New York – Perché Donald Trump vuole trasformare Minneapolis in una città militarizzata, dove comandano le bande armate e male addestrate dell’Ice? Dopo essere stato legalmente respinto in altri grandi centri del Paese, dove la Guardia Nazionale risponde ai governatori, il presidente sta ora mobilitando anche 1.500 paracadutisti. I militari, messi in stato di allerta nella base di Elmendorf-Richardson, rientrano in quella che Trump definisce minacciosamente una “pianificazione prudente”. Tutto questo avviene nonostante un giudice abbia esplicitamente vietato ai suoi 2.000 misteriosi agenti – provenienti da formazioni di estrema destra – di usare tattiche violente contro la popolazione che protesta pacificamente, protetta dai diritti costituzionali.

Protesta contro i rastrellamenti e le deportazioni dell'Ice a Minneapolis

Protesta contro i rastrellamenti e le deportazioni dell’Ice a Minneapolis

L’America, partendo proprio da Minneapolis e dal Minnesota, sta scivolando in un caos dove nessun diritto ha più valore e nessun passaporto americano viene più controllato prima di procedere ad arresti e deportazioni indiscriminate? Il bersaglio è tornato a essere la popolazione somala: oltre 80.000 cittadini regolarmente naturalizzati che il presidente da mesi ha cominciato a definire “spazzatura”, come se avessero violato sistematicamente le leggi sull’immigrazione.

Né l’Ice, né la Casa Bianca, e nemmeno l’Fbi o il Dipartimento della Sicurezza Interna forniscono spiegazioni. Tutti si limitano a fare da cassa di risonanza alle parole di un presidente che si sente un imperatore infallibile, ignorando il procuratore generale del Minnesota che continua a denunciare come gli uomini dell’Ice siano stati dispiegati illecitamente a Minneapolis. La minaccia di dispiegare 15.000 truppe in Minnesota è un tentativo per “intimidirci”, denuncia il sindaco di Minneapolis Jacob Frey (sotto inchiesta come il governatore del Minnesota). Parlando di “città sotto assedio”, Frey definisce il possibile schieramento “anti costituzionale”. “Non avrei mai pensato che potremmo essere invasi dal nostro stesso governo”, ha detto.

La situazione è drammatica: uno di questi agenti ha sparato e ucciso una donna bianca a pochi centimetri di distanza, mentre si trovava con le mani sul volante all’interno della sua auto, come in un’esecuzione. Un’altra donna è stata letteralmente estratta dal finestrino mentre urlava: “Sono una cittadina americana!”.

Minneapolis in fiamme, mobilitati anche 1.500 parà: “Trump vuole invaderci”. Il sindaco: “Non ci lasciamo intimidire”

Minneapolis adesso è in fiamme. La gente scende per le strade e sfida gli agenti perché non accetta che minaccino le loro vite con una presenza non richiesta. Sembra che gli agenti dell’Ice – che compiono rastrellamenti senza autorizzazione dei giudici in diversi stati, comprese le aree di Brooklyn e Long Island a New York – puntino all’esasperazione della popolazione. La polizia locale (che risponde ai sindaci) e gli sceriffi (che rispondono ai governatori) non collaborano ai rastrellamenti ordinati da Trump, ma nemmeno li ostacolano.

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I cittadini non capiscono più chi siano le forze chiamate a far rispettare l’ordine pubblico. In questo caos, gli agenti dell’Ice portano la scritta “Police” sulla schiena pur non essendo poliziotti e non essendo mai stati addestrati per esserlo. Quando si lanciano all’improvviso contro cittadini indifesi, col volto coperto e senza body-cam, fanno davvero paura: non sono riconoscibili né dalle uniformi né dal grado di chi li comanda.

Donald Trump ha già “assolto” l’agente dell’Ice che ha ucciso la donna a Minneapolis a sangue freddo, così come ha difeso tutti gli altri, senza verificare alcuna prova o attendere l’esito delle inchieste che l’Fbi conduce senza permettere alle forze locali di partecipare.