«Il ruolo del centrale è sacrificio, spesso il lavoro fatto in campo non si vede dai punti effettivi, ma dal cambiamento di rotta che si può dare alla partita». Cinquantadue muri vincenti e un primato che racconta solo in parte la stagione di Anna Gray. La centrale della Reale Mutua Fenera Chieri ’76 guida la classifica delle “blockers” della Serie A1 e si appresta a scendere in campo stasera alle 20 a Macerata, in un turno infrasettimanale che potrebbe consolidare il suo dominio a muro. Numeri importanti, ma dietro alle statistiche c’è soprattutto una presenza costante, lucida, capace di incidere anche quando il tabellino non rende giustizia.
Si parla spesso di lei come di una «trascinatrice silenziosa»: si riconosce in questa definizione?
«Sì. Mi piace pensare di essere d’aiuto alla squadra e fare parte di un sistema di gioco che si basa anche sulle mie doti. Spesso il lavoro fatto in campo dal centrale non si vede dai punti effettivi, ma da ciò che contribuisce a cambiare l’inerzia della partita. Le finte in attacco o i palloni toccati e smorzati a muro sono una parte fondamentale».
Questa leadership nasce dal carattere o dall’esperienza?
«Credo sia un insieme delle due cose. Nel tempo ho scoperto le mie potenzialità e le sto coltivando, ma è anche parte del mio carattere. Non amo essere al centro dell’attenzione. In campo, grazie alle mie compagne, ho trovato uno spazio in cui riesco a esprimermi».

Cinquantadue muri vincenti e primo posto tra le “blockers”: quanto lavoro c’è dietro questi numeri?
«Tantissimo. Mi alleno molto per aumentare la mia efficacia e presenza a muro. È un percorso che porto avanti da anni e voglio migliorare ancora. Essere davanti a giocatrici come Antropova, Danesi, Butigan e la mia compagna di squadra Cekulaev è stimolante».
Contro Vallefoglia c’era uno scontro diretto con Butigan: lo ha vissuto come una sfida personale?
«Quella c’è sempre, contro ogni avversaria. Mi aiuta e mi diverte, senza mettermi pressione».
Il muro è più istinto o più studio delle avversarie?
«È un mix. Lo studio è fondamentale: capire le caratteristiche degli attaccanti e la distribuzione del palleggiatore imposta il muro-difesa. Poi però conta la lettura dei momenti e, in alcuni frangenti, entra in gioco l’istinto».
Quanto conta la lettura rispetto alla fisicità pura?
«La fisicità aiuta, ma non è tutto. Non mi considero un centrale fisico, forse sono anche sotto la media per altezza. Faccio della lettura la mia arma principale».
Il tabellino spesso non racconta tutto: quanto è importante il “lavoro sporco”?
«È importantissimo. Ognuna di noi ha un ruolo essenziale: c’è chi mette giù i palloni e chi dà ordine al gioco, come cerco di fare io».
L’arrivo di Nicola Negro in panchina cosa ha cambiato?
«Ha introdotto un sistema di gioco diverso e una mentalità vincente. Mi ha dato fiducia senza regalare nulla».
Dopo tre stagioni, cosa rappresenta oggi Chieri?
«Il posto in cui mi sono scoperta come giocatrice. È casa e famiglia, un ambiente che permette di lavorare bene e crescere senza pressioni».
Che momento sta vivendo la squadra tra Macerata e la semifinale di Coppa Italia?
«Sono appuntamenti stimolanti. La semifinale è un traguardo importante, ma penso una partita alla volta. Con impegni così ravvicinati è fondamentale restare nel presente, sapendo che non abbiamo nulla da perdere».
La Nations League con l’Italia di Velasco che segno ha lasciato?
«Un’esperienza unica. Mi ha aiutata a conoscermi meglio e a credere di poter puntare in alto».
Fuori dal campo come stacca?
«Con una vita semplice: casa, famiglia, libri, un film, una colazione in compagnia. Recupero energie così. Sono impegnata ad arredare casa con il mio fidanzato. Studio Psicologia, ma è difficile conciliare gli esami con gli impegni sportivi».
Una parola per questa stagione?
«Emozionante».