di
Simone Canettieri

Ma oggi il Consiglio dei ministri non dovrebbe votare il nuovo decreto, troppi nodi ancora da risolvere

Veloci, ma con giudizio. Ci sono risposte da dare in fretta all’opinione pubblica sulla violenza minorile, ma la scrittura dei testi è «sacra»: in mezzo c’è anche il confronto informale con il Quirinale, che ancora non risulta partito. Ecco perché il nuovo decreto Sicurezza, tanto evocato dal governo negli ultimi giorni, non sarà varato dal Consiglio dei ministri di oggi. Salvo colpi di scena. 

Nel pomeriggio la premier Giorgia Meloni — rientrata ieri sera in Italia dopo la missione in Asia — riunirà i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani, Maurizio Lupi di Noi Moderati, i ministri dell’Interno e della Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, e il sottosegretario Alfredo Mantovano per decidere cosa inserire nel provvedimento. «Atteso già a partire dalla prossima settimana, al primo Cdm utile», ha spiegato il leader del Lega, autore ormai di un’offensiva tambureggiante (solo ieri: due interviste, un punto stampa e una nota).



















































Il vertice sarà aperto anche ai sottosegretari del Viminale. Al contrario, non dovrebbe partecipare all’appuntamento il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara (ha un aereo alle 18 per volare in Polonia per il «Viaggio della memoria» con gli studenti). E comunque la proposta dei metaldetector nelle scuole non entrerà nel decreto Sicurezza, ma sarà oggetto di una prossima riflessione con Piantedosi.

Oggi è il giorno delle scelte. A Palazzo Chigi saranno esaminati 65 articoli. Sono la somma di un decreto (25) e di un ddl (40). Tutto il governo, a partire dalla premier Giorgia Meloni vuole dare un segnale, convinti che serva una «scossa» sulle baby gang e sui coltelli facili (la cui vendita ai minori sarà vietata). Ma anche sui furti in casa e sugli scippi. Per non parlare delle sanzioni amministrative nei confronti dei genitori dei minori che commettono reati, ma anche dei maggiorenni che delinquono: rischiano di perdere la patente, il passaporto o l’auto (nel caso di chi spaccia). Su queste direttrici il centrodestra è compatto: servono soluzioni «concrete» e «subito».

Tutte le misure più forti sono inserite nella bozza di disegno di legge, non in quella del decreto (che annovera per esempio l’istituzione di zone rosse temporanee).

In questo scenario all’insegna dell’interventismo generale spicca Salvini. Il capo dei leghisti continua, giorno dopo giorno, ad aggiungere proposte, a suggerire norme che dal disegno di legge dovranno entrare nel decreto. Nella corsa alla paternità della stretta securitaria, per il Carroccio si tratta anche di «una sfida» agli alleati. Come per il caso del rimpatrio dei ragazzi stranieri che commettono crimini. Una norma, lo ha raccontato ieri il Corriere, che non convincerebbe però il ministro Piantedosi perché entrerebbe in conflitto con norme europee vigenti. 

«Possiamo anche immaginare di rimpatriare i minori irregolari che delinquono in Italia ma abbiamo qualche problema con i rimpatri e questo problema riguarda soprattutto i giudici che molto spesso evitano che si facciano dei rimpatri», ha spiegato a Start di Sky TG24 Francesco Filini di Fratelli d’Italia.

La strada del decreto resta quella più veloce e d’impatto, passare dal disegno di legge in Parlamento allungherebbe i tempi, favorendo il confronto con le opposizioni. «Un modo per stanarle sulla sicurezza», riflettono dal governo.
Nel giorno del rientro di Meloni a Palazzo Chigi — subito attesa fra due giorni da una doppia trasferta a Davos e a Bruxelles — il centrodestra cercherà di arrivare a dama, dopo giorni di annunci e norme saltellanti. Salvini ha già fatto sapere che continuerà a battere sull’argomento, come se fosse un ministro dell’Interno ombra: l’appuntamento del fine settimana della Lega a Roccaraso avrà al centro proprio la spinta sulla sicurezza.


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19 gennaio 2026