Bologna, 20 gennaio 2026 – Cancellato il provvedimento Città 30 fortemente voluta dall’amministrazione Lepore. Il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso dei tassisti e annullato il provvedimento e “Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze istitutive delle zone in cui il limite di velocità è stato portato a 30 chilometri orari”.
La sentenza: “Limite di velocità generalizzato e non strada per strada”
“A prescindere dai positivi e desiderabili effetti di riduzione degli incidenti avvenuti nel 2024 e 2025 e delle vittime – recita la sentenza – cionondimeno l’individuazione delle strade assoggettate al limite di 30 chilometri orari non risulta essere avvenuta nel rispetto della vigente normativa”. Il Tribunale riconosce “la violazione dei limiti alla competenza regolatoria del Comune in materia di circolazione e sicurezza stradale, avendo, quest’ultimo, introdotto un nuovo limite di velocità generalizzato e non anche, così come consentito dalla legge, da applicarsi a singole strade presentanti caratteristiche peculiari rispetto ad ogni strada urbana”.
Sempre secondo i giudici, il Comune ha “portato all’estensione di un generalizzato limite di velocità di 30 chilometri al 64% della rete stradale urbana, laddove ciò avrebbe dovuto avvenire limitatamente a specifiche strade, puntualmente individuate”.
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La città 30 è stata istituita a inizio 2024 a Bologna (Foto Ansa)
Il sindaco Lepore: “Andiamo avanti, l’obiettivo è salvare vite sulla strada”. Campaniello: “Boicottaggio politico”
“La sentenza del Tar pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere – commenta il sindaco Matteo Lepore in una nota – ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La Città 30 quindi andrà avanti. Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono e noi siamo con loro, con l’obiettivo che abbiamo sempre avuto e rivendicato: salvare vite sulla strada, ridurre e prevenire gli incidenti e in questi due anni abbiamo dimostrato che è possibile. Domani terremo una conferenza stampa per entrare nel merito delle nostre prossime iniziative, proprio perché a questo scenario eravamo preparati. Il centrodestra invece di collaborare sulla sicurezza stradale ha fatto di tutto per boicottare il nostro provvedimento. Ringraziamo le associazioni dei familiari delle vittime della strada, gli attivisti, le città che stanno adottando questa misura, i tanti parlamentari e le forze politiche che sono al nostro fianco in questa battaglia”.
Si aggiunge l’assessore Michele Campaniello per cui “ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di boicottaggio politico, messo in atto dal Governo sulla pelle dei cittadini. Ancora una volta Bologna deve pagare lo scotto di non allinearsi alle scelte del Governo Meloni. Ma noi, come sempre, andremo avanti pensando esclusivamente al bene della comunità, alla sicurezza delle persone e all’interesse pubblico, non alle strumentalizzazioni politiche”.
L’assessore regionale Priolo: “E’ diventato uno scontro politico”
“Non credo che il Comune di Bologna farà ricorso al Consiglio di Stato. Presumo che il Comune sia in possesso di tutti i dati per un ulteriore provvedimento. Non faranno ricorso a Consiglio di Stato, ma proveranno a motivare ambito per ambito la riduzione del limite”. È l’assessora regionale ai Trasporti dell’ Emilia- Romagna, Irene Priolo, ad anticipare le prossime mosse del Comune di Bologna dopo la bocciatura al Tar dell’ Emilia-Romagna di Città 30. “Siamo abituati ad avere un sindaco che va in fondo fino alla fine in ogni battaglia. Credo che proverà a portare avanti anche questa. Se non si vuole impugnare il provvedimento, il Comune dovrà conformarsi alla sentenza motivando ambito per ambito le sue scelte. Ma è importante salvaguardare la natura del provvedimento”, afferma Priolo. “Vista la complessità della situazione dei cantieri, era difficile spiegarlo ai cittadini. Il provvedimento era stato comunicato, gli incidenti si sono ridotti, ma essendo il Comune di centrosinistra e il governo di destra, è diventato uno scontro politico quando dovremmo discutere sulla bontà o meno dei provvedimenti”, conclude l’assessora.
Il vicepremier Matteo Salvini
“Bene la decisione del Tar dell’Emilia-Romagna che ha annullato il provvedimento di Bologna città 30 – commenta il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, da subito contrario al provvedimento – . Il nuovo codice della strada approvato un anno fa dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale, che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici”.
