Il tema del fine vita torna ad accendere il dibattito nello studio di È sempre Cartabianca. Anche Mauro Corona, come aveva già fatto Diego Dalla Palma, rivendica la libertà di scelta sulla propria morte.
Il make up artist e imprenditore, ospite in studio, ha ribadito (lo aveva già dichiarato in un’intervista al Corriere, in occasione del lancio del suo libro: Alfabeto Emotivo, edito da Baldini + Castoldi) di aver già programmato il momento del suo addio e di non voler arrivare agli 80 anni. «Non mi sono mai sentito attaccato alla vita. E ora in particolare, prima di tutto, perché non mi sento più a mio agio in un mondo che non mi somiglia. Secondo, perché ho una serie di acciacchi di età. Di quelli che vengono a tutte le persone vecchie e sono i classici problemi, reumatismi, dolori articolari, difficoltà a dormire e piccole magagne anche nell’urinare, niente di grave», ha raccontato a Vanity Fair. «Eppure c’è questo desiderio di voler sapere se ho il tumore. No, non ho nessun tumore. Ho vissuto quasi due decenni con mia madre con l’Alzheimer, cosa che mi ha dato un atroce dolore, e con mio padre che aveva cinque malattie invalidanti. Vedendoli deperire, vedendo mia madre che faceva le cose più umilianti, come se fosse una bambina scema, mi ha sconvolto e mi sono allontanato dalla gioiosità stupida della vita superficiale, della vita dell’ovvio, della vita del banale. E poi c’è il dolore che ho subito vivendo».
Ma anche Mauro Corona, scrittore e alpinista, presenza fissa del programma, rivela di aver riflettuto da tempo sul tema e di aver già fatto una scelta personale. «Quando mi vedrò in condizioni non più accettabili deciderò io per me. Ho già tutto il piano pronto, ma sono anni che è così e non entro nel merito», afferma. E aggiunge una riflessione: «Si cerca sempre, brontolando e bofonchiando, di migliorare la condizione della vita. Certo. Ma io vorrei che si migliorasse la condizione della morte».
Lo scrittore ripercorre il calvario di un amico e denuncia ciò che considera accanimento terapeutico. «L’ho visto passare due mesi tra i contorcimenti, non gli faceva più effetto nemmeno la morfina. Chiesi al dottore di farlo fuori, di aiutarlo a smettere di soffrire, ma mi fu risposto che la vita è sacra e non si può», racconta. «Quando una persona è vegetale e sente dolori atroci bisogna toglierlo dalla vita».
Parole che Bianca Berlinguer ascolta con attenzione: «C’è chi crede che la vita sia sacra, che appartenga a Dio, e non la pensa come te». E ancora: «Purtroppo decidere della fine della propria vita non ce lo concedono, perché manca ancora una legge». La questione del fine vita, infatti, non ha ancora una cornice legislativa chiara, e continua a dividere coscienze, politica e opinione pubblica.