), l’hot dog (11 euro), le immancabili patatine fritte e l’«Epic Bacon» (10 euro), quattro fette di pancetta speziata e glassata, servite con una salsa di accompagnamento. Non manca una sezione dedicata alla colazione con torte, milkshake e bevande in pieno stile caffetteria, a prezzi simili rispetto a quanto si trova in tutta Los Angeles. A completare l’offerta c’è infine il merchandise Tesla: dal cappellino griffato a felpe e magliette (con i prezzi che oscillano tra i 34  e i 100 euro), fino ad arrivare all’action figure del Tesla Bot (38 euro). Il locale ha anche ospitato degli eventi sulla propria terrazza: l’ultimo, l’«Holiday Bash on The Skypad», è stato organizzato a metà dicembre e ha visto un dj set unito alla distribuzione senza limiti di cibo e bevande. Il costo per accedervi è stato di 65 euro.

I motivi del calo

Le cause di una simile frenata sarebbero molteplici. In primo luogo, bisogna sottolineare come il ristorante sia rimasto orfano del proprio head chef, Eric Greenspan. Il cuoco statunitense, che aveva contribuito anche al lancio di Mr. Beast Burger (la catena di fast-food dell’omonimo youtuber), ha annunciato al Los Angeles Time di abbandonare il progetto per dedicarsi alla realizzazione di una gastronomia ebraica chiamata Mish. Le ragioni della rottura non sono state però chiarite da nessuna delle parti coinvolte. The Guardian suggerisce che la figura controversa di Musk abbia inciso nella decisione. L’appoggio fornito a Donald Trump nella corsa alle presidenziali e la reggenza del Doge, il dipartimento di efficienza governativa, avrebbero attirato non poche polemiche attorno al proprietario del diner. Già quest’estate, i manifestanti del movimento «Tesla Takedown» avevano infatti organizzato un picchetto di fronte alle porte di ingresso, esibendo cartelloni satirici e un gonfiabile di Musk che si esibisce in un saluto nazista. 

I residenti nei pressi del locale, inoltre, si sono lamentati del rumore e dell’eccessiva luminosità del ristorante a poche settimane dall’apertura. Uno dei maxischermi è stato infatti installato su un edificio antistante e ostruisce la vista ai condomini. Le colonne di automobili in attesa di ricarica, con conseguente traffico, non sono ugualmente passate inosservate. Gli stessi piatti non hanno conquistato la clientela. Su Reddit, un utente ha postato l’Epic Bacon di Tesla, mostrando le differenze fra aspettativa e realtà: le fette di pancetta appaiono più piccole e secche di quanto presentato sul menu online. In parallelo, altri consumatori hanno lamentato l’assenza di alcuni prodotti o la loro cattiva realizzazione. Alcune di queste problematiche sono però state risolte, le ultime opinioni registrate da The Guardian sono infatti positive.

Il progetto su larga scala

Il piano di Elon Musk, come sempre, è in grande stile. L’idea di un simile ristorante circolava dal 2018 e la sua costruzione si è protratta per oltre un anno. All’apertura del locale il proprietario aveva dichiarato che, se fosse andato bene, il modello si sarebbe replicato nelle maggiori città del mondo. Un post su X, risalente a ottobre, raccontava di oltre 50mila burger venduti nei primi mesi di apertura, per una media di circa 700 panini al giorno. Numeri che facevano ben sperare, tanto che il Ceo di Tesla guardava già a nuove aperture a Palo Alto e Austin. Per il momento, tuttavia, il diner di Los Angeles è ancora un pezzo unico. I post dei food influencer, subito reattivi nel periodo successivo all’inaugurazione, si sono progressivamente diradati. Lo stesso Musk, molto attivo sulle piattaforme social, ha diminuito la promozione del locale. Basti pensare che, nel presentare i risultati del terzo trimestre di Tesla, non ha praticamente menzionato il locale di Hollywood.

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17 gennaio 2026