Brignone, una grande prova: «Che ansia al cancelletto, poi a metà pista mi sono ricordata di respirare»
(di Flavio Vanetti) Un lungo respiro al cancelletto di partenza, poi bastoni fuori, spinta e avanti a scoprire che cosa le riservava lo sci e il gigante di Kronplatz nel momento del suo rientro alle gare 292 giorni dopo l’incidente del 3 aprile 2025 agli Assoluti che le ha sfasciato la gamba sinistra: dopo 1’14’’72 (il suo tempo) Federica Brignone ha scoperto che si può fare. Ha chiuso la prima manche settima e il piazzamento vale la promozione al secondo round, cosa tutt’altro che scontata.
Il risultato si sposa poi alla prestazione: al di là del tempo – ottimo, date le circostanze – c’è la risposta agonistica su una pista già di suo difficile che il tracciatore Heini Pfitscher, italiano, ex tecnico delle giovanili azzurre ora in forza alla Svizzera, ha reso più complicata con parecchi passaggi angolati. Federica ha sbavato leggermente subito dopo il via, poi è sembrata inclinarsi un po’ troppo, ma nella seconda parte, dal muro fino al traguardo, ha trovato un ritmo non molto distante da quello dei giorni migliori.
Per ora va bene così, il distacco dalla leader provvisoria, Sara Hector, non è trascurabile (1’’18) ma non tremendo; rispetto poi alla seconda, la svizzera Camille Rast, lo scarto è di 1’’03 mentre guardando alla terza, l’austriaca Julia Scheib (che guida la classifica di specialità, ndr), si scende abbondantemente sotto il secondo (79 centesimi). Pur essendo necessario rimanere con i piedi per terra si può quindi dire che quella di Federica è stata fin qui una bella prova, diciamo pure al di là delle attese (ma non troppo al di là, visti il valore e il carattere della nostra campionessa). Federica al parterre, in attesa di prepararsi per la seconda manche, era sorridente. Ma ha ammesso che non è stato semplice ricominciare.
«Sì, è stato difficile. Ero tranquilla, ma poi, quando ho messo i bastoncini fuori dal cancelletto, mi sono domandata se fossi davvero pronta. Ho commesso subito un piccolo errore, ero poi rigida e temevo di non essere profonda nell’azione. Ma a metà percorso mi sono ricordata di respirare e tutto è andato meglio. Dolore? Non tanto, l’adrenalina che avevo in corpo mi ha aiutato. Sono tanto felice, ho rotto il ghiaccio, vediamo la seconda manche: ho voglia di ritrovare tutte le mie sensazioni».
L’Italia ha avuto anche una buona Lara Della Mea (decima) e anche Asja Zenere ha disputato una bella prima manche (dodicesima) con il rimpianto di un paio di indecisioni. Sofia Goggia, invece, è scivolata ben presto ed è caduta. È un deciso passo indietro rispetto alle ultime uscite in gigante, ma adesso la missione di Sofia è di concentrarsi sulle prove veloci – prima dei Giochi ci saranno quelle di fine mese a Crans Montana – e di lavorare sul morale, che di sicuro non è allo zenith.