di
Francesca Basso

Sul tavolo i 93 miliardi di misure sospese. E la Francia chiede il «bazooka» commerciale

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BRUXELLES – La partita tra Unione europea e Stati Uniti si sposta da oggi al World Economic Forum di Davos, nelle Alpi svizzere, dove i leader europei e il presidente Usa Donald Trump si incontreranno di persona. Sul tavolo ci sono dossier cruciali come la pace in Ucraina, le rivendicazioni sulla Groenlandia e la ricostruzione di Gaza. Il risultato è talmente imprevedibile che il presidente del Consiglio europeo António Costa ha già convocato per giovedì sera un vertice straordinario: i leader Ue saranno pronti a discutere e a prendere le decisioni necessarie a seconda di come andranno i colloqui in Svizzera. Il rischio più alto è che Trump usi l’Ucraina come merce di scambio, strategia già usata in passato.

Le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico sono ai massimi dopo che Trump ha minacciato dazi pari al 10% su tutte le merci esportate negli Stati Uniti da otto Paesi, a partire dal primo febbraio: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Finlandia. I Paesi hanno reagito con una dichiarazione congiunta «come membri della Nato»: hanno ribadito l’impegno «a rafforzare la sicurezza artica come interesse transatlantico condiviso» e che l’esercitazione danese pre-coordinata Arctic Endurance «risponde a questa necessità» e «non rappresenta una minaccia per nessuno». Mentre Trump aveva accusato gli otto di avere «messo in pericolo» i piani per la sicurezza americana. Inoltre i Paesi hanno sottolineato che «le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente» e si sono impegnati a continuare «a essere uniti e coordinati» nella risposta e a difendere la loro sovranità.



















































Il premier britannico Keir Starmer ha sentito al telefono Trump e gli ha detto che è «sbagliato» imporre dazi agli alleati. Attorno agli otto si sono stretti gli altri Stati membri nella riunione degli ambasciatori presso la Ue che si è tenuta ieri pomeriggio e che ha messo a fuoco gli strumenti di risposta con cui presentarsi al cospetto di Trump per perseguire «una soluzione diplomatica» ma da una posizione negoziale più forte, spiegava ieri una fonte Ue. C’è la consapevolezza di avere a disposizione una serie di contromisure da mettere in campo se necessario, anche se c’è cautela. In mattinata fonti dell’Eliseo avevano fatto sapere che il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe chiesto l’attivazione dello strumento anti-coercizione, il famoso «bazooka» mai usato finora, per respingere le pressioni di Trump. Ma non siamo ancora a quel punto. Anche se, dopo aver consultato le cancellerie, il presidente Costa ha sottolineato in una dichiarazione «la prontezza» dell’Ue a difendersi «da ogni forma di coercizione» e la «valutazione condivisa secondo cui i dazi comprometterebbero le relazioni transatlantiche e sarebbero incompatibili con l’accordo commerciale Ue-Usa».

I gruppi della «maggioranza Ursula» hanno già chiesto di sospendere il voto del Parlamento europeo sull’intesa necessario per completarla. Intanto sul tavolo dei leader ci sono sempre i contro-dazi su merci Usa per un valore pari a 93 miliardi di euro: approvate il 24 luglio scorso, le contromisure sono state sospese fino al 6 febbraio in seguito all’accordo tra Ue e Stati Uniti. «L’Unione europea deciderà solo dopo l’1 febbraio se prorogare la sospensione o se far scattare le contromisure», ha spiegato una fonte diplomatica, sottolineando che «da parte dell’Ue vi è stato un elevato grado di consenso e unità».

Il Canada sta valutando l’invio di soldati in Groenlandia come segno di solidarietà della Nato con la Danimarca. Mentre la Germania ha fatto rientrare i 15 militari che erano sull’isola artica perché la loro missione di tre giorni era terminata. Anche il segretario dell’Alleanza Rutte ha avuto un colloquio con Trump sulla Groenlandia e ha detto di «non vedere l’ora di incontrarlo a Davos». La presidente della Commissione von der Leyen ha a sua volta parlato con Rutte, Macron, Starmer, Merz e Meloni: «Proteggeremo sempre i nostri interessi strategici economici e di sicurezza», ha scritto su X.

18 gennaio 2026