di
Alessandra Arachi

L’attore aveva aggredito il re dei paparazzi: «Adesso mi sento più tranquillo. Ho visto più tranquillo anche questo grande attore che amo e amerò sempre»

Si abbracciano a favore di telecamere, sullo sfondo le vetrate dell’Harry’s bar, il più iconico tra i bar della Dolce Vita. Durante l’abbraccio Rino Barillari azzarda anche un lieve bacio, a fior di guancia. Gerard Depardieu non ricambia, rimane immobile. «Ma quando eravamo dentro mi ha chiesto scusa», garantisce il king dei paparazzi, ieri mattina per l’occasione impeccabile in un completo blu di sartoria, alleggerito dall’arancione acceso della cravatta. Pace fatta. E, soprattutto, querele stracciate.

Fece molto rumore la loro rissa. Maggio 2024. L’attore sferrò tre pugni al più famoso tra i fotografi del jet set. E fu subito Dolce Vita. L’Harry’s bar era sempre lì a fare da protagonista, ora come allora. Anche Barillari era lì, ora come allora, quando il suo obiettivo catturava i volti di Sofia Loren, Marcello Mastroianni, Ingrid Bergman, Brigitte Bardot. E poi: Federico Fellini. Fu lui che per Barillari inventò l’appellativo: il re dei paparazzi, The king, appunto. Che adesso si aggira tra i tavoli, questa volta dall’altra parte dell’obiettivo. Disinvolto e felice delle telecamere puntate. Sorride. «Adesso mi sento più tranquillo. Ho visto tranquillo questo grande attore che amo e amerò sempre». The king gira in mezzo ai cronisti, e dice che l’attore ha chiesto scusa anche agli italiani.



















































Depardieu è andato via. All’Harry’s bar è rimasto il tempo della remissione della querela. Anzi, delle querele: la giovane accompagnatrice dell’attore ne aveva infatti sporta una nei confronti di Barillari. Una gran confusione, quel giorno. Ognuno se la prese con l’altro.

Certo l’evidenza c’era, Barillari quel giorno di maggio finì all’ospedale con dieci giorni di prognosi. Ma la giovane Magda Vravusova insieme a Depardieu dichiarò di essere stata aggredita. E da Parigi partì la querela. Lei era stata lesta a tirare addosso al fotografo il ghiaccio della glacette. Ma la coppia fu altrettanto lesta ad abbandonare l’Harry’s bar e correre in Francia.
Piero Lepore se lo ricorda qual giorno. Gestisce l’Harry’s bar di via Veneto, la memoria è importante per lui e a memoria ricorda pure che all’attore vennero servite trofie cacio e pepe con tartufo. Adesso per Depardieu non ha avuto il tempo di preparare nemmeno un caffè. L’attore non voleva nemmeno uscire per fare le foto. Ma c’era un contratto che lo prevedeva. Il king ha rimesso la querela e rinunciato ai soldi in cambio di quella foto. Chi meglio di lui può conoscere il valore di un simile scatto?

Firma, bacio, foto. Punto. Depardieu avrebbe voluto infilarsi in auto. E via. Ma della sua Mercedes nera non c’è traccia. E così si trova a girare in tondo inseguito da una ressa di cronisti. Il suo incubo peggiore. Qualcuno gli chiede anche se questa pace può servire pure a lavare la sua immagine dopo le brutte accuse di volenza che lo hanno segnato.

Depardieu rimane muto. Abbassa il volto, il suo avvocato, Fabrizio Siggia, lo copre. «Nessuna immagine da lavare». Ma la ressa non sciama. L’autista non arriva. L’attore si rifugia di nuovo dentro al bar, questa volta dal retro. Si siede in un angolo. E si lascia andare: «Non ho niente da dire, avete cose molto più importanti di cui occuparvi. Ci sono le guerre, anche se voi siete fortunati, avete Giorgia Meloni». La Mercedes sgomma fuori dalla porta. Adieu.


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19 gennaio 2026