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Rinaldo Frignani e Ilaria Sacchettoni
Claudio Carlomagno si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lo stupore dei commercianti e vicini di casa: «Non sembrava un tipo violento o problematico»
Resta in silenzio Claudio Carlomagno. Sceglie di avvalersi della facoltà di non rispondere assistito dai suoi avvocati. All’uscita dal penitenziario il Procuratore capo di Civitavecchia Alberto Liguori si ferma davanti ai giornalisti parlando di «quadro indiziario robusto». A fronte di questo ci sono esami da fare e approfondimenti ancora da concludere. Il procuratore capo parla di «omicidio feroce e corpo irriconoscibile». Stamani i pm hanno delegato autopsia e altri accertamenti. Quanto all’arma, di sarebbe trattato di un coltello, anche se non vi sono ancora certezze.
Il marito di Federica era pronto alla fuga
Ed emergono altri particolari. Il marito di Federica Torzullo era pronto alla fuga. E ha tentato anche di disfarsi del corpo della moglie bruciandolo e rendendolo irriconoscibile. È quanto emerge dal decreto di fermo nei confronti dell’uomo, in carcere a Civitavecchia per l’omicidio della moglie commesso nella notte fra l’8 e il 9 gennaio scorsi nella loro villetta in via Costantino, ad Anguillara. Secondo l’accusa il 45enne non solo aveva intenzione di allontanarsi dalla cittadina, ma viene definito anche incapace di accettare la fine della relazione con la moglie che invece ne aveva da tempo cominciato a un’altra e aveva anche deciso di separarsi dall’uomo. Ma soprattutto Carlomagno ha tentato di nascondere le tracce del delitto.
La donna aveva intrapreso una nuova relazione
«In questo senso – si legge nel documento – deve essere valorizzato il contegno tenuto dopo la commissione del fatto, la dissoluzione dei suoi legami con il territorio, tanto in termini di rapporti familiari ed amicali quanto professionali, nonché l’attualizzazione del pericolo di fuga in relazione alla diffusione della notizia di ritrovamento delle spoglie di Federica». Per chi indaga inoltre «nel corso dell’indagine è emerso che i coniugi attraversavano una profonda crisi, tanto che gli stessi vivevano da separati in casa, e mentre Federica coltivava da tempo una nuova relazione affettiva, Carlomagno Agostino Claudio non era in grado di accettare la fine del matrimonio».
Ancora non si trova l’arma del delitto
Sul fatto che non si trovi ancora l’arma del delitto, non si esclude che Federica possa essere stata assassinata a mani nude dal marito, così anche sulle successive fasi dell’occultamento di cadavere, che gli è stato contestato insieme con il reato di omicidio volontario aggravato. Nel frattempo, i familiari di Federica sono chiusi nel dolore nella loro villetta a meno di due chilometri dal luogo dove è stato ritrovato il corpo della quarantunenne – in casa c’è il figlio di dieci anni -, così come i genitori del marito della vittima. Non è escluso che nelle prossime ore vengano sentite anche altre persone per completare il quadro indiziario nei confronti dell’uomo.
I vicini: «Una persona tranquilla»
Carlomagno viene ritenuto dagli stessi residenti di Anguillara come «incapace di commettere un delitto del genere» per come era conosciuto fino alla settimana scorsa. «Una persona tranquilla, un uomo che non ha mai dato problemi – raccontano al bar Colorado -, veniva qui spesso a prendere il caffè con il padre. Impensabile quello che è successo». Dello stesso parere Alessandro, uno dei vicini di casa della coppia, che abita in una villetta attigua a quella di marito e moglie. «Ho parlato con Claudio in alcune circostanze dopo averlo incontrato nel vialetto – racconta il giovane a spasso con il cane-. Non mi ha dato mai l’impressione di essere una persona violenta o problematica. Lo vedevamo giocare qui fuori con il figlio a pallone, parlavamo di palestra e di altro. La notte dell’omicidio non ho udito alcun rumore, né grida provenire dalla loro abitazione. Certo -conclude – adesso mi fa molto pensare il fatto aver condiviso anche solo quattro chiacchiere con una persona capace di fare una cosa di questo tipo».
I passaggi del decreto di fermo
Il decreto di fermo elenca dettagli della personalità e del contesto sociale in cui ha agito Carlomagno: «La dissimulazione della propria condotta, il contegno non collaborativo, il difficile contesto territoriale, consentono ragionevolmente di ritenere che un soggetto ormai privo di legami affettivi e professionali e deradicalizzato dal suo contesto abitativo, raggiunto dalla notizia del ritrovamento del corpo della vittima, sia in procinto di darsi alla fuga. D’altra parte, la gravità dei fatti commessi e le condotte agite al fine di dissimulare le proprie condotte, evidenziano la capacità di organizzarsi e, quindi, potenzialmente, anche la capacità di mettere in essere quanto utile a rendere effettiva la latitanza».
Ma nel provvedimento nei confronti del marito di Federica vengono ripercorsi anche i momenti del ritrovamento delle tracce di sangue nella villetta e in altri luoghi. “La presenza di tracce latenti di tipo ematico riconducibili a sangue umano sulla porzione di pavimento compresa tra l’inizio delle scale che conducono al primo piano e la soglia di ingresso, nonché nella camera adibita a cabina armadio del primo piano”, e anche all’interno dell’abitazione sono stati rinvenuti gli indumenti indossati da Carlomagno “sui quali sono state rilevate tracce latenti di natura ematica riconducibili a sangue umano” su pantalone, felpa e maglietta. “Il successivo spostamento delle spoglie di Federica, ormai esanime, emerge chiaramente tanto dalla visione delle telecamere di videosorveglianza, tanto dai risultati delle attività di ispezione nella Kia e nel deposito aziendale e sul bobcat in uso alla ditta Carlomagno”. Dall’analisi delle immagini di videosorveglianza è inoltre emerso come l’indagato sia uscito dall’abitazione coniugale alle 7.35 per raggiungere il deposito alle 7.40 del 9 gennaio per restarci fino alle 8.45.
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19 gennaio 2026 ( modifica il 19 gennaio 2026 | 15:38)
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