di
Barbara Visentin
Lo storico batterista della Pfm compie 80 anni: «Il mio nome? Mio padre, oboista, mi chiamò così in onore dei compositori Liszt e Schubert»
Per Franz Di Cioccio la domanda non è come si faccia ad avere ancora voglia di stare sul palco, ma come si faccia a starci lontani. «Me lo sono sempre chiesto, visto che non ho nessuna intenzione di smettere – dice il leader della Pfm che compie 80 anni il 21 gennaio -, ho sempre voglia di suonare, il rapporto con il pubblico ti rimane dentro e la musica ti avvolge. Io dico che abbiamo le orecchie apposta per sentire la musica».
Una passione, la sua, che già aleggiava in famiglia: «Mio padre era un grande oboista, io da piccolo gliel’ho masticato tutto, ogni mattina mi diceva “vediamo dove me l’hai rovinato” – racconta Di Cioccio -. Successivamente ho provato a imparare, ma mi faceva venire dei tagli alle labbra e non potevo baciare le ragazze. Appena ho iniziato a suonare la batteria, ho capito che avrei fatto quello nella vita».
D’altra parte, proprio il padre sognava per lui un percorso artistico: «Mi diede il nome Franz in onore dei grandi compositori come Liszt, Schubert e Lehar, aveva già deciso che il suo terzo figlio sarebbe diventato un musicista. Ma il prete non era d’accordo, inoltre eravamo alla fine della seconda guerra mondiale e i nomi tedeschi non erano ben visti. Papà non volle sentire ragioni, mi portò via dalla chiesa e il prete ci rincorse. Ottenne di tenere all’anagrafe Franz, ma Renzo divenne il mio secondo nome».
Dal 1970 Di Cioccio è colonna portante della Pfm, con cui è in tour anche in questo periodo con «Doppia Traccia», concerto che per metà è dedicato ai brani di Fabrizio De André e per l’altra metà a quelli della Premiata Forneria Marconi: «La cosa più bella è che non facciamo mai due serate uguali, è come se ricominciassimo sempre da capo. Il pubblico lo sa e ogni live diventa una magia».
Negli anni, ha lavorato con tantissimi grandi: «Battisti e De André sono quelli che sento ancora più vicini. Se penso a musicisti non italiani invece sono affezionato agli Emerson, Lake & Palmer, Steve Hackett e Ian Anderson, con cui siamo proprio amici, da poco siamo andati a vedere un concerto dei Jethro Tull e ci ha ospitato nel suo camerino per quasi un’ora. Santana è una grande persona, una volta in un festival in America ci cedette un pezzo del suo concerto perché il pubblico ci acclamava e un’altra volta prestò la sua chitarra a Mussida quando avevano rubato gli strumenti alla Pfm».
Altri ricordi speciali, prosegue, sono legati a Phil Collins: «Dichiarò che senza la Pfm i Genesis non sarebbero diventati i Genesis. Quando avevano iniziato, il prog non era ancora conosciuto in Inghilterra, mentre in Italia già funzionava. Loro infatti sono venuti subito in Italia, la terra del prog a quei tempi grazie a band come la nostra, e più volte abbiamo suonato insieme».
Fra i loro brani, «Impressioni di settembre» è diventata uno dei capolavori imprescindibili della musica italiana, oltre ad aver avvicinato il pubblico italiano alla novità del sintetizzatore: «Quella canzone è una bandiera degli anni 70 ed è rimasta in classifica tantissimo – dice Di Cioccio -. E poi il primo disco della Pfm è stato il primo album di un gruppo italiano ad andare ai vertici delle classifiche, sono belle soddisfazioni».
Così come lo è l’entusiasmo del pubblico ogni volta che Di Cioccio si alza dalla batteria e arriva a centro palco per cantarla, con le bacchette infilate nei pantaloni e l’immancabile bandana in testa. Oltre che la maglietta con scritto «Randagio», testimonianza di un’altra sua grande passione, quella per gli animali: «Io e mia moglie abbiamo sei cani e sette gatti. E quelle magliette sono di un’associazione che aiuta i cani e li porta nei rifugi, un modo per sensibilizzare le persone alle adozioni degli animali e al mantenimento dei rifugi e dei canili in maniera equa».
Proprio in questo periodo Di Cioccio si sta battendo contro la modifica della legge sui canili in Abruzzo: «Deve esserci amore nei confronti degli animali, non profitto».
E se per i suoi 80 anni afferma di non avere desideri inespressi, le attività artistiche vanno avanti e si espandono: «C’è un progetto ancora agli inizi che prenderà vita: la Pfm Dance Company. Una compagnia di danza che affronterà nelle proprie produzioni solo dischi della Pfm».
20 gennaio 2026
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