di
Rinaldo Frignani e Ilaria Sacchettoni

Il 45enne aveva saputo di recente del nuovo compagno della donna. La madre assessora di Claudio Carlomagno si dimette

Roma – A chiamare per primo il 9 gennaio scorso, preoccupato perché Federica non rispondeva al telefono, è stato il nuovo compagno della 41enne con la quale aveva una relazione da mesi. Una stranezza secondo l’uomo, residente ad Ascoli, sentito subito dai carabinieri, che poi si sarebbe rivolto ai familiari della donna per segnalare quello che era accaduto. Forse pensando già al peggio. Un allarme iniziale — seguito dai tentativi di rintracciarla fatti dai colleghi del Centro meccanografico delle Poste —, che si è poi rivelato purtroppo concreto, tanto che i genitori di Federica Torzullo quello stesso giorno si sono recati dai carabinieri per sporgere denuncia.

Quale arma, quale movente, quale modalità

 Con loro anche il marito di Federica, Claudio Carlomagno — ora in carcere a Civitavecchia accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere — accompagnato dalla madre Maria Messenio, ormai ex assessore alla Sicurezza di Anguillara (si è dimessa ieri), il paese a nord di Roma dove tutti vivono. Ieri all’interrogatorio fissato dal pm alla vigilia dell’udienza di convalida davanti al gip, il 45enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha scelto di rimanere in silenzio, come dal giorno della scomparsa della moglie, nonostante gli indizi raccolti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia, coordinati dalla Procura di Civitavecchia.
È più che probabile che, alla fine, i magistrati contestino il femminicidio ma, come ha spiegato il procuratore capo Alberto Liguori, per prima cosa occorre rispondere a tre interrogativi. Quale arma («Una o più armi bianche» ha spiegato Liguori). Quale movente. Quale modalità.



















































S’indaga sulla premeditazione

Gli approfondimenti sulle tracce ematiche e biologiche dovranno servire a questo. Quanto alla premeditazione, è presto per parlarne: «Bisognerà stabilire se e quando la terra sia stata smossa per capire se l’indagato avesse preparato il terreno ma servirebbe un agronomo», dice il procuratore capo.
L’udienza per la separazione e l’affidamento del figlio di 10 anni era già stata fissata la scorsa settimana ma adesso gli investigatori stanno cercando altri elementi proprio per valutare se il delitto sia stato premeditato. E, come sottolinea il procuratore, «il coinvolgimento di altri». Solo dopo Capodanno Carlomagno sarebbe stato messo al corrente dalla moglie dell’esistenza di un altro uomo. Proprio Federica avrebbe confidato a un’amica, durante la serata dell’ultimo dell’anno, che prima dell’udienza per la separazione lo avrebbe detto al marito. Un gesto di trasparenza e onestà che il 45enne potrebbe aver invece sfruttato per mettere in atto un piano forse organizzato da tempo.
 

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L’uomo ha cercato di rendere il volto di lei irriconoscibile

Un delitto orribile, con Federica raggiunta da almeno tre fendenti alla gola — sarà l’autopsia a confermare se siano stati questi i colpi mortali —, quindi caricata dal marito nel bagagliaio della sua Kia Sportage e sepolta in una buca profonda più di due metri scavata a tempo di record con un bobcat nel terreno della ditta di Carlomagno distante appena un paio di chilometri dalla villetta. Prima, secondo l’accusa, il marito ha cercato di rendere irriconoscibile il volto della moglie, martoriandolo con il fuoco e forse con un oggetto pesante, un badile, dopo aver fallito nell’intento di farne a pezzi il corpo.

Nel piano di Carlomagno c’era la fuga

I carabinieri hanno ricostruito quanto accaduto prima in casa — dove la vittima era tornata dal lavoro la sera dell’8 gennaio alle 19.25 per non uscirne più —, quindi nella sede della società del marito dove lui si è trattenuto dalle 7.40 alle 8.45 del giorno successivo, riuscendo anche a inviare messaggi alla suocera Roberta con il telefonino della vittima, fra le 7.55 e le 8.05, fingendosi lei. Ma nel piano di Carlomagno, come evidenziato nel decreto di fermo, c’era anche la fuga. Oltre al «contegno tenuto dopo la commissione del fatto», si sottolinea che l’uomo è «privo di legami con il suo territorio, posta la dissoluzione dei suoi rapporti e l’alienazione del contesto di vita. Già prima dei fatti, la sfera di vita dell’indagato era caratterizzata dall’assenza di forti legami relazionali e conflittuali con la famiglia di origine». Con la quale tuttavia è rimasto nascosto per dieci giorni.


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20 gennaio 2026 ( modifica il 20 gennaio 2026 | 09:36)