di
Cesare Giuzzi

La «nuova ricostruzione» promossa dai legali della famiglia della vittima è una mossa preparatoria in vista di una possibile richiesta di revisione della condanna. Mentre la controparte replica: «Allora estendiamo le analisi anche al computer di Chiara»

La sfida della contro inchiesta, con nuove ricostruzioni della scena del delitto, nuove consulenze informatiche e (presunte) nuove svolte che ancora di più — secondo gli avvocati della famiglia Poggi — inchioderebbero Alberto Stasi, il condannato. Dall’altro lato, i legali dell’ex fidanzato che mai come oggi vedono all’orizzonte una possibile nuova «verità storica e giudiziaria che certifichi una condanna ingiusta». Nel mezzo ci sono stoccate e colpi bassi via etere che si trascinano da 18 anni, fin dai tempi del primo processo per il caso Garlasco.

Quello tra i legali dei Poggi, gli avvocati Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni, e i difensori di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis è un duello che si riaccende ogni giorno. Intanto perché i legali dei genitori e del fratello di Chiara Poggi da sempre non credono non solo a «versioni alternative» rispetto alla verità giudiziaria che ha portato alla condanna dell’ex fidanzato a 16 anni in abbreviato, ma soprattutto perché hanno da subito mostrato una «ostilità totale» all’inchiesta dei pm di Pavia diretti da Fabio Napoleone e dei carabinieri di Milano. Tanto che nei giorni scorsi hanno ribadito che «l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale a una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi. Come abbiamo più volte denunciato si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione». Dichiarazioni che riecheggiano le parole «taglienti» del legale dell’ex pm Mario Venditti che nelle scorse settimane ha attaccato i magistrati parlando di «procura al servizio di un condannato».



















































In questo quasi anno di indagine però più volte sono stati i legali dei Poggi a «suggerire» mosse giuridiche anche agli avvocati del nuovo indagato Andrea Sempio, come quando hanno chiesto l’allargamento dell’incidente probatorio sul Dna anche alla ormai nota impronta 33 che, secondo la procura, inchioderebbe l’amico del fratello delle vittima. O come quando, in varie consulenze, non ultima quella sul Dna sulle unghie di Chiara Poggi, hanno ribadito la totale assenza di elementi scientifici nel lavoro dei pm contro Sempio e anche contestato i risultati della perizia di Denise Albani. La direzione «ostinata e contraria» rispetto alle nuove indagini degli avvocati di casa Poggi finita nella battuta sul vannacciano «mondo al contrario» pronunciata in aula dall’aggiunto Stefano Civardi durante un’udienza dell’indicente probatorio, affonda le sue radici nelle sentenze passate in giudicato che ancora restano il solo esito giudiziario definitivo del caso Garlasco. Per loro il colpevole c’è, è uno soltanto, e si chiama Alberto Stasi. Punto.

Così si spiegano le iniziative degli ultimi giorni. Per prima la «nuova ricostruzione del delitto» (rispetto a quanto scritto nelle sentenze) affidata al consulente Dario Redaelli, ex poliziotto della scientifica di Milano, che vedrebbero l’aggressione di Stasi a Chiara Poggi iniziare in cucina per poi spostarsi in sala. Il tutto per valorizzare al massimo il ritrovamento del Dna dell’ex fidanzato sull’Estathé nella spazzatura di casa Poggi mai analizzato prima. Elementi che i legali dei Poggi si dicono pronti ad usare per contrastare una eventuale «istanza di revisione» per Stasi. Poi c’è il nuovo «approfondimento informatico» sul pc dell’ex fidanzato che, per i consulenti dei Poggi, grazie all’uso di «software nuovi» è stato possibile «acquisire un dato di assoluta certezza», ossia che, quando lui si allontanò «quella sera» del 12 agosto 2007 «per 10 minuti», Chiara «aprì quella cartella chiamata”militare” coi file pornografici catalogati» dall’ex bocconiano. 

Per l’avvocato Gian Luigi Tizzoni con le nuove analisi informatiche dei consulenti Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, si è acquisita «la certezza» che Chiara abbia potuto vedere quella sera, prima di essere uccisa, «l’anteprima» di quelle immagini, mentre nel corso dei processi a carico di Stasi era sempre stato «un tema controverso». La nuova consulenza, secondo quanto annunciato, sarà depositata ai pm pavesi per sostenere la richiesta alla procura di un incidente probatorio sul pc.

Iniziativa che adesso trova la replica decisa dei legali di Stasi, Bocellari e De Rensis: «Ciò che certamente si può affermare è che, dai primi accertamenti, il dato fornito dalla difesa Poggi non risulta affatto confermato, come peraltro già stabilito in una perizia». Il dato ricavato dai Poggi, secondo i legali del condannato, è «totalmente irrilevante in considerazione del rapporto tra Alberto e Chiara, ormai ben noto a tutti» e che poi «va considerato con grande cautela, come certamente sanno i consulenti tecnici di parte che lo hanno fornito alla stampa». E anzi i legali ora rilanciano spiegano che «la difesa Stasi estenderà l’analisi forense, a questo punto, anche al computer di Chiara Poggi, per tutto quanto di interesse». Se un incidente probatorio «deve essere promosso, infatti, alla luce delle nuove indagini in corso» su Andrea Sempio, concludono gli avvocati, «è proprio su questo computer e non certo su quello di Alberto Stasi, che non potrà in nessun caso essere riprocessato». 

Per gli avvocati di Stasi «senza neanche attendere di valutare le indagini svolte in questo ultimo anno» con cui la procura di Pavia accusa Andrea Sempio dell’omicidio di Chiara Poggi, «vengono ventilati, nelle sedi mediatiche, asseriti nuovi elementi determinanti a carico del condannato-eterno processato che in nessun caso potrebbero essere utilizzabili processualmente» contro di lui «e che, viceversa, manifestano una significativa presa di posizione».

Ma perché così tanta attenzione oggi sui pc di Stasi e della vittima? Il motivo è semplice: anche la procura di Pavia si starebbe concentrando proprio su nuovi esami informatici (eseguiti sulle copie forensi realizzate all’epoca del delitto) e che potrebbero avere un ruolo decisivo non solo per sostenere la nuova ricostruzione del delitto, ma anche il tema del movente. Indiscrezioni di stampa hanno riguardato i filmati intimi tra Chiara e Alberto presenti sul pc della vittima. Video che Chiara Poggi aveva trasferito pochi mesi prima del delitto in una cartella protetta da una password. Circostanza che non era mai avvenuta negli anni precedenti, seppure quel pc fosse in uso condiviso anche con il fratello Marco e di conseguenza (benché saltuariamente) anche ai suoi amici. Qualcosa quindi l’aveva allarmata? 

Ultima questione: i tempi dell’inchiesta. Niente chiusura indagini a primavera, molto probabilmente si arriverà all’estate. La riforma Cartabia stabilisce per i delitti di particolare gravità che le indagini durino 18 mesi (e sei mesi aggiuntivi di eventuale proroga). Il lavoro degli inquirenti (ancora si attende la consulenza affidata alla anatomopatologa Cristina Cattaneo) non è ancora concluso.


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19 gennaio 2026