di
Francesca Angeleri

L’attrice al Teatro Gioiello di Torino. «Nella vita so fare solo questo. Mi sento una donna inutile se non sto in palcoscenico. Mi dà la gioia di vivere, di sentirmi coraggiosa e bellissima e intelligentissima. Non come il cinema…»

Qualcuno glielo dovrebbe dire, a questi registoni impegnati contemporanei, che Anna Mazzamauro è una delle migliori e più grandi attrici che abbiamo in Italia. Che la Signorina Silvani è morta (lei la uccide in scena) e che si merita di interpretare un grande dramma. Alla fine agli attori serve un dramma per liberarsi dal pregiudizio. Anna sogna Medea. Ma è anche sicura che non gliela faranno fare. Che ingiustizia. Brava. Bravissima… Anche meno è il suo spettacolo, scritto e interpretato da lei con la partecipazione di Paolo Bonanni e la regia di Livio Galassi, al pianoforte Sasà Calabrese. Mercoledì sera al Teatro Gioiello di Torino.

Mazzamauro, perché una sola serata sabauda?



















































«Mi è dispiaciuto molto che mi abbiano dato un solo giorno. Amo immensamente Torino, è qui che è cominciata la mia carriera. Credo che Luciano Cannito avesse già organizzato la stagione, restava solo questo tempo. Meglio questo di niente, no?».

Certamente. Brava. Bravissima lo è senza alcun dubbio. Anche meno?

«Brava e bravissima è come mi sento davvero appena salgo sul palcoscenico. Ma, siccome non sono cretina, ho sentito il bisogno di aggiungere “Anche meno”. Non è modestia, è consapevolezza. “Anche meno” è il modo per non prendermi in giro, per tenere insieme sicurezza e ironia».

La commedia gira intorno a lei, giusto?

«Lo spettacolo nasce dal rapporto con il pubblico, dal chiedergli di farmi sentire ancora una terribile spadaccina e un po’ sbruffona, e dal restituire in cambio la grazia e la bellezza di tutto quello che ho amato e odiato. E che continuerò ad amare e odiare».

Potrebbe mai fare a meno del palcoscenico?

«Io nella vita so fare solo questo. Mi sento una donna inutile se non sto in palcoscenico. Mi dà la gioia di vivere, di sentirmi coraggiosa e bellissima e intelligentissima. Non come il cinema…».

Cosa le ha fatto di brutto il cinema?

«Ultimamente, mi ha considerata solo un’anziana signora. Una caratterista, che è un termine che mi fa venire le bolle sul corpo. Mi hanno trattata come una vecchia con la parrucca bianca, una che può dire solo qualche battuta volgarotta giusto per far ridere. Ho sofferto moltissimo sul mio ultimo film, è stato un incubo».

Anche se in scena la uccide: un pensiero d’amore alla Silvani?

«La Silvani è una creatura teatrale, io almeno l’ho sempre intesa così. Lavorare con Paolo (Villaggio, ndr) era come recitare sul palcoscenico, era una corrispondenza di amore per la recitazione. Ricordo una scena in cui la Silvani finalmente si lascia andare con Fantozzi, prima di girare avevano preparato uno specchio, e io per la prima volta non ho visto né Anna né la Silvani, ma una donna che aspetta di essere amata. Quando è arrivato Paolo, ho visto lo stesso miracolo nei suoi occhi: non era più né Paolo né Fantozzi, era un uomo che stava per amare una donna. Mi ha guardato e mi ha detto: “Quanto sei bella”. È stato un miracolo, durato pochi istanti, ma è la prova di cosa significa recitare con la gioia del teatro dentro l’anima, nel cuore, nella testa, nella pancia. È un momento che ricorderò per sempre».

Ma è colpa della Signorina se non le fanno fare Medea?

«Interpretare Medea sarebbe stato sempre un mio desiderio… forse la gente farebbe fatica a credere a una Silvani che fa Medea. Mi vendico, e uccido io la Silvani a teatro. In fondo, la mia Medea la faccio comunque…».

Quale personaggio della pièce ha più nel cuore?

«C’è un femminicidio. E una prostituta va in paradiso. E ci va non perché è prostituta, ma perché non è la Sua, di quello che la uccide. E in paradiso, legge una lettera a sua figlia: “Figlia mia, figlia di puttana… scusa amore, non ti volevo offendere. Volevo soltanto raccontarti quello che faceva tua madre quando era viva”. Canta anche “Parlami d’amore Marì”, la Madonna». 


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20 gennaio 2026