In questi anni Geolier è diventato un simbolo appunto, non solo per la sua città, ma anche per un qualcosa che in Italia sembra sempre dover passare in secondo piano e che personaggi come Emanuele portano in auge con una naturalezza che fa ben sperare: la cultura, di cui il rap sta tornando a essere parte integrante. Tutto è possibile si presenta, oltre che con due singoli anticipati di successo, con una tracklist in cui compaiono alcuni artisti che fa ben capire lo status raggiunto: Pino Daniele, Anuel e 50 Cent, messi lì come se fossero nomi normali, accanto a Sfera Ebbasta, Anna e Kid Yugi.
Ci sentiamo via Zoom, una manciata di giorni prima di Natale, come già successo tre volte negli ultimi anni. Appena gli chiedo come sta, mi racconta cosa ha appena finito di fare: «Sto bene, ma sono un po’ provato. Sono uscito da poco dall’ospedale Santobono, qui a Napoli. Sono andato dai bambini, mi hanno proprio distrutto. Ci vado tutti gli anni, fisiologicamente, ma ogni volta che ci torno sono più maturo, e questo mi porta a sentire più dolore. Questa volta sto peggio dell’anno scorso. Le persone pensano che questo serva ai bambini a cui faccio visita, la realtà è che serve più a me, perché alla fine ti rendi conto di quali sono le priorità nella vita. Magari stiamo dietro a dei problemi che sono materiali, la realtà è che queste cose ti fanno capire che già il fatto che io stia bene, che i miei nipoti stiano bene, è la vera ricchezza. Scusa, sono un po’ triste».

Giubbotto, maglia, pantaloni e boots Stone Island, cappello Dsquared2, occhiali Chrome Hearts
Così, mentre in macchina si allontana dall’ospedale, parliamo delle ultime volte in cui ci siamo sentiti e del leit motiv che ha accompagnato queste tre chiamate Zoom di questi ultimi anni. Sotto la sua videocamera, il nome che ha scelto per questa call è abbastanza emblematico, specie per chi ha appena visto un reel su Instagram di Geolier e un rapper americano abbracciati, rapiti da un trucco di magia fatto da un mago italiano a Miami: «Metto sempre il nome di 50 Cent (ride, nda). Anche in quel video, sembriamo due amici. La realtà è che io ho iniziato a rappare per lui. Non so se ti ricordi che doveva venire a Napoli, a fare un live. Mi chiesero di fare l’apertura e per me era una cosa così importante che alla loro proposta di pagamento, risposi che l’avrei fatto gratis, anche per la mia città, a patto di poterlo incontrare. Nel frattempo successe che la serata saltò, ma io rimasi in contatto con loro. Questo perché chiunque a Napoli gli faceva il mio nome. Lui camminava, a Napoli c’erano i miei murales. Si è chiesto più volte chi cazzo fosse questo ragazzo con il cappellino New Era in testa. Inizialmente pensava che fossi morto (ride, nda). E quindi, come ti dicevo, poi, nonostante la data saltata, siamo rimasti in contatto. Gli ho mandato una cartella con due tracce – una era Olé, che poi ho fatto con Kid Yugi e l’altra era Phantom, che poi è la traccia su cui abbiamo effettivamente lavorato. Tra l’altro, quello era un brano che inizialmente avevo pensato per il disco di Lazza, del quale però non si fece niente, perché lui mi disse che con me non voleva fare una cosa così “G-Unit”. Così, quando mi è capitata questa opportunità, non potevo che mandarlo a 50, che ovviamente lo ha scelto». Dopo un momento di silenzio, Geolier mi dice la cosa che conferma la naturalezza di cui sopra: «E non l’ho pagato il feat, fra».
Mentre parliamo di come funziona, burocraticamente, chiudere un accordo del genere, parliamo anche di com’è stato incontrarlo: «Ho fatto perfino il video, a Miami. Ho fatto il pezzo, sono andato là, mi sono portato mio papà. Ho visto mio papà con 50 Cent. Domani, per me, può anche finire il mondo. Sono andato a una serata in cui lui doveva fare un dj set. Il dj set più breve che io abbia mai visto, sette minuti (ride, nda). Ci becchiamo alla serata, lui super amichevole e ci accordiamo per vederci il giorno dopo. La sua grandezza, prima ancora che musicale, è umana. 50 è una persona davvero molto umile. Lui doveva stare solo un’ora a fare il video, alla fine siamo stati dalle due fino alle otto-nove di sera insieme. È stato bellissimo