di
Anna Zinola

Dai trattamenti al make-up, i beauty brand «tagliano» le quantità. I motivi del fenomeno e le strategie per difendersi

L’effetto shrinkflation contagia il beauty. Molti cosmetici – dalla crema per il viso al rossetto – hanno, infatti, registrato, una progressiva riduzione del formato, pur mantenendo inalterati i prezzi
Il meccanismo, già diffuso nell’alimentare, è semplice: per non ritoccare i listini, i brand ritoccano le quantità. In altri termini, il prezzo unitario resta invariato ma la grammatura diminuisce. Si tratta, in tal senso, di un aumento “occulto”, di cui il consumatore non è consapevole.

L’effetto sui trattamenti per il viso

I prodotti beauty che risentono maggiormente della shrinkflation sono i trattamenti per il viso. Così, per esempio, molti brand hanno ridotto la quantità di tonico da 250 a 200 ml mentre altri hanno “tagliato” il contenuto della crema idratante, portandolo a 50 ml. Ovviamente le dimensioni del packaging non vengono cambiate in modo che il consumatore non si accorga della sgrammatura. 
Quante salviette struccanti ci sono in una confezione? La risposta è: dipende. Nonostante la confezione esterna possa sembrare simile, il contenuto varia in modo significativo. C’è chi – come Clinians – si attesta su 30 pezzi, chi – come Nivea – si ferma a 25 e chi – come Acqua alle Rose o Lycia – scende a 20. Il fenomeno non risparmia neppure le saponette, il cui peso, nella gran parte dei casi, è passato da 100 a 90 grammi.



















































Make-up: cambia il formato… e il packaging

Anche il make up sta seguendo la stessa tendenza. Come ha evidenziato qualche mese fa Tiana Randall su Forbes, moltissimi marchi – tra i quali Milk, Benefit, Kylie Cosmetics e Pat McGrath – hanno ridotto il formato (ma non il prezzo) di blush, mascara, rossetti e lucidalabbra. 
Spesso il ridimensionamento si accompagna a un restyling del packaging, di cui vengono cambiate la forma, le dimensioni o i colori. In questo modo diventa difficile, per i clienti, rendersi conto che non vi è più la stessa quantità di prodotto.

I motivi (delle aziende) e i consigli (per i consumatori)

All’origine del fenomeno vi sono vari motivi. E’ probabile che il settore sconti un aumento dei costi di produzione, a partire dagli ingredienti, che va a impattare in maniera negativa sulla redditività. Così, per non ridurre la qualità, si interviene sulla quantità. Tuttavia è anche vero che, in linea di massima, la cosmetica garantisce marginalità rilevanti alle quali le aziende non vogliono rinunciare. La shrinkflation diventa, così, un modo per “salvare” sia i margini sia i volumi, almeno finchè i consumatori non scoprono il trucco. 

D’altra parte rendersene conto non è semplice, soprattutto nel caso di modifiche progressive. Bisognerebbe, infatti, ricordarsi di volta in volta quanto si è speso e per cosa. Senza contare che i prezzi, da un punto vendita all’altro, possono variare. Se, invece, si tratta di per capire che cosa si sta comperando davvero a quale prezzo, occorre valutare, oltrechè il prezzo a confezione, quello al millilitro o al grammo.

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18 gennaio 2026