L’inizio di ‘Città 30’ a gennaio 2024 
La segnaletica della città 30 in alcune strade cittadine
Bologna ‘Città 30’ è un provvedimento in vigore due anni fa, era il 16 gennaio 2024, dopo una fase sperimentale. Il principio (su cui si fonda il ricorso dei tassisti che il Tar ha accolto) è quello di un inasprimento del limite previsto del codice della strada: tutte le strade hanno il limite di 30 all’ora ad eccezione di quelle ad alto scorrimento (limite di 50 chilometri orari). Il Tar ha contestato proprio questo punto, che era stato anche al centro del violentissimo scontro fra il sindaco Matteo Lepore e il ministro dei trasporti Matteo Salvini al momento della sua introduzione. Secondo i dati del Comune, nel primo anno la ‘Città 30’ ha prodotto una diminuzione di circa il 13% degli incidenti totali, una riduzione del 50% dei morti, dell’11% di persone ferite e del 10% di incidenti con feriti.
Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera
Città 30 è la misura che abbassa il limite di velocità delle strade bolognesi a 30 all’ora, incontrando subito levate di scudi di associazioni e opposizione. Non si fanno dunque attendere i commenti di Fratelli d’Italia, che avevano promosso il ricorso, tramite l’europarlamentare Stefano Cavedagna. “Il Tar ha accolto i ricorsi annullando le ordinanze, rimarcando l’illegittimità dell’azione del Comune che ha operato fuori dalle proprie competenze per meri scopi propagandistici – interviene Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati –. Confermiamo tutta la disponibilità ad affrontare il tema della sicurezza stradale anche in ambito urbano in piena collaborazione con le Istituzioni interessate, come ho detto fin dal primo momento quando ancora ricoprivo l’incarico di vice ministro ai trasporti. Questo, tuttavia, non può essere fatto con operazioni propagandistiche illegittime e fuorvianti che non hanno come obiettivo quello di risolvere, ma di fare demagogia a spese dei cittadini. Dispiace che i giudici amministrativi abbiano impiegato due anni per accogliere un ricorso la cui fondatezza era evidente”.

Galeazzo Bignami, capogruppo Fdi alla Camera dei Deputati
“Dopo due lunghi anni – aggiunge il senatore FdI Marco Lisei – il Tar mette fine a una forzatura arrogante: vince il buon senso, perde l’ideologia. Questa è una vittoria del buon senso, della legalità e della viabilità della città”.
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L’Europarlamentare Stefano Cavedagna (Fratelli d’Italia)
“L’annullamento è una sconfitta politica netta per il sindaco del Pd Matteo Lepore, che ha imposto ai bolognesi una scelta ideologica violando il Codice della Strada. Lo avevamo detto chiaramente: non si possono imporre i 30 km/h in modo generalizzato per tutta la città. La legge è chiara: i limiti sotto i 50 km/h vanno motivati strada per strada, con dati e istruttorie serie. In pratica, la città 30 è contro legge. La sentenza del Tar conferma che Lepore ha forzato l’art. 142 del codice della strada, solo per motivi ideologici. Questa non è sicurezza, è pura propaganda che mette in difficoltà cittadini e imprese. E tutti i soldi dei cittadini che il comune ha speso per la Città 30?”
Di Benedetto e Di Martino (Lega): “Un esposto alla Corte dei Conti”
“Lepore e i suoi – affondano Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega Bologna e Cristiano Di Martino, segretario della Lega sotto le Torri – hanno speso decine di milioni di euro di risorse pubbliche per il progetto città 30, buttando al macero i soldi dei bolognesi. Li avrebbero potuti spendere per rifare le strade, manutenerle e aumentare i parcheggi. Invece, hanno preferito buttarli in progetti ideologici. Per questo presenteremo un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale e invitiamo il sindaco a dimettersi”.

La sentenza precedente
A riaccendere la battaglia legale era stata, lo scorso luglio, la pronuncia del Consiglio di Stato che aveva ribaltato la sentenza di primo grado del Tar dell’Emilia-Romagna, dando torno a Comune di Bologna e Città metropolitana e ritenendo quindi “ammissibile” il ricorso dei tassisti. Le carte sono così tornate al Tar per entrare nel merito.
Facendo un ulteriore passo indietro, infatti, a novembre 2024, il Tar dell’Emilia-Romagna aveva ragione a Comune e Città metropolitana, dichiarando “inammissibile” l’impugnazione degli autisti Andrea Cappelli e Massimo Sarti. Inoltre, si riconosceva la misura di Città 30 “funzionale alla tutela della pubblica incolumità” e dunque, il primo round era finito all’amministrazione di palazzo D’Accursio e Città Metropolitana. Ma la scorsa estate il primo ribaltamento di prospettiva, quando la Sezione cinque del Consiglio di Stato aveva stabilito che i ricorrenti avevano tutto l’interesse a presentare ricorso. E ora è arrivato anche il pronunciamento nel merito.