A oggi i medici non dispongono di biomarcatori (indicatori biologici misurabili come molecole, geni o immagini) affidabili per identificare i pazienti ad alto rischio di attacchi futuri e per distinguere tra pazienti stabili e soggetti a gravi riacutizzazioni. La svolta, però, potrebbe arrivare da uno studio del Mass General Brigham di Boston e dell’istituto Karolinska di Stoccolma. Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, viene messo a punto un nuovo metodo basato sul prelievo di sangue per gestire al meglio l’asma nel lungo periodo. Gli esperti hanno analizzato i dati sanitari di oltre 2.500 persone, scoprendo che le concentrazioni di due tipi di molecole, sfingolipidi e steroidi, possono predire il rischio di riacutizzazione in un periodo di cinque anni